Festa di Diana 13 Agosto


Cacciatrice. Selvaggia. Domatrice di Bestie.
Idolatrata dalla moltitudine.
Amabile con il suo arco.
Dispensatrice di bellezza e grazia…”

Cosi veniva descritta  Diana o Artemide , era conosciuta dai Romani come la Dea vergine signora della luna. Le donne, che la invocavano come Diana, chiedevano che mandasse loro un facile parto (infatti uno degli appellativi di Diana era quello di Protettrice della Nascita). Diana in età Repubblicana fu equiparata ad Artemide, dea greca della caccia, della natura e degli animali. Luna era una divinità minore che rappresentava la Luna nelle sue fasi. Era invocata nelle campagne come divinità preposta alla crescita delle messi ed inclusa nel culto di Diana in epoca più tarda. Lucina è uno degli attributi rivolti a Giunone, Signora dell’Olimpo, intesa come protettrice delle nascite. Il termine deriva dalla stessa radice di lucinus = portatore di luce e, in epoca Repubblicana con la riforma di Mario, il culto di Giunone come Signora del Parto e Protettrice delle Nascite, soppiantò quello di Diana che probabilmente era molto più antico.
In antichità alla festa prendevano parte anche i servi.Al mattino padroni e servi si lavavano e si preparavano per la festa.Le donne,che nel corso dell’anno appendevano tavolette votive nel tempio della dea e le consacravano le proprie vesti,la invocavano in questo giorno soprattutto in qualità di Lucina, protettrice dei parti.I cacciatori le dedicavano armi e utensili, denti di cinghiale e corna di cervo e conducevano al tempio i loro cani, specie se malati. In un secondo momento la folla si trasferiva al tempio di Diana: nel bosco, illuminato dalle fiaccole, si appendevano rami oggetti di voto. Lo stesso giorno è anche sacro ai Lari.
Diana è molto nota tra i culti pagani, soprattutto nella stregoneria che la riconosce come uno dei volti della grande madre.

Diana, come Iside o Ishtar, finì per rappresentare le mutevoli energie femminili. Da qui nasce la sua contraddittorietà essa era la vergine dedita alla promiscuità sessuale; era la cacciatrice che proteggeva gli animali; era un’albero, un’orsa, la luna. Diana era l’immagine della donna, che, attraversando la propria vita, assume via via ruoli diversi : un vero e proprio compendio delle potenzialità femminili.

Io sono una strega


Io sono una strega.
Ho imparato ad amare. Ho insegnato a me stessa l’armonia, ricercandola come meta proibita. Ho imparato che tutto quello che dono, si trasforma nella mia vita in ricevuto. Ho imparato che il male che faccio, si trasforma in dolore che dovrò scontare. Ho imparato a sbagliare e rialzarmi. Ho imparato che ogni goccia del mio sangue grida un inno alla vita, perchè io sono, perchè io amo. Perchè io sono una strega.

Fonte sconosciuta

 

 

 

 

 

Mabon -equinozio d’autunno@


Nella mitologia celtica Mabon (“giovane uomo” o “figlio divino”), dio gallese della giovinezza, della vegetazione e dei raccolti, era figlio di  Modrone di Mellt. Era un dio della caccia, il cui culto era diffuso in tutta la Britannia settentrionale.

Secondo la leggenda, fu rapito alla madre tre giorni dopo la nascita. Visse poi ad Annwn finché venne salvato da Culhwch. A causa del suo soggiorno ad Annwn, Mabon rimase giovane per sempre.

Mabon in seguito assistette Culhwch nella sua ricerca di Olwen. Culhwch doveva sposare la sua sorellastra, ma rifiutò. Furiosa, la sua matrigna lo maledisse condannandolo a sposare nessun’altra eccetto che Olwen. Ysbaddaden, padre di Olwen, era un gigante malvagio che per una maledizione sarebbe morto se sua figlia si fosse sposata. Dopo molte prove Culhwch sconfigge Ysbaddaden e lo uccide.

