Non credo


Non credo al vostro Dio
sanguinario e vendicativo:
colpirne cento per educarne uno,
non credo alle vostre sabbie mobili di parole,
ai vostri abiti
sfacciatamente austeri,
che tentano di coprire
millenarie vergogne,
alle vostre case intrise di ipocrisia.
Non credo alle vostre smisurate ricchezze,
ricchezze senza lavoro,
affogate nel sangue.
Non credo a chi cerca l’anima
e dilania il corpo,
a chi crede
ed è incapace di pensare,
a chi dà ordini
e a chi obbedisce,
a chi governa col terrore
e a chi è terrorizzato,
a chi è pastore
e a chi è gregge,
a chi è padre
senza avere figli,
e a chi è figlio di troppi padri.
Non credo a chi vende la pace
e benedice la guerra,
a chi è già morto,
ma predica la vita eterna.

Cheyenne – GOOOD MORNING VIETNAM

Risultato immagine per terrorismo

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Io sono strana


Io sono strana, lo so.
Sono un groviglio  di contraddizioni,   mescolo la rabbia con i sogni  i sogni ,con la speranza , l’amore ,con il desiderio, la delusione con la determinazione,il pianto con una sana risata.
Lancio un sasso e nascondo la mano  per tirarle fuori entrambe.
Sono un groviglio di tutto  nel mio essere donna  madre, compagna, amante, amica  con tutta la mia luce  e con tutta la mia oscurità.
Sono un bagaglio di vissuto  di lividi nascosti sotto pelle  di battiti improvvisi soffocati  di sogni sognati caduti a terra
prima di prendere il volo.
Di traguardi raggiunti, di fallimenti  di rabbia uccisa  di momenti di sì e momenti no.
Sono un groviglio di donna  di passione, amore  di odio, di indifferenza.
Sono schiva e solare  rido e piango con la stessa forza
sono mare in tempesta ,onda calma che abbraccia
passione che travolge.
Troppo presente, troppo assente  troppo vicina, troppo lontana
ma se non mi trovi è solo perché  non hai allungato la mano.
Gioco in difesa  ma senza armi d’attacco,  mi arrendo davanti a un sogno  e so ascoltarne i battiti  perché vivo di quei “battiti”.

Silvana Stremiz

 

occhietti:
“ Può durare anche pochissimo, basta che sia infinito.
- Vinicius De Moraes
”

La sicilia


Questa nostra ‘porca’ terra, amata, odiata, abbandonata, desiderata, violentata. Di questa Sicilia che ci entra dentro, che ci marchia a vita, io, come molti, lo so, non potrei farne a meno. Eppure so di odiarla, spesso, come accade a certi uomini quando accanto hanno una femmina maledetta, puttana assai, perchè a volte si offre impudica, altre si ritrae, nell’eterno gioco della passione malata.

Ecco, io l’amo di una passione malata la mia terra. Ne amo il mare, il sole, il vento, la pioggia. Amo persino le sue malefatte, la sua pigrizia, la sua indolenza.

Rido, di cuore, davanti a fatti, eventi, per i quali altri, non siciliani, inorridiscono.

Rido di un cavallo tenuto in balcone; rido di chi, intrappolato in auto, in coda, con una sterzata supera tutti e invade la corsia opposta.

Rido dei clacson strombazzanti, delle urla delle mamme che dai balconi chiamano i figli in strada;

rido dei colori, della VITA che si respira nei nostri mercati e della ‘volgarità’ di certe espressioni. Lo so, tutto questo non è cosa buona e giusta, ma che farci: siamo noi, siciliani.

Ecco, vorrei ‘spiegare’ la Sicilia ai non siciliani.

Da cosa comincio? Dai cannoli, gli arancini, le spiagge, il mare, il sole, il vento che la schiaffeggia nei giorni di Scirocco? No, vero? Troppo scontato.

E allora scrivo parole come Arte, Storia, Architettura, Matematica, Musica. No, troppo scontato anche questo.

