“Buon Natale!”


Perché dappertutto ci sono cosi tanti recinti?
In fondo tutto il mondo e un grande recinto.

Perché  la gente parla lingue diverse?
In fondo tutti diciamo le stesse cose.

Perché  il colore della pelle non e indifferente?
In fondo siamo tutti diversi.

Perché  gli adulti fanno la guerra?
Dio certamente non lo vuole.

Perché  avvelenano la terra?
Abbiamo solo quella.

A Natale – un giorno – gli uomini andranno d’accordo in tutto il mondo.
Allora ci sarà un enorme albero di Natale con milioni di candele.
Ognuno ne terrà una in mano, e nessuno riuscirà a vedere l’enorme albero fino alla punta.

Allora tutti si diranno “Buon Natale!” a Natale, un giorno.

Hirokazu Ogura

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Kafka sulla spiaggia


Qualche volta il destino assomiglia a una tempesta di sabbia che muta incessantemente la direzione del percorso. Per evitarlo cambi l’andatura. E il vento cambia andatura, per seguirti meglio. Tu allora cambi di nuovo, e subito di nuovo il vento cambia per adattarsi al tuo passo. Questo si ripete infinite volte, come una danza sinistra con il dio della morte prima dell’alba. Perché quel vento non è qualcosa che è arrivato da lontano, indipendente da te. È qualcosa che hai dentro. Quel vento sei tu. Perciò l’unica cosa che puoi fare è entrarci, in quel vento, camminando dritto, e chiudendo forte gli occhi per non far entrare la sabbia.

Haruki  Murakami

 

Lo scuro universo di una donna


Le sono successe più cose di quante ne accadano a molti. Non ha reagito a tutto ciò con rabbia e neanche con tristezza. Però c’è in lei uno sguardo forte, duro, che sconfina con l’ira. Lo scuro universo di una donna in cui il risentimento per essere stata presa di mira dal destino si mischia con l’orgoglio per essere riuscita a passarci dentro senza annegare.

Banana Yoshimoto

 

Ricordi di un vicolo cieco


Socchiudo gli occhi e riconosco il mio mondo. Poi dedico una preghiera a tutte le persone che a un certo punto si sono allontanate da me.
Le persone con cui avrei potuto avere un rapporto diverso, e con le quali, invece, per qualche ragione non è andata bene.
In questo mondo, a causa delle circostanze in cui li ho incontrati, tra me e loro le cose non hanno funzionato in nessun modo.
Ma sento, ne sono certa, che da qualche parte, in un mondo profondo e lontano, su una bellissima riva, ci sorridiamo, ci offriamo gentilezza, e trascorriamo insieme momenti felici.
Banana Yoshimoto

 

La vita


La vita è fatta di piccole felicità insignificanti,
simili a minuscoli fiori.
Non è fatta solo di grandi cose, come lo studio,
l’amore, i matrimoni, i funerali.
Ogni giorno succedono piccole cose,
tante da non riuscire a tenerle a mente né a contarle,
e tra di esse si nascondono granelli di una felicità appena percepibile, che l’anima respira
e grazie alla quale vive.”

Banana Yoshimoto

Quello che una bambina pensava


La bambina crebbe.
Diventò sposa e madre. Un giorno, d’improvviso capì;
la dolcezza che si deposita sulle spalle delle spose
è solo la stanchezza di amare gli altri giorno dopo giorno.

Ibaragi Noriko

weza777:

❥❥

La niña creció.
Se convirtió en esposa y después en madre.
Un día, de pronto se dio cuenta;
la ternura
que se deposita sobre los hombros de las esposas
sólo es cansancio
por amar a otros día tras día.

Delfini


Avevo l’impressione che le loro vite assomigliassero alla mia. Tutti e tre siamo sempre in lotta contro qualcosa di sconosciuto. Una sorta di spirito maligno, contro il quale, però, non è possibile vincere soltanto facendosi forza. Il nostro vero nemico siamo noi stessi , le paure del nostro ego. Se abbassiamo la guardia, crolliamo. E per rialzarci, poi, abbiamo bisogno di un forte controllo. Le nostre vite solitarie sono così. Anche se a volte ci illudiamo di aver raggiunto un traguardo, sotto sotto sappiamo che si può sempre fare di meglio. E che ci sono persone più valide di noi.

 

Banana Yoshimoto

“Il signor cravatta”


Distribuì le poche briciole avanzate davanti ai piccioni che si erano radunati intorno a noi agitando le ali. Battè i piedi. Si allontanarono svolazzando. Tornarono con il collo gonfio. Avevano dimenticato che li aveva appena cacciati. Poveri animali, mormorò. Dev’essere brutto. Senza memoria. Ma forse non così brutto come si pensa. Voglio dire. Se dimenticassimo tutto. Non perdoneremmo tutto? A noi stessi e agli altri? Non saremmo liberi da colpa e pentimento? Un crepitio elettrico, si strofinò con la manica una macchia invisibile sui pantaloni.  No, non è vero, sarebbe troppo facile.  Per perdonare,  per essere davvero liberi, bisogna ricordare, giorno per giorno.”
   Milena Michiko Flasar


photographer: Andrey Rublevik