Il nome Mabon deriva dal dio celtico Maponos..Secondo la studiosa di mitologia celtica M. J. Green, il mito di Mabon è associabile all’Apollo Maponus delle iscrizioni romano-britanniche, che lei definisce Apollo celtico”, il cui culto era praticato dai legionari romani di presidio al Vallo di Adriano. Alcuni lo ritengono accostabile a Demetra o a Persefone a causa delle forti analogie presenti in questi miti. Probabilmente il mito scaturì dal carattere mitologico assegnato nel tempo ad un antico condottiero. Probabilmente una figura equivalente è il dio irlandese Aengus.

Nel paganesimo, Mabon è uno degli otto sabbat che si celebra nell’equinozio d’autunno (il 22 o 23 settembre nell’emisfero settentrionale, il 20 o 21 marzo in quello meridionale).

La festività è una festa di ringraziamento per i frutti della terra e sottolinea la necessità di dividerli con gli altri per assicurarsi la benedizione del Dio e della Dea durante i mesi invernali.

Una pratica tradizionale nelle culture pagane, è passeggiare attraverso luoghi selvatici, raccogliendo baccelli (o castagne) e piante secche, che poi vengono utilizzati per decorare la casa. I cibi tipici di Mabon consistono in frutti del tardo raccolto (cereali, frutta, verdura, grano, zucchine al forno e fagioli)

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Yule – Solstizio d’inverno.


Mentre l’anno volge al termine, le notti si allungano e le ore di luce sono sempre più brevi, fino al giorno del Solstizio invernale, il 21 dicembre. II respiro della natura è sospeso, nell’attesa di una trasformazione, e il tempo stesso pare fermarsi. E’ uno dei momenti di passaggio dell’anno, forse il più drammatico e paradossale: l’oscuritá regna sovrana, ma nel momento del suo trionfo cede alla luce che, lentamente, inizia a prevalere sulle brume invernali. Dopo il Solstizio, la notte più lunga dell’anno, le giornate ricominciano poco alla volta ad allungarsi. Come tutti i momenti di passaggio, Yule è un periodo carico di valenze simboliche e magiche, dominato da miti e simboli provenienti da un passato lontanissimo. Il Natale e’ la versione cristiana della rinascita del sole, fissato secondo la tradizione al 25 dicembre dal papa Giulio I (337 -352) per il duplice scopo di celebrare Gesù Cristo come “Sole di giustizia” e creare una celebrazione alternativa alla più popolare festa pagana. Sin dai tempi antichi dalla Siberia alle Isole Britanniche, passando per l’Europa Centrale e il Mediterraneo, era tutto un fiorire di riti e cosmogonie che celebravano le nozze fatali della notte più lunga col giorno più breve. 

Due temi principali si intrecciavano e si sovrapponevano, come i temi musicali di una grande sinfonia. Uno era la morte del Vecchio Sole e la nascita del Sole Bambino, l’altra era il tema vegetale che narrava la sconfitta del Dio Agrifoglio, Re dell’Anno Calante, ad opera del Dio Quercia, Re dell’Anno Crescente. Un terzo tema, forse meno antico e nato con le prime civiltà  agrarie, celebrava sullo sfondo la nascita-germinazione di un Dio del Grano… Se il sole è un dio, il diminuire del suo calore e della sua luce è visto come segno di vecchiaia e declino. Occorre cacciare l’oscurità prima che il sole scompaia per sempre.

Le genti dell’antichità che si consideravano parte del grande cerchio della vita, ritenevano che ogni loro azione, anche la più piccola, potesse influenzare i grandi cicli del cosmo. Così si celebravano riti per assicurare la rigenerazione del sole e si accendevano falž per sostenerne la forza e per incoraggiarne, tramite la cosiddetta “magia simpatica” la rinascita e la ripresa della sua marcia trionfale. 

Presso i celti era in uso un rito in cui le donne attendevano, immerse nell’oscurità, l’arrivo della luce-candela portata dagli uomini con cui veniva acceso il fuoco, per poi festeggiare tutti insieme la luce intorno al fuoco.Yule, o Farlas, è insieme festa di morte, trasformazione e rinascita. Il Re Oscuro, il Vecchio Sole, muore e si trasforma nel Sole Bambino che rinasce dall’utero della Dea: all’alba la Grande Madre Terra da alla luce il Sole Dio. La Dea è la vita dentro la morte, perchè anche se ora è regina del gelo e dell’oscurità mette al mondo il Figlio della Promessa, il Sole suo amante, che la rifeconderà riportando calore e luce al suo regno. Anche se i più freddi giorni dell’inverno ancora devono venire, sappiamo che con la rinascita del sole la primavera ritorna.

