lettera d’addio


Ti amo come si amano certe cose oscure, segretamente, tra l’ombra e l’anima (Pablo Neruda)».

“È così che è iniziata la mia storia con Marielle, in segreto, anche per noi. Al punto da non riuscire a identificare cosa fosse quel sentimento senza nome che ci guidava. Per anni non abbiamo potuto vivere la nostra vita in libertà. Temevamo i pregiudizi sociali, temevamo la reazione dei nostri amici e delle nostre famiglie, temevamo soprattutto la nostra paura. Potevano due donne, nate nelle favelas, vivere insieme? C’erano molte ragioni per restare lontane e solo una ci ha spinte avanti: l’amore. Non potevamo vivere separate l’una dall’altra. Abbiamo affittato un piccolo appartamento nei dintorni di Maré, con i pochi soldi di cui disponevamo. Avevamo solo un divano letto e un armadio ma era abbastanza per noi perché era il nostro spazio, il nostro rifugio. Dopo forti e lunghe pressioni sociali io e Marielle ci siamo lasciate e riprese tante volte. Così per tredici anni. Gli ostacoli tra noi erano tanti. Combattevamo per le stesse cause, avevamo gli stessi sogni e le stesse speranze di un mondo migliore. Avevamo la stesse origine, nate e cresciute entrambe nel Maré. Anni dopo abbiamo scoperto che i nostri genitori erano amici. Erano segnati i nostri destini, già dal giorno della nascita, come canta l’artista brasiliano Cazuza? Esagerato! Proprio com’era il nostro amore. Secondo l’astrologia acquario e leone sono segni complementari. Lei era leone, io sono acquario. Le stelle hanno ragione, eravamo complementari. Lei era fuoco e io aria: insieme eravamo un fuoco incontrollabile, allineato su tutto, intenso, singolare e completo. Quando alla fine abbiamo realizzato il nostro sogno di vivere insieme la mia vita è diventata caotica: lei era molto disorganizzata mentre io sono metodica e seguo la mia agenda di lavoro. Lei mi ha insegnato a rallentare un po’ e io ho aiutato lei a vivere meglio nel suo caos. A casa era dolce e tranquilla, mi permetteva di prendermi cura di lei. La donna più forte che abbia mai conosciuto. Ogni giorno affrontava il mondo a viso aperto stringendo le mani di tutti. Non importava quando dure fossero le sue giornate, tornava sempre a casa con un sorriso splendido. Lo faceva per me. Io l’aspettavo alla porta. Ci baciavamo e abbracciavamo come se fosse sempre il primo appuntamento. Mi diceva: «È bello tornare e trovarti qui». Non era un’abitudine, ci mancavamo davvero ogni giorno. Ogni mattina salutarci e separarci era difficile. Un bacio non era mai abbastanza. Lei arrivava alla porta, poi tornava indietro, ci baciavamo ancora due, tre volte, poi lei usciva. Dirci arrivederci non è mai stato semplice. Non lo è nemmeno adesso.”

«Così ti amo perché non so amare altrimenti che così, in questo modo in cui non sono e non sei, così vicino che la tua mano sul mio petto è mia, così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno (Pablo Neruda)».

(Marielle Franco è stata uccisa in Brasile. La sua storia e il suo impegno sono una memoria preziosa da custodire. La lettera d’addio della sua compagna è poesia.

Risultati immagini per marielle franco

 

San Valentino


Dicono che l’amore vince su tutto e che “nessuno può dividere ciò che Dio ha unito”. Dicono tante cose sull’amore, quello vero.
Che si festeggia ogni giorno, che quando lo trovi, l’Amore, lo riconosci subito e che questo puro sentimento, senza rispetto, non funziona.
Ed è proprio così, che senso ha, amarsi ogni giorno, sopportarsi, se poi, in fondo, non ci si rispetta?
Dunque, cari uomini, per la festa degli innamorati, niente fiori, niente cioccolatini, niente gioielli, niente cenette romantiche a lume di candela, niente viaggi, niente di niente.
Regalateci il rispetto, che è solo quello che conta. Proteggeteci da questo mondo, come solo voi uomini sapete fare e se non lo fate, e se proprio voi ci fate del male, chi dovrebbe difenderci?
Portateci via dalla paura di fidarci di voi, che il male è sempre dietro l’angolo e voi, dovreste soltanto darci amore.
#sanvalentino

