“La Sirenetta”


Allora, il patto è questo. Ti farò una pozione che ti trasformerà in una creatura umana per tre giorni. Sono stata chiara? Per tre giorni. E ora fai bene attenzione, è importante. Prima che il sole tramonti il terzo giorno, devi fare in modo che il nostro caro principino si innamori di te. E ciò vuol dire che deve darti un bacio. Non deve darti un bacio qualunque, deve darti il bacio del vero Amore. Se ti bacia prima che il sole tramonti al terzo giorno, resterai umana per tutta la vita. Ma se non lo farà… tornerai ad essere una sirena. Da quel momento… mi apparterrai.

 

 

Epifania, sicuri di sapere tutto sulla Befana?


Non mancano i proverbi e le filastrocche per la Befana, la vecchina che vien di notte con le scarpe tutte rotte, e l’Epifania, che tutte le feste si porta via. Molti e spesso caratteristici i modi di festeggiare in Italia e nel mondo.
Quando arriva la Befana? 
A cavallo della sua scopa riempie le calze di doni nella notte tra il 5 e il 6 gennaio. Dolciumi per chi è stato buono, ma anche carbone per i monelli.
Da dove viene il termine Befana? 
È una variazione popolare del greco Epifania che significa apparizione, manifestazione. I doni portati sono in ricordo di quelli, oro, incenso e mirra, offerti dai Re Magi a Gesù Bambino. In alcune parti d’Italia era la Befana fino a non molti anni fa a portare i doni, non Babbo Natale. Le si lasciava un mandarino o un’arancia e un bicchiere di vino. 
Cosa c’entra la Befana con i Magi?
Secondo una leggenda i re Magi bussano alla porta della vecchina per chiedere indicazioni verso Betlemme. Le chiesero se voleva andare con loro, lei rifiutò, ma si pentì e decise di raggiungerli. Non riuscì a trovarli e bussò a ogni porta lasciando un dono sperando che il bimbo di casa fosse Gesù bambino.
Ci sono feste italiane dedicate alla vecchina? 
Sì. A Urbania, nelle Marche, c’è la festa nazionale della Befana dal 2 al 6 gennaio.  La vecchina scende dalla torre civica. Un recupero della tradizione è stato fatto anche a Barga, Lucca, dove le è stata costruita una casetta. In provincia di Parma, a Fornovo Taro, c’è il Raduno Nazionale delle Befane e dei Befani il 5 e 6 gennaio. A Venezia si organizza la regata della Befana, a Roma la vecchina si presenta in Piazza Navona. Firenze…
L’Opera di Santa Maria del Fiore organizza a Firenze la rievocazione storica della Cavalcata dei Magi, una tradizione fiorentina del XV secolo. Al corteo guidato dai Magi in abiti ispirati all’affresco di Benozzo Gozzoli partecipano anche i rappresentanti delle comunità di Albania, Camerun, Eritrea, Filippine, Nigeria, Perù, Repubblica Democratica del Congo, Sri Lanka. 

In Spagna

A Barcellona il giorno dei regali è il 6 gennaio con l’arrivo di los Reyes, i re magi, con carri che sfilano in città. I bambini scrivono la letterina e lasciano un bicchier d’acqua per i cammelli, cibo e una scarpa dove verrà sistemato il dono.

In Francia. 
È rimasta la tradizione dell’Epifania con un dolce, la galette des rois, torta dei re fatta con pasta sfoglia e crema alla mandorla che contiene una fava o una figurina di gesso o ceramica. Chi la trova è il re o la regina della giornata.
In Islanda
Qui il 6 gennaio si chiama tredicesimo giorno dopo il Natale. Le feste cominciano con una fiaccolata dove ci sono anche re e regina degli Elfi e il tredicesimo Babbo Natale, l’ultimo ad arrivare. 
In Germania
I bambini scrivono KMB, cioè le iniziali dei nomi dei Magi Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, e l’anno in corso. È di buon augurio e i piccoli la portano di casa in casa recitando anche una poesia o cantando una canzone.

In Ungheria 

I bimbi, vestiti da Magi, portano un presepe bussando alle porte delle case e ricevono in cambio un piccolo dono. 
In Russia.
Qui la Befana si chiama Babuschka e porta regali come da noi accompagnando Padre gelo visto che il Natale ortodosso si celebra in questa data. 
In Gran Bretagna.
La notte dell’Epifania è la dodicesima notte (sì, quella di Shakespeare) e segna la fine del periodo di Natale, quando si tolgono gli addobbi. È la notte in cui gli spiriti escono a fare scherzi.

Chiara Pizzimenti.

 

 

 

 

 

 

 

“Don Chisciotte”


A tutti gli illusi, a quelli che parlano al vento.
Ai pazzi per amore, ai visionari,
a coloro che darebbero la vita per realizzare un sogno.
Ai reietti, ai respinti, agli esclusi. Ai folli veri o presunti.
Agli uomini di cuore, 
a coloro che si ostinano a credere nel sentimento puro.
A tutti quelli che ancora si commuovono.
Un omaggio ai grandi slanci, alle idee e ai sogni.
A chi non si arrende mai, a chi viene deriso e giudicato.
Ai poeti del quotidiano.
Ai “vincibili” dunque, e anche 
agli sconfitti che sono pronti a risorgere e a combattere di nuovo.
Agli eroi dimenticati e ai vagabondi.
A chi dopo aver combattuto e perso per i propri ideali, 
ancora si sente invincibile.
A chi non ha paura di dire quello che pensa.
A chi ha fatto il giro del mondo e a chi un giorno lo farà.
A chi non vuol distinguere tra realtà e finzione.
A tutti i cavalieri erranti.
In qualche modo, forse è giusto e ci sta bene…
a tutti i teatranti.