La pianta sacra del Solstizio d’Inverno è il vischio;, pianta simbolo della vita in quanto le sue bacche bianche e traslucide somigliano allo sperma maschile. Il vischio, pianta sacra ai druidi, era considerata una pianta discesa dal cielo, figlia del fulmine, e quindi emanazione divina. Equiparato alla vita attraverso la sua somiglianza allo sperma, ed unito alla quercia, il sacro albero dell’ eternitá, questa pianta partecipa sia del simbolismo dell’eternitá che di quello dell’istante, simbolo di rigenerazione ma anche d’immortalitá. Ancora oggi baciarsi sotto il vischio è un gesto propiziatorio di fortuna e la prima persona a entrare in casa dopo Farlas deve portare con se' un ramo di vischio. Queste usanze solstiziali sono state trasferite al gennaio, il Capodanno dell’;attuale calendario civile. 

Samhain@


Samhain è una festa pagana di origine gaelica che si celebra tra il 31 ottobre 1º novembre, questa festività è spesso conosciuta anche come Capodanno celtico Il nome samhain è della lingua irlandese moderna e deriva da una parola irlandese” . Successivamente è diventato anche una festività neopagana che si celebra negli stessi giorni, in particolare nel Celtismo e nella Wicca; secondo la Ruota dell’anno, nell’emisfero australe  Samhain si celebra tra il 30 aprile e il 1 maggio.

Le celebrazioni di Samhain, sia quelle religiose sia quelle folcloristiche, hanno origine da un’antica festività del paganesimo celtico che si suppone abbia influenzato anche la festa popolare di Halloween  la festività cristiana di Ognissanti.

In irlandese moderno Samhain è il nome del mese di novembre.

Wikipedia- web*

 

“Donne che corrono coi lupi”


La chiamo “Wild Woman” (Donna Selvaggia) perchè il suono di queste due parole riecheggia quel “llamar otocar a la puerta”, quel fiabesco bussare alla porta della psiche femminile profonda. “Llamar o tocar a la puerta” alla lettera significa suonare lo strumento del nome per far aprire una porta. Significa usare parole che intimano l’apertura di un passaggio. Da qualunque cultura sia influenzata, la donna comprende intuitivamente le parole donna e selvaggia.Quando le donne odono queste parole, un’antica, antichissima memoria si rimescola e torna in vita. La memoria È della nostra assoluta, innegabile e irrevocabile affinità con il femminino selvaggio, una relazione che può essere diventata spettrale per negligenza, sepolta dall’addomesticamento eccessivo, messa fuorilegge dalla cultura circostante, o non più compresa per niente. Possiamo aver dimenticato i suoi nomi, possiamo non rispondere quando chiama i nostri, ma nelle ossa la conosciamo, ci struggiamo tendendo a lei;sappiamo che lei ci appartiene e che noi apparteniamo a lei.

Clarissa Pinkola Estès @

 

 

la Luna delle erbe@


La Luna piena di luglio è detta “Luna delle erbe”. In questo periodo le erbe sono al massimo del loro potenziale magico. Gli incensi sono più potenti e i risultati degli incanti sono più veloci. La divinazione è più chiara e la meditazione è più soddisfacente. Il profumo riempie l’aria, richiamando il caldo estivo e incoraggiando i lavori magici.
La natura si riempie di colori, trasformandosi in un arcobaleno che ci circonda in ogni istante, donandoci gioia e allegria.
L’abbondanza della Terra si manifesta tramite colori, fiori e frutti, come promessa di prosperità e ricordandoci che è un momento di pienezza e maturazione.