L'immagine può contenere: fiore e candele

 

canto per l’Appenino


Ho una spina di dolore
lunga quanto l’Appennino.
Il cielo vomita neve
e gli uomini bugie.
Penso a chi è morto con la neve in bocca
e a questo mio cuore
con la punta storta,
questo mio cuore che oggi
ha urlato tutto il giorno
per l’Appennino.
Fate presto
dissero una volta
sul giornale,
io adesso dico:
mettete per una volta la testa nelle stalle,
restate vicino al fuoco con una vecchia
a capo chino,
camminate nelle vie più alte
dove le case sono chiuse.
Passerà la neve
e passerà il terremoto,
ma noi resteremo al nostro posto,
alberi, fontane, strade abbandonate,
cielo di stelle e di poiane.
Franco Arminio

 

Risultato immagine per  aabruzzo e lA NEVE

Ti ringrazio mare


Ti ringrazio mare

Mi dispiace mamma, perché la barca è affondata e non sono riuscito a raggiungere l’Europa.
Mi dispiace mamma, perché non riuscirò a saldare i debiti che avevo fatto per pagare il viaggio.
Non ti rattristare se non trovano il mio corpo, cosa potrà mai offrirti,  se non il peso delle spese di rimpatrio e sepoltura?

Mi dispiace mamma,  perché si è scatenata questa guerra ed io, come tanti altri uomini, sono dovuto partire.
Eppure i miei sogni non erano grandi quanto quelli degli altri…
Lo sai, i miei sogni erano grandi quanto le medicine per il tuo colon e le spese per sistemare i tuoi denti…
A proposito… i miei denti sono diventati verdi per le alghe.
Ma nonostante tutto, restano più belli di quelli del dittatore!

Mi dispiace amore mio,  perché sono riuscito a costruirti solo una casa fatta di fantasia:  una bella capanna di legno, come quella che vedevamo nei film… una casa povera,  ma lontana dai barili esplosivi, dalle  discriminazioni religiose e razziali,
dai pregiudizi dei vicini nei nostri confronti…

Mi dispiace fratello mio,  perchè non posso mandarti le 50 euro che avevo promesso di inviarti ogni mese per farti divertire un po’ prima della laurea…
Mi dispiace sorella mia, perché non potrò mandarti il cellulare con l’opzione wi-fi, come quello delle tue amiche ricche…

Mi dispiace casa mia, perché non potrò più appendere il cappotto dietro alla porta.
Mi dispiace, sommozzatori e soccorritori che cercate i naufraghi,  perché io non conosco il nome del mare in cui sono finito.
E voi dell’ufficio rifugiati invece, non preoccupatevi,
perchè io non sarò una croce per voi.

Ti ringrazio mare,  perché ci hai accolto senza visto né passaporto.
Vi ringrazio pesci,  che dividete il mio corpo senza chiedermi di che religione io sia o quale sia la mia affiliazione politica.
Ringrazio i mezzi di comunicazione,  che trasmetteranno la notizia della nostra morte per cinque minuti, ogni ora, per un paio di giorni almeno.
Ringrazio anche voi, diventati tristi al sentire la nostra tragica notizia.
Mi dispiace se sono affondato in mare.

Anonimo siriano

Risultato immagine per naufragio barcone immigrati

 

DOVE TERMINA L’ARCOBALENO


Dove termina l’arcobaleno
Deve esserci un luogo, fratello,
Dove si potrà cantare ogni genere
di canzoni.
E noi canteremo insieme, fratello,
Tu ed io, anche se tu sei bianco e io
non lo sono.
Sarà una canzone triste, fratello,
Perchè non sappiamo come fare.
Ed è difficile da imparare.
Ma possiamo riuscirci, fratello, tu ed io.
Non esiste una canzone nera.
Non esiste una canzone bianca.
Esiste solo musica, fratello.
Ed è musica quella che canteremo
Dove termina l’arcobaleno.

Richard Rive

corallorosso:
“ Dedicata a Emmanuel Chidi Namdi
Dove termina l'arcobaleno
Deve esserci un luogo, fratello,
Dove si potrà cantare ogni genere
di canzoni,
E noi canteremo insieme, fratello,
Tu ed io, anche se tu sei bianco e io
non lo sono,
Sarà una...