io sono


Io non sono una da tacchi a spillo. Né da gonne o abiti eleganti. Io sono una da scarpe comode, da pantaloni larghi e maglietta semplice. Mica ci si può rotolare tra l’erba tutta in ghingheri. Né saltare una staccionata o arrampicarsi su un albero per il semplice gusto di osservare il mondo da un altro punto di vista. Perché vedete, quando cammino spensierata per la strada ed incontro dei gradini, non posso fare a meno di saltarli. Poi, certo, mi sento osservata e mi contengo, ma mai prima, è l’istinto che prevale.
Io sono una da scarpe comode, a costo di camminare scalza.
Perché ho bisogno si sentire sotto i piedi ogni granellino di sabbia di questa terra che è la vita.

 Marisina Vescio

 

Che importa.


Che importa se ho vent’anni o cinquanta se ancora per un complimento arrossisco, se rido, scherzo, e amo tutto smisuratamente. Se nei meandri dell’anima mi nascondo e gioco a nascondino con le mie emozioni. Che importa se sono bimba davanti ad un dolce o donna quando mi sento amata.
Ho gli occhi che si proteggono dal terrore e mani piene di pieghe per i lavori che ho fatto. A volte sono stata spezzata in più parti, ma sono riuscita a ricompormi e ho incollato i miei pezzi con dignità senza perderne alcuno. Cicatrici? Certo, ci sono…ma anche tanti desideri e sogni da realizzare. Ho seppellito ricordi ed inutili dolori, ho strappato lacrime al cielo quando accartocciata su me stessa gridavo senza voce il mio dolore, mi sono sbrandellata l’anima più volte davanti alla freddezza di altri cuori e stracciato il mio nell’indifferenza più totale di chi amavo.
Sono consapevole di chi sono, di ciò che voglio, degli anni che mi attraversano, che mi scivolano addosso e di quelli che vivo pienamente. Sono consapevole che niente mi è dovuto, che a volte sperare è lecito ma illudersi è deleterio e che voglio evitare sofferenze gratuite: rifarei tutto quello che ho fatto, perchè ci credevo e lì c’è l’impronta del mio amore; perchè a differenza di qualcuno so cosa significa amare.
Farei forse scelte diverse per essere meno stanca, meno fragile, meno sfiduciata. Mi chiedo però se avessi meno cuore, meno sensibilità, meno signorilità d’animo quando incontro due occhi che mi leggono, mi cercano e non voglio.
Se quello che sono, se quello che ho passato non fosse servito a niente, se non lasciassi neppure un ricordo allora sì che m’importerebbe qualcosa…
Ma se ho vent’anni, cinquanta o settanta importa solo a chi la vita è stata generosa nel conservagli tutto. A me interessa solo che quando son pensata arrivi l’odore del mare in un raggio di sole.

Emma Lamberti

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Chiedete…


Un amante… beh… chiedete alle camere d’albergo…ai vicoli fuori mano…ai portieri di notte…ai treni o ai taxi presi per raggiungere un luogo dimenticato da Dio.

Chiedete ai letti sfatti…alle donne addette alle pulizie che trovano i preservativi usati.

Chiedete a chi nei corridoi ha sentito ridere.

A chi ha visto le lacrime degli addii o degli arrivederci.

Chiedete ai cigolii delle molle del letto o a quel ristorantino dove si è fatta la follia di andare una volta a cena o a pranzo fuori per gioco.

Chiedete agli ascensori in cui qualcuno si è specchiato per controllare se tutto fosse in ordine per l’appuntamento.

Chiedete ai muri di alcune case che hanno visto uomini e donne piangere e sentirsi in colpa.

Chiedete ai “Dio mio… che sto facendo?”

per poi capire che si aveva solo bisogno di sentirsi vivi e di sognare e di vibrare.

Chiedete alle valigie fatte e disfatte.

Alle scrivanie degli uffici.

Agli orologi che in quegli incontri avevano il tempo contato.

Chiedete.

Chiedete degli amanti che era solo sesso e piacere e di quelli che poi si è provata quella scintilla in più.

Chiedete quanto amore serve ed è esistito o esiste in quella scintilla.

Oppure quanto piacere ed eroticità negli incontri di soli corpi.

Chiedete cosa sia un amante a chi lo è stato in un modo o nell’altro.

Chiedete a chi forse non stirava camicie e non poteva preparare la cena ma era più presente di un marito o una moglie.

Chiedete ai telefoni e alle chiamate di nascosto.

Chiedete al Natale o ai giorni di compleanno non vissuti.

Chiedete alla pazienza.

Chiedete ai sorrisi stampati sul volto e alla semplicità di momenti rubati alla realtà.

Cosa è un amante…?

Ecco è qualcuno che seppur costretto al silenzio spesso oltre al sesso prova a costruire un paio di ali all’altro per farlo volare…ancora…

WEB

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Benedette siano


Benedette siano le mutandine rosa a fiori delle donne i reggiseni di pizzo
i capezzoli non troppo grandi e non troppo rossi le labbra un po’ carnose e un po’ sporgenti con una morbidezza medio alta i denti bianchi  e l’alito buono.
benedette siano le mani che sanno toccare le pelli lisce le unghie non troppo lunghe gli occhi di ogni colore ma che ognuno possa avere quelle curve da renderli dolci anche quando sono tristii capelli sottili puliti i leggings e le rughe quelle formatesi affrontando la vita con audacia
benedette siano le gambe l’interno coscia tornitoi fianchi non troppo grandi la passione le notti romantiche le bottiglie di birra finite in allegria messe in fila sulle credenze i gesti concreti la presenza
e gli abbracci senza vuoti dentro benedetti siano gli uomini che credono nella fedeltà  e che sappiano emozionarsi 
benedette siano quelle persone che camminano con la sincerità nel cuore
che vanno verso chi li aspetta con entusiasmoe che trovino ..se non ce l’hanno ..un lavoro
benedetto sia  il ventre arrotondato di un ottavo nono mese con la sorpresa dentro e che se il fiocco dovesse essere blu invece di rosa o viceversa sia indifferentebasta che i genitori siano contenti.
Benedetti siano  coloro che fanno dell’esistenza  una preghiera
ma non una religione.

Ginanni Umberto

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FERITE E RIFIORITURE


Credevi di andartene, giovinezza

come un ospite ingrato

che esce da una casa senza salutare

come scompare la brina da un prato

di montagna col passare del mattino.

Invece ti ho ancora vicino.

Credevi di fare la furba, di fottermi

dopo avermi tanto piagato

con la tua nevrastenia torbida

con il tuo desiderio inappagato

con la tua timidezza vergine

che sempre mi storceva la bocca.

Invece sei ancora qui, nonostante

i capelli, i peli che appassiscono

le unghie che si sfarinano e cadono

le ossa che faticano, ti tocca

restare ancora con me.

Ramo d’ulivo, stelo di papavero

sei mistero, anima ,sorpresa

sei la bellezza vagabonda ,illusa,

piazze di una città sconosciuta

percorse all’alba in fretta senza meta.

Credevi di andartene, ma io

ti ospito troppo bene in un cuore

feroce e ragazzo, che niente ha domato,

che conosce troppo bene la tua carezza

e come rinasci fenice dalle tue ceneri.

Resta qui, che io ti veneri.

Giuseppe Conte

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