Kite


Lei è penetrata in un recinto della mia intimità che era rimasto ermeticamente chiuso e che io stesso non conoscevo.
Nei suoi gesti, nell’odore della sua pelle, nel suo modo di guardarmi, immediato, intenso, in un breve intervallo che mi lasciava imbevuto in una travolgente tenerezza, nella sua dipendenza fatta di accettazione irriflessiva e assoluta, aveva la virtù di riscattarmi all’istante dalle mie perplessità e ossessioni, dai miei avvilimenti e cadute o dalle mie semplici occupazioni quotidiane, per lasciarmi in una sorta di circolo radioso, fatto di palpitante energia, di vigorosa certezza, come l’azione sconosciuta di una droga sconosciuta che avesse il potere di concedere la felicità senza ombre.

Alvaro Mutis

 

Mrs Bridge


Per un certo tempo dopo il matrimonio era stata oggetto di un tale desiderio che non le dispiaceva quando finalmente il marito si addormentava. Ad un certo punto, però, lui aveva cominciato a dormire subito ed era da allora che lei aveva preso a star sveglia più di frequente, e a fissare il buio, interrogandosi sulle peculiarità degli uomini, ponendosi dubbi sul futuro, fino a una notte in cui aveva scosso il marito per svegliarlo e comunicargli il proprio desiderio. Magnanimo, lui le aveva messo una delle sue lunghe braccia bianche intorno alla vita; lei si era girata verso di lui, fremente di gioia e di aspettativa, fiduciosa. Ma non era successo altro, e in un attimo il marito si era riaddormentato.
Fu la notte in cui Mrs Bridge decise che se il matrimonio poteva anche essere un rapporto alla pari, l’amore non lo era.
Evan S. Connell

Fate l’amore ♥


E poi fate l’amore. Niente sesso, solo amore.

E con questo intendo i baci lenti sulla bocca, sul collo, sulla pancia, sulla schiena, i morsi sulle labbra, le mani intrecciate, e occhi dentro occhi.

Intendo abbracci talmente stretti da diventare una cosa sola, corpi incastrati e anime in collisione, carezze sui graffi, vestiti tolti insieme alle paure, baci sulle debolezze, sui segni di una vita che fino a quel momento era stata un po’ sbagliata.

Intendo dita sui corpi, creare costellazioni, inalare profumi, cuori che battono insieme, respiri che viaggiano allo stesso ritmo, e poi sorrisi, sinceri dopo un po’ che non lo erano più.

Ecco, fate l’amore e non vergognatevene, perché l’amore è arte, e voi i capolavori.

Alda Merini

 

 

 

 

Puttane assassine


Le tue parole, lo riconosco, sono state gentili. Temo, però, che tu non abbia pensato abbastanza bene a quello che dicevi. E meno ancora a quello che dicevo io. Ascolta sempre con attenzione le parole che dicono le donne mentre te le scopi, Max. Se non parlano, bene, allora non hai niente da ascoltare e probabilmente non avrai niente a cui pensare, ma se parlano, anche se è solo un mormorio, ascolta le loro parole e pensaci, pensa al significato, pensa a quello che dicono e a quello che non dicono, cerca di capire cos’è che in realtà vogliono dire. Le donne sono puttane assassine, Max, sono scimmie intirizzite dal freddo che contemplano l’orizzonte da un albero malato, sono principesse che ti cercano nel buio, piangendo, indagando le parole che non potranno mai dire. Viviamo nell’equivoco e pianifichiamo i nostri cicli di vita. Per i tuoi amici, Max, in quello stadio che ora si comprime nei tuoi ricordi come simbolo dell’incubo, io ero solo una strana troietta, uno stadio dentro lo stadio, dove alcuni arrivano dopo aver ballato una conga con la maglietta avvolta intorno alla vita o al collo. Per te ero una principessa sulla Gran Avenida frammentata adesso dal vento e dalla paura (tanto che adesso nella tua testa il viale è il tunnel del tempo), un trofeo privato dopo una notte magica collettiva. Per la polizia sarò una pagina in bianco. Nessuno capirà mai le mie parole d’amore. Tu, Max, ricordi qualcosa di quello che ti ho detto mentre me lo mettevi dentro?»
(Il tipo annuisce, il cenno è chiaramente affermativo, i suoi occhi umidi dicono di sì, le sue spalle tese, il suo ventre, le sue gambe che non smettono di muoversi quando lei non guarda, cercando di slegarsi, la giugulare che palpita).
«Ricordi che ho detto il vento? Ricordi che ho detto le strade sotterranee? Ricordi che ho detto tu sei la fotografia? No, in realtà non te lo ricordi. Bevevi troppo ed eri troppo preso dalle mie tette e dal mio culo. Non hai capito nulla, altrimenti saresti scappato di corsa alla prima occasione. Ora ti piacerebbe, vero,
Max?»

Roberto Bolaño