Non restare a piangere sulla mia tomba.


Non restare a piangere sulla mia tomba.
Non sono lì, non dormo.
Sono mille venti che soffiano.
Sono la scintilla diamante sulla neve.
Sono la luce del sole sul grano maturo.
Sono la pioggerellina d’autunno.
Quando ti svegli nella quiete del mattino…
Sono le stelle che brillano la notte.
Non restare a piangere sulla mia tomba.
Non sono lì, non dormo.

Canto Navajo

Saggezza dei nativi d’America


Ora sono vecchia. I bisonti e i cervi sono andati e i nostri costumi Indiani sono andati. Qualche volta trovo difficile credere che io abbia vissuto secondo quelle consuetudini. Non abitiamo più in una tenda, ma in una casa con camini, e la moglie di mio figlio cucina con una stufa. Ma non posso scordare. Spesso, in estate, mi alzo all’alba
e mi infilo nei campi del mais, sradico le erbacce, e canto come facevo quando ero giovane. A nessuno oggi importano più i canti del mais. A volte, la sera, siedo e guardo
il grande fiume. Il sole tramonta e l’oscurità avanza sull’acqua. Nelle ombre mi pare ancora di vedere il nostro villaggio, con il fumo che fa dei riccioli verso l’alto, sopra le tende. E nel rombo del fiume odo le grida dei guerrieri, le risate dei bambini e dei vecchi. Ma è solamente il sogno di una vecchia. Gli occhi mi si riempiono di lacrime.  Il nostro modo di vivere è finito per sempre.

Waheenee, Hidatsa*

 

 

web*

Saggezza indiana@


Non capisco perché non si faccia nulla per la mia gente. Ho sentito parlare e parlare. Ma nulla è stato fatto. Le buone parole non durano a lungo, a meno che non producano qualche effetto. Le parole non pagano per la mia gente morta. Non pagano per il mio paese, invaso dagli uomini bianchi. Non proteggono la tomba di mio padre. Non pagano per i miei cavalli né per il mio bestiame. Le buone parole non mi restituiranno i miei figli. Le buone parole non daranno alla mia gente la salute o faranno sì che non muoia più. Le buone parole non daranno alla mia gente una casa dove poter vivere in pace e prendersi cura di sé. Sono stufo di sentire buone parole che non portano a nulla. Il mio cuore diventa triste quando ricordo tutte le belle parole e le promesse che non sono state mantenute.

Chief Joseph* (Capo Giuseppe )

La leggenda di Lupo Solitario


Si narra che molte lune or sono nella tribù del popolo degli uomini, che voi bianchi battezzaste con il nome di Sioux, vivesse una principessa così bella e radiosa e che ogni mattina al suo risveglio ella trovasse una rosa nel suo Tepee proprio accanto al suo viso. Ella era molto corteggiata ed i più giovani e forti guerrieri della tribù facevano a gara per portare a suo padre Orso Saggio i più bei cavalli e le armi più decorate come voleva l’uso per chiedere la mano della principessa. E da tutte le tribù vicine ella era conosciuta ed amata e sarebbe stato fortunato colui che avesse avuto il suo cuore. Alba Radiosa , questo era il nome che la tribù le aveva dato per la sua solarità, viveva gaia e felice quindi in attesa di scegliere il suo compagno come era in uso nella tribù. Poco distante dall’accampamento, ai limiti della foresta, viveva in una modesta capanna un guerriero di nome Lupo Solitario, egli non era bello e nemmeno più giovane ma il suo cuore batteva per Alba Radiosa e batteva così forte che, quando vedeva la principessa, sembrava che i tamburi di guerra tuonassero all’unisono! Ed era lui che ogni notte sfidava le ire di Orso Saggio per posare la rosa accanto alla principessa. Una notte però calda e afosa la principessa si svegliò proprio mentre lui poneva la rosa accanto a lei. Lei gridò, Orso Saggio si destò e colpì col suo coltello Lupo Solitario al cuore. Ma la madre terra dea dei Sioux ebbe pietà di Lupo e lo tramutò in una costellazione, la Costellazione del Lupo. E se guardi a destra dell’Orsa Minore la vedrai e se ascolterai bene udrai anche un ululato lontano nella foresta al limitare dell’accampamento della tribù degli uomini è il lamento di Lupo Solitario per il suo amore mai realizzato.

leggenda indiana