Miguel de Ivan Cervantes@

 

La storia di Babbo Natale@


La leggenda vuole che Babbo Natale sia in origine un vescovo turco del IV secolo dopo Cristo di nome Nicola. Egli era nato in una famiglia molto ricca, ma aveva scelto di dedicare a Dio la sua vita e di regalare le sue ricchezze agli uomini. Aveva una lunga barba bianca, ed era sempre vestito di rosso, di lui si ricordano tanti atti generosi: in particolare la leggenda narra di come un nobile caduto in povertà si andò a lamentare da Nicola per il destino delle sue tre figlie: senza una dote non avrebbero mai potuto sposarsi e sarebbero rimaste sole. Il vescovo Nicola si commosse e quella stessa notte gettò nella casa delle tre fanciulle un sacco di monete d’oro. Così fece anche la seconda notte, ma la terza, la finestra attraverso la quale aveva lanciato i sacchi, era chiusa. Il vescovo Nicola non si perse d’animo, si arrampicò sul tetto, e gettò il terzo sacco giù dal camino. Dopo la sua morte il vescovo Nicola fu fatto Santo, e festeggiato ufficialmente dalla Chiesa cattolica il 6 dicembre. Nel 1087, le reliquie del santo, conservate nella città turca di Myra, furono portate a Bari, dove sono custodite ancora oggi e San Nicola divenne il protettore della città.

La leggenda del vescovo vestito di rosso, che porta i doni ai bambini gettandoli dai camini, era così bella che cominciò a diffondersi in Europa e sicuramente ha contribuito la grande operazione di marketing operata dalla Coca Cola negli anni trenta quando l’azienda scelse Santa Claus come protagonista per la sua campagna pubblicitaria natalizia. L’incarico di ricreare il personaggio venne affidato a Haddon Sundblom, uno degli illustratori più famosi dell’epoca, che nel 1931 disegnò la famosa immagine di Babbo Natale prendendo come modello il suo vicino di casa e rifacendosi allo scrittore Clement C. Moore, che nel 1823 scrisse il racconto “Una visita di San Nicola”, in cui lo descrive come “un vecchio elfo paffuto e grassottello”. Nasce così il Babbo Natale che conosciamo: paffuto, rosso in volto, barba bianca e vestito di rosso. Il look non tarda ad imporsi anche all’estero ed entra subito nell’immaginario collettivo un po’ in tutti i Paesi del mondo.

In ogni Paese Sanctus Nicolaus (come si chiamava in latino) ha preso molti nomi: in Olanda lo chiamarono Sinter Klass: quando gli emigranti olandesi sbarcarono negli Stati Uniti fondando Nuova Amsterdam (New York), portarono con sé anche il ricordo di Sinter Klass, che in americano divenne Santa Claus.

 

“San Martino”


L’11 Novembre si celebrerà San Martino, patrono di Belluno e di un centinaio di altri comuni, nonché protettore di albergatori, cavalieri, fanteria, mendicanti, sarti, sinistrati, vendemmiatori e forestieri. La leggenda vuole che proprio in concomitanza di questa data l’Italia, ma anche parte dell’Europa, viva la cosiddetta Estate di San Martino, un periodo autunnale in cui, dopo le prime gelate, si verificano condizioni climatiche di bel tempo e relativo tepore. 

Ma chi era San Martino?   


Martino di Tours
 nacque a Candes-Saint-Martin il 316 o 317 e fu così chiamato dal padre, importate ufficiale dell’Esercito romano, in onore di Marte, il dio della Guerra. Da adolescente si trasferì con la famiglia a Pavia ove all’età di 15 anni si arruolo nell’esercito. Mandato in Gallia conobbe il Cristianesimo tant’è che si congedò dalle armi divenendo monaco nella regione di Poitiers. Quando Martino era ancora un militare, ebbe la visione che diverrà l’episodio più narrato della sua vita e quello più usato dall’iconografia e dalla aneddotica. Si narra infatti che quando si trovava alle porte della città di Amiens, in Gallia in una giornata di pioggia, vento e gelo con i suoi soldati, incontrò un mendicante seminudo. D’impulso tagliò in due il suo mantello militare e lo condivise con il mendicante. San Martino, contento di avere fatto la carità, spronò il cavallo e se ne andò sotto la pioggia, che cadeva più forte che mai. Ma fatti pochi passi ecco che smise di piovere ed il vento si calmò. Di lì a poco le nubi si diradarono, il cielo divenne sereno e l’aria si fece mite. Il sole cominciò a riscaldare la terra obbligando il cavaliere a levarsi anche il mezzo mantello. Quella notte sognò che Gesù si recava da lui e gli restituiva la metà di mantello che aveva condiviso. Quando Martino si risvegliò il suo mantello era integro.

 

La leggenda prevede che la breve interruzione di tre giorni della morsa del freddo, si ripeta ogni anno. La leggenda del mantello di San Martino, è molto antica e non si sa quando sia stata associata dalla memoria popolare e contadina al bel periodo che caratterizza la seconda decade di novembre. Queste giornate intorno al 11 novembre e che noi chiamiamo Estate di San Martino, nei Paesi anglosassoni vengono definiti Indian Summer: Estate Indiana. In Italia le tradizioni  legate all’estate di San Martino sono molteplici e ogni Regione festeggia l’Estate di San Martino, con sagre, eventi, feste che hanno come protagonisti il vino, le castagne, i funghi, l’olio le frittelle, i biscotti e centinaia di altre specialità.

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