E allora parlo di panchine sbrecciate al sole, di palme alte alte, di fichidindia sui bordi delle strade interne, di carretti siciliani, dell’Etna (fuoco e neve), delle donne (bastarde dentro). Parlo di ginestre, di scacciapensieri, di vecchie sdentate e sorridenti sedute sull’uscio di casa.

E poi parlo di Falcone e Borsellino, di Peppino Impastato, e di striscioni, cortei, di una Sicilia onesta, ribelle e mai vinta. Parlo del sorriso di chi accoglie lo straniero come fosse tornato a ‘casa’.

E allora vi spiego che la Sicilia ha ritmi e usanze diverse. Ritmi e usanze che non piacciono a chi non li ha dentro, nel DNA, almeno all’inizio del suo vivere sull’isola.

Ci sono paesi in cui i negozianti non aprono ad orario. No, aprono quando sono comodi: quando si svegliano, quando hanno finito di vedere un film in Tv, quando hanno finito la partita a briscola con il vicino di casa.

Ci sono siciliani di paese per i quali l’orologio è uno strumento di tortura. Quasi un colpo di lupara che li ha mancati.

Ci sono paesi che per raggiungerli devi fermarti a chiedere indicazioni, perchè di cartelli stradali non c’è bisogno: tanto “uno la strada per andare dove deve andare la sa”.

Signori miei, si chiama “ritmo naturale della vita”. La Sicilia non è un soltanto un posto dove vivere o non vivere. E’ un modo di vivere.

Concludo la ‘lezione’ con una citazione: “È facile essere felici in Sicilia, ma è un’operazione che richiede un adattamento biologico oltre che culturale: bisogna imparare a vivere il tempo alla maniera siciliana” (Francine Prose).

una siciliana

Mia cara………..


Mia cara, nel bel mezzo dell’odio ho scoperto che vi era in me un invincibile amore. Nel bel mezzo delle lacrime ho scoperto che vi era in me un invincibile sorriso. Nel bel mezzo del caos ho scoperto che vi era in me un’ invincibile tranquillità. Ho compreso, infine, che nel bel mezzo dell’inverno, ho scoperto che vi era in me un’invincibile estate.
E che ciò mi rende felice.
Perché afferma che non importa quanto duramente il mondo vada contro di me, in me c’è qualcosa di più forte, qualcosa di migliore che mi spinge subito indietro.

Albert  Camus

Riflessioni…….


Nei giorni in cui il mondo annuncia la Terza Guerra Mondiale e si prepara a inondare di sangue i suoi quattro angoli, lui piano piano, senza alzare la voce, senza versare una pubblica lacrima (che non so immaginare quante ne stia versando nella violata tranquillità della sua casa) spiega al mondo che la pace è possibile. Lo spiega a capi di Stato e fanatici fiancheggiatori del terrore: quelli che tentano di giustificare stragi e omicidi in nome di altre stragi e altri omicidi patiti. Come se l’uomo non potesse vivere altrimenti che seguendo il Vecchio Testamento e la sua sanguinaria legge dell’occhio per occhio.
Al funerale civile, non laico – ci tiene a precisare – ogni preghiera, ogni benedizione, ogni lacrima sarà accolta. Anche quelle di un Imam. E, scusatemi, ma io mi alzo in piedi e abbasso gli occhi. Perché io stessa, che vivo con la parola “pace” a fior di labbra, riconosco che, davanti a uno strazio simile a quello che accompagna la nuova quotidianità di quest’uomo, sarei furiosa.
Lo guardo bene, allora, cerco nei suoi occhi l’umanissimo furore che aspetta di azzannare gli assassini: continuo a trovare pace. Dolore, certo, ma pace. Vorrei chiedergli come fa, come riesca a mantenere inalterata la sua civiltà, come riesca a non chiudersi in un guscio di rabbia e frustrazione, come possa naturalmente aprirsi a quella diversità che oggi spaventa tanti, quasi tutti….
Un uomo che, per la miseria, ha perso il suo bene più grande, che non ha fatto nulla per patire questa perdita, che avrebbe tutte le ragioni del mondo per inalberarsi in un grumo di revanscismo razzista, e invece no: si infila gli occhiali e consegna a chi lo ascolta sillabe di amore, accoglienza e rispetto.
Vorrei che ogni politico che oggi si arma, di droni intelligenti o di parole infuocate, si fermasse a riflettere, almeno un po’, sul messaggio che gli ha recapitato quest’uomo normale. Che non fa proclami, non si siede in cattedra, eppure tiene una lezione indimenticabile sul potenziale dell’umanità. Io lo ringrazio, con tutto il mio cuore, il signor Alberto. E sono felice di sentirmi così piccola, così perfettibile, così misera: solo in questo modo potrò migliorare me stessa e sperare, un giorno, di avere nel cuore quello stesso rispetto per l’altro che fa di un uomo normale un grande uomo.

