Dai, nonna, racconta


Dai, nonna, racconta… Com’è un bacio?
– Gioia mia, quello che so è che cerchiamo la vita. Il nostro respiro non ci basta e vogliamo il respiro di un altro. Vogliamo respirare di più, vogliamo tutto il fiato di tutta la vita. Si dice che la persona giusta è quella che respira allo stesso ritmo tuo. Così ci si può baciare e fare un respiro più grande.
Alessandro D’Avenia

Risultato immagine per nonna e nipote

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Quasi…


Ancor peggio della convinzione del no, l’incertezza del forse è la disillusione di un ”quasi”.
È il quasi che mi disturba, che mi intristisce, che mi ammazza portando tutto quello che poteva essere stato e non è stato.
Chi ha quasi vinto gioca ancora,
Chi è quasi passato studia ancora,
Chi è quasi morto è vivo,
Chi ha quasi amato non ha amato.
Basta pensare alle opportunità che sono scappate tra le dita,
alle opportunità che si perdono per paura, alle idee che non usciranno mai dalla carta per questa maledetta mania di vivere in autunno.
Mi chiedo, a volte, cosa ci porta a scegliere una vita piatta;
o meglio, non mi chiedo, contesto.
La risposta la so a memoria, è stampata nella distanza e freddezza dei sorrisi, nella debolezza degli abbracci, nell’indifferenza dei “buongiorno” quasi sussurrati.
Avanza vigliaccheria e manca coraggio perfino per essere felice.
La passione brucia, l’amore fa impazzire, il desiderio tradisce.
Forse questi possono essere motivi per decidere tra allegria e dolore, sentire il niente, ma non lo sono.
Se la virtù stesse proprio nei mezzi termini, il mare non avrebbe le onde, i giorni sarebbero nuvolosi e l’arcobaleno in toni di grigio.
Il niente non illumina, non ispira, non affligge, ne  calma,
amplia solamente il vuoto che ognuno porta dentro di se.
Non è che la fede muova le montagne, ne che tutte le stelle siano raggiungibili, per le cose che non possono essere cambiate
ci resta solamente la pazienza, però, preferire la sconfitta anticipata al dubbio della vittoria è sprecare l’opportunità di meritare.
Per gli errori esiste perdono; per gli insuccessi, opportunità;
per gli amori impossibili, tempo.
A niente serve assediare un cuore vuoto o risparmiare l’anima.
Un romanzo la cui fine è istantanea o indolore non è un romanzo.
Non lasciare che la nostalgia soffochi, che la routine ti abitui,
che la paura ti impedisca di tentare.
Dubita del destino e credi a te stesso.
Spreca più ore realizzando piuttosto che sognando,
facendo piuttosto che pianificando, vivendo piuttosto che aspettando perchè, già che chi quasi muore è vivo,
chi quasi vive è già morto!!!
Luís Fernando Verissimo 

“L’enigma del solitario”


Un jolly è un giullare, un piccolo essere diverso da tutti gli altri.
Non è di fiori né di quadri: non è di cuori né di picche.
Non è né un otto né un nove, non è un re e neppure un fante.
Fa parte del mazzo come tutte le altre carte, ma in realtà è un corpo estraneo.
Ecco perché lo si può addirittura togliere senza che nessuno ne senta la mancanza.
Vedeva cose bizzarre cui tutti gli altri erano ciechi.
Jostein Gaarder 

 

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“Il Terzo tempo”


In fondo nella terza parte della vita ti trovi in una condizione dannatamente simile a quella dell’adolescenza. Hai molto tempo per te. Hai paura della solitudine, hai paura del tuo corpo che sta cambiando. Ti senti sola, ti senti unica. E hai bisogno di fare rumore. Ti senti forte per tutto quello che credi di aver capito, ti senti debole perché non sai come affrontare il futuro. Diventare grande, diventare vecchia. Sono appuntamenti impegnativi. Hai bisogno dell’approvazione degli altri quando sei molto giovane perché devi costruirti una corazza difensiva, una specie di armatura tessuta di lodi per poterti accettare, per lusingarti di essere te stessa. Ne hai bisogno anche quando stai entrando nella terza età. Devi imparare a contare su quello che sei, devi uscire dal dimorfismo, smettere di sentirti sempre troppo grassa o troppo magra, troppo pallida o troppo scura, troppo riccia o troppo liscia. E sempre…..sempre terribilmente inadeguata.
Lidia Ravera