Si celebra questa Luna vestendosi di arancione e accendendo candele del medesimo colore. Si brucia incenso naturale con erbe quali la lavanda, la salvia e il rosmarino. Si mangiano biscotti alle erbe, si speziano i cibi e si bevono tisane. Assorbiamo dentro di noi l’allegria e la spensieratezza, restiamo all’aperto e respiriamo il profumo della vita, incanalando l’energia del sole.
SIMBOLISMO

Animale che simboleggia questa Luna è il cervo. Da sempre considerato una creatura magica, il suo culto è legato a Cernunnus, dio cornuto della foresta. Il cervo è un animale fiero e veloce, che si sacrifica per la sua famiglia fuggendo nella foresta per farsi inseguire dai cacciatori, affinché si allontanino da femmine e cuccioli della sua specie. Secondo il culto celtico, ogni anno viene scelto un Re Cervo, che si sacrifica versando il suo sangue alla Terra per renderla fertile e portare abbondanza.

L’arcobaleno è ciò che rappresenta meglio questa Luna. I suoi colori si manifestano in Natura, portando la gioia e l’allegria della vita nel cuore di ognuno di noi. Il rosso del tramonto e il giallo della luce solare, il rosa dell’alba e il blu del cielo, il bianco della Luna e il viola della notte, l’arancio delle nuvole serali e il verde del bosco e dei prati. I fiori e i frutti scoppiano di colori e inebriano con il loro profumo avvolgente. Dopo la tempesta viene sempre il sereno e l’arcobaleno simboleggia la positività, il momento proficuo per raccogliere ciò che abbiamo seminato e scatenare il proprio potenziale.

Questa è la Luna della magia. L’ispirazione della Natura si scatena su di noi, tramite i suoi colori, i suoi profumi e la sua bellezza. La magia è nell’aria e ci spinge a fare incantesimi e a crearne di nuovi, a lavorare con le erbe e a scrivere poesie in nome ci ciò a cui crediamo.L E RUNE DI LUGLIO

Jera, il fuoco sacro
21 giugno – 7 luglio, ore 23.30-0.29
Questa Runa ci indica il momento di raccogliere i frutti del lavoro, sia negativi che positivi. Preannuncia cambiamenti e porta alla luce affari del passato e questioni legali. Come amuleto aiuta quando manca speranza e forza.

Isa, la manifestazione
8-23 luglio, ore 22.30-23.29
Indica ritardi e la necessità di fermarsi in attesa di momenti migliori. Segnala la fine di un amore o tradimenti da parte del consultante. Come amuleto, tenuto vicino al cuore ristabilizza le relazioni amorose.

Naudiz, la spiritualità
24 luglio – 8 agosto, ore 21.30-22-29
Questa Runa da visioni illuminanti e capacità di controllare le emozioni. Segnala cambiamenti. Come amuleto, tenuto sul cuore mostra il fuoco interiore e facilita i sentimenti.

ZODIACO OGHAM DI LUGLIO

Abete
5-14 luglio
L’Abete è uno degli alberi più antichi. I nati sotto il suo influsso sentono continuamente il bisogno di ricercare verità e ideali. Non rinunciano mai alla lotta ma nel momento della vittoria si lasciano andare alla tristezza.
La positività del Castagno e della Betulla sono in grado di conferirgli vigore e spinte necessarie per migliorare e progredire. In età più matura, l’Abete è una persona deliziosa, anche se l’ambizione, e spesso soffoca la sua esuberante e simpatica energia. E’ intimorito e attratto dalla metafisica e, se cede al richiamo di questa materia, diventa un esperto conoscitore del mondo astratto e fantastico.

Olmo
15-25 luglio
I nati sotto il segno dell’Olmo, sono tendenzialmente simpatici e ammirati, ma difficilmente approfittano di ciò. Sono generosi e vanno d’accordo con Salice e Pioppo. L’olmo è alla ricerca continua di giustizia, infatti nella crescita tende a perdere i suoi sogni sotto il peso della negatività della vita. Fico e Ulivo spesso spaventano l’Olmo, ma sono capaci di rendere più realistici i suoi punti di vista.

Cipresso
26 luglio – 4 agosto
Il Cipresso, albero sempreverde, è simbolo di longevità. I nati di questo segno invecchiano discretamente, sono di natura tollerante, ma spesso trascurano i propri affari per dedicarsi agli altri. Il Cipresso possiede doti comunicative straordinarie, quasi dialogasse con le forze naturali addirittura. Il Cipresso tende ad essere sempre di buon umore, ama le amicizie ed è di buona compagnia. Il Cipresso è il compagno ideale per Betulla e Ulivo.