Deborah Dirani Donna, prima. Giornalista, poi. Per Huffinghton Post

 

L’odio


Guardate com’è sempre efficiente
come si mantiene in forma
nel nostro secolo l’odio,
con quanta facilità supera gli ostacoli
come gli è facile avventarsi, agguantare.Non è come gli altri sentimenti,
insieme più vecchio e più giovane di loro,
da solo genera le cause
che lo fanno nascere.Se si addormenta il suo non è mai un sonno eterno,
l’insonnia non lo indebolisce ma lo rafforza.
Religione o non religione
purché ci si inginocchi per il via
Patria o non patria
purché si scatti alla partenzaAnche la giustizia va bene all’inizio,
poi corre tutto solo,
l’odio. L’odio.
Una smorfia di estasi amorosa
gli deforma il viso.Oh, quegli altri sentimenti
malaticci e fiacchi!
Da quando la fratellanza
può contare sulle folle?
La compassione è mai
arrivata per prima al traguardo?Il dubbio quanti volenterosi trascina?
Lui solo trascina, che sa il fatto suo.
Capace, sveglio, molto laborioso…
Occorre dire quante canzoni ha composto?
Quante pagine ha scritto nei libri di storia?
Quanti tappeti umani ha disteso
su quante piazze, stadi?Diciamoci la verità:
sa creare bellezza
splendidi i suoi bagliori nella notte nera
magnifiche le nubi degli scoppi nell’alba rosata
innegabile è il pathos delle rovine
e l’umorismo grasso
della colonna che vigorosa le sovrasta.È un maestro del contrasto
tra fracasso e silenzio
tra sangue rosso e neve bianca
e soprattutto non lo annoia mai
il motivo del lindo carnefice
sopra la vittima insozzata.In ogni istante è pronto a nuovi compiti.
Se deve aspettare aspetterà.
Lo dicono cieco. Cieco?
Ha la vista acuta del cecchino
e guarda risoluto al futuro.

Lui solo.

Wislawa Szymborska

Sono………..


Sono la scelta peggiore e il male minore, l’errore migliore e il consiglio sbagliato, sono il silenzio assordante e la lingua tagliente, la guerra interiore e la pace esteriore, sono il vento che smorza il rancore e il fuoco che brucia il perdono, un boccone amaro e un dolce veleno, sono il tunnel e la via d’uscita, la vendetta e l’indifferenza, sono l’odio senza amore e il bene che fa male, il premio che non consola e la punizione che non si scorda, sono il deserto e la tempesta perfetta.

