Antica canzone di Atahualpa Yupanqui


Piccole domande su Dio
Un giorno chiesi a mio nonno: Nonno dove sta Dio?
Mio nonno divenne triste e non mi rispose nulla.
Mio nonno morì nei campi senza preghiera né confessione
lo seppellirono gli indios al suono di flauti di canna e tamburi.
Poi chiesi a mio padre: Padre che ne sai di Dio?
Mio padre divenne serio e non mi rispose nulla.
Mio padre morì in miniera senza dottore né protezione
color di sangue di miniera ha l’oro del padrone.
Mio fratello vive sui monti e non conosce un fiore
sudore malaria e serpenti: la vita del boscaiolo
E che nessuno gli chieda se sa dove sta Dio
a casa sua non è passato un signore così importante
Io canto per le strade e quando sono in prigione
ascolto le voci del popolo che canta meglio di me
C’è un principio sulla terra più importante di Dio
è che nessuno sputi sangue perché un altro viva meglio.
Che Dio vegli sui poveri Forse sì forse no
Però è sicuro che pranza alla tavola del padrone.

Héctor Roberto Chavero Aramburo

Angeli di desolazione


“Rammento di aver usato, durante le mie 500 rinascite anteriori, ciascuna delle mie vite per far pratica di umiltà e di aver considerato la mia vita con grande umiltà come se fosse stata quella di un santo destinato a soffrire pazientemente”. In modo più diretto di questo sapevo che alla mia età, 34 anni, era meglio aiutare un vecchio che meditare nell’ozio.

J. Kerouac

Cara mamma arrabbiata


“Cara mamma arrabbiata

oggi hai visto rosso. Ti sei nascosta in un angolo, a piangere. Seriamente ti sei chiesta come diamine si può resistere un altro minuto, per non parlare di un altro giorno. Non sei sicura di essere tagliata per questa cosa della maternità. Non sei sicura di essere in grado di rimanere forte, come sai bisogna essere. Ma è qui il punto, il bello.

Il tuo bambino, i tuoi figli, hanno bisogno di te e non hanno bisogno della mamma arrabbiata. Hanno bisogno della mamma che è piena di disponibilità e di amore.

Non intendo dire che hanno bisogno di qualcuno. Intendo dire che hanno bisogno di te. Hanno bisogno del tuo odore. Del tuo tocco delicato. Del tuo caloroso sorriso. Delle tue parole ferme. Del tuo sguardo per metterli in guardia di un pericolo.

Hanno bisogno di te perché non importa ciò che tu senti in questo momento, tu sei ciò che hanno bisogno di vedere, sentire, annusare e toccare.

Non è facile. Non lo è mai. A volte non è nemmeno divertente.

E il più delle volte ti senti così sola.

Ma questo è il tuo viaggio e questo momento è solo un momento di dolore da superare. Devi usare questo momento per prenderti cura di te stessa. Tu non vuoi aggrapparti a questa rabbia e permettergli di rubare la tua gioia. Invece, falla uscire, sentila e poi vai oltre fino ciò che è buono. C’è sempre del buono all’orizzonte.
E’ un brutto momento, non una brutta vita.
E’ una brutta giornata, non una brutta settimana.
E’ una cattiva decisione, non un bambino cattivo.
Quando sappiamo questo siamo in grado di superare i nostri momenti difficili più facilmente e trovare la stupefacente bellezza che ancora esiste quando la vita non è perfetta.
Si chiama abbondanza.
Essere una mamma abbondante significa essere la luce di cui la tua famiglia ha bisogno. Significa vedere il bene quando nessun altro può vederlo. Significa scegliere di mantenere la tua gioia oggi a ogni condizione. Significa amare te e tutti i tuoi difetti.
Ed anche del tuo bambino.

Così la prossima volta che ti arrabbi ritorna a questa lettera. Ritorno a questa saggezza. Ritorna al tuo centro dove tutto va bene perché sei proprio dove hai bisogno di essere in questo momento. Essendo la mamma del tuo bambino.”
web

Non restare a piangere sulla mia tomba.


Non restare a piangere sulla mia tomba.
Non sono lì, non dormo.
Sono mille venti che soffiano.
Sono la scintilla diamante sulla neve.
Sono la luce del sole sul grano maturo.
Sono la pioggerellina d’autunno.
Quando ti svegli nella quiete del mattino…
Sono le stelle che brillano la notte.
Non restare a piangere sulla mia tomba.
Non sono lì, non dormo.

Canto Navajo

Traduzione di un antico testo spirituale egizio.


Finalmente ho raggiunto il MIO traguardo e risolto il segreto della mia anima:
Io sono QUELLO a cui rivolgevo le preghiere,
QUELLO a cui chiedevo aiuto.
Sono QUELLO che ho cercato.
Sono la stessa vetta della MIA montagna.
Guardo la creazione come una pagina del MIO stesso libro.
Sono infatti l’UNICO che produce i molti,
della stessa sostanza che prendo da ME.
Poiché TUTTO è ME, non vi sono due,
la creazione è ME STESSO, dappertutto.
Quello che concedo a ME stesso,
lo prendo da ME stesso e lo do a ME stesso,
l’UNICO, poiché sono il Padre ed il Figlio.
Quanto a quello che voglio,
non vedo altro che i MIEI desideri, che sgorgano da ME.
Sono infatti il conoscitore, il conosciuto,
il soggetto, il governante ed il trono.

 

Tre in UNO è quello che sono e
l’inferno è solo un argine che ho messo al MIO stesso fiume,
allorché sognavo durante un incubo.
Sognai che non ero il SOLO unico e
cosi’ IO stesso iniziai il dubbio, che fece il suo corso,
finché non mi svegliai.
Trovai cosi’ che IO avevo scherzato con ME stesso.
Ora che sono sveglio, riprendo di sicuro il MIO trono
e governo il MIO regno che è ME stesso, il Signore per l’eternità.”

web*

“il Folle”


Fu nel parco di un manicomio che incontrai un giovane con il volto pallido e bello, colmo di stupore. E sedetti accanto a lui sulla panca, e dissi, “Perché sei qui?”.E lui mi rivolse uno sguardo attonito e disse: “E’ una domanda poco opportuna, comunque risponderò. Mio padre voleva fare di me una copia di se stesso,e così mio zio. Mia madre vedeva in me l’immagina del suo illustre genitore. Mia sorella mi esibiva il marito marinaio come il perfetto esempio da seguire. Mio fratello riteneva che dovessi essere identico a lui: un bravissimo atleta. “E anche i miei insegnanti, il dottore in filosofia,e il maestro di musica,e il logico,erano ben decisi: ognuno di loro,voleva che io fossi il riflesso del suo volto in uno specchio. “Per questa sono venuto qui. Trovo l’ambiente più sano. Qui almeno posso essere ME stesso”. E di scatto si volse verso me e chiese: “Anche tu sei qui a causa dell’educazione e dei buoni consigli?”  Ed io risposi:” No, sono qui in visita”. E lui disse:” Ah, ho capito. Vieni dal manicomio dall’altre parte del muro”

k. Gibran*