Ho imparato


Ho imparato che il silenzio può uccidere
e che le parole lo fanno in continuazione,
che diciamo delle cose che non pensiamo
sono poi i gesti a confermarle o meno,
che possiamo rendere stelle le persone
o renderle una semplice nullità.
… Ho imparato che l’uomo travolto dalla passione
dice un sacco di “stronzate”,
compie gesti eclatanti che sembrano “pieni”,
si rimangia tutto con una grande facilità.
C’è gente che professa il bene
e sembra guidarti verso l’infinito,
riempie il tuo universo di colori
di speranze, promesse e illusioni
lasciandoti l’infinito di niente.
C’é chi dice ti amo senza conoscerne il senso,
chi dice ti odio ma ti riempie d’amore,
chi ti riempie di tutto senza lasciarti niente.
C’é chi dovresti odiare ma continui ad amare,
c’é chi parla dell’anima calpestando la tua,
c’è chi insegna senza aver imparato,
c’è l’infinito di tutto o di niente in ognuno di noi.”

Silvana Stremiz

Home


Nessuno lascia la propria casa a meno che  casa sua non siano le mandibole di uno squalo
verso il confine ci corri solo  quando vedi tutta la città correre  i tuoi vicini che corrono più veloci di te  il fiato insanguinato nelle loro gole  il tuo ex-compagno di classe  che ti ha baciato fino a farti girare la testa dietro alla fabbrica di lattine  ora tiene nella mano una pistola più grande del suo corpo  lasci casa tua  quando è proprio lei a non permetterti più di starci.

nessuno lascia casa sua a meno che non sia proprio lei a scacciarlo  fuoco sotto ai piedi  sangue che ti bolle nella pancia non avresti mai pensato di farlo  fin quando la lama non ti marchia di minacce incandescenti  il collo  e nonostante tutto continui a portare l’inno nazionale  sotto il respiro  soltanto dopo aver strappato il passaporto nei bagni di un aeroporto  singhiozzando ad ogni boccone di carta  ti è risultato chiaro il fatto che non ci saresti più tornata.

Dovete capire  che nessuno mette i suoi figli su una barca  a meno che l’acqua non sia più sicura della terra nessuno va a bruciarsi i palmi  sotto ai treni   sotto i vagoni  nessuno passa giorni e notti nel ventre di un camion  nutrendosi di giornali a meno che le miglia percorse  non significhino più di un qualsiasi viaggio.

Nessuno striscia sotto ai recinti  nessuno vuole essere picchiato , commiserato, nessuno se li sceglie i campi profughi  o le perquisizioni a nudo che ti lasciano  il corpo pieno di dolorio il carcere,  perché il carcere è più sicuro  di una città che arde e un secondino
nella notte  è meglio di un carico  di uomini che assomigliano a tuo padre nessuno ce la può fare  nessuno lo può sopportare  nessuna pelle può resistere a tanto.

Andatevene a casa neri ,  rifugiati,  sporchi immigrati,  richiedenti asilo  che prosciugano il nostro paese  negri con le mani aperte  hanno un odore strano  selvaggio  hanno distrutto il loro paese e ora vogliono  distruggere il nostro.

Le parole  gli sguardi storti  come fai a scrollarteli di dosso? forse perché il colpo è meno duro che un arto divelto  o le parole sono più tenere  che quattordici uomini tra
le cosce  o gli insulti sono più facili  da mandare giù, , che le macerie, che le ossa, che il corpo di tuo figlio  fatto a pezzi.

A casa ci voglio tornare,  ma casa mia sono le mandibole di uno squalo  casa mia è la canna di un fucile  e a nessuno verrebbe di lasciare la propria casa  a meno che non sia stata lei a inseguirti fino all’ultima sponda a meno che casa tua non ti abbia detto  affretta il passo, lasciati i panni dietro, striscia nel deserto, sguazza negli oceani, annega,  salvati, fatti fame, chiedi l’elemosina, dimentica la tua dignità  la tua sopravvivenza è più importante.

Nessuno lascia casa sua se non quando essa diventa una voce sudaticcia  che ti mormora nell’orecchio  vattene,  scappatene da me adesso.. non so cosa io sia diventata  ma so che qualsiasi altro posto  è più sicuro che qui.

Warsan Shire (giovane scrittrice e poetessa keniota)

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