SONO UN GROVIGLIO


Sono un groviglio
di contraddizioni,
mescolo la rabbia con i sogni
i sogni con la speranza
l’amore con il desiderio
la delusione con la determinazione
il pianto con una sana risata.
Lancio un sasso e nascondo la mano
per tirarle fuori entrambe.
Sono un groviglio di tutto
nel mio essere donna
madre, compagna, amante, amica
con tutta la mia luce
e con tutta la mia oscurità.
Sono un bagaglio di vissuto
di lividi nascosti sotto pelle
di battiti improvvisi soffocati
di sogni sognati caduti a terra
prima di prendere il volo.
Di traguardi raggiunti, di fallimenti
di rabbia uccisa
di momenti di sì e momenti no.
Sono un groviglio di donna
di passione, amore
di odio, di indifferenza.
Sono schiva e solare
rido e piango con la stessa forza
sono mare in tempesta
onda calma che abbraccia
passione che travolge.
Troppo presente, troppo assente
troppo vicina, troppo lontana
ma se non mi trovi è solo perché
non hai allungato la mano.
Gioco in difesa
ma senza armi d’attacco,
mi arrendo davanti a un sogno
e so ascoltarne i battiti
perché vivo di quei “battiti”.
Silvana Stremiz

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“Il Terzo tempo”


In fondo nella terza parte della vita ti trovi in una condizione dannatamente simile a quella dell’adolescenza. Hai molto tempo per te. Hai paura della solitudine, hai paura del tuo corpo che sta cambiando. Ti senti sola, ti senti unica. E hai bisogno di fare rumore. Ti senti forte per tutto quello che credi di aver capito, ti senti debole perché non sai come affrontare il futuro. Diventare grande, diventare vecchia. Sono appuntamenti impegnativi. Hai bisogno dell’approvazione degli altri quando sei molto giovane perché devi costruirti una corazza difensiva, una specie di armatura tessuta di lodi per poterti accettare, per lusingarti di essere te stessa. Ne hai bisogno anche quando stai entrando nella terza età. Devi imparare a contare su quello che sei, devi uscire dal dimorfismo, smettere di sentirti sempre troppo grassa o troppo magra, troppo pallida o troppo scura, troppo riccia o troppo liscia. E sempre…..sempre terribilmente inadeguata.
Lidia Ravera 

 

Diario I


La notte scorsa parlavamo dell’eliminazione dell’inessenziale che viene operata nella letteratura, eliminazione grazie alla quale ci viene data una “dose” concentrata di vita. Quasi indignata ho detto: “È proprio questo il pericolo della letteratura, ti prepara a vivere, ma ti condanna anche alla delusione, perché intensifica l’idea della vita, tralasciando i momenti monotoni o stagnanti. […]”
La letteratura è un’esagerazione, una drammatizzazione, e tutti quelli che se ne nutrono (come facevo io), corrono il grande rischio di voler approssimare un ritmo impossibile, di cercare di vivere all’altezza delle scene di Dostoevskij ogni giorno.

— Anaïs Nin

Avevo immaginato tutto


Avevo immaginato tutto, con troppa chiarezza.
Avevo immaginato te e me, qui, in questa stanza, in questa casa.
Avevo immaginato tutto, con tanta precisione fino ai minimi particolari. E quando si vedono le cose future con tanta chiarezza, come se già stessero succedendo, allora è segno che non devono succedere mai. Perché son già successe, in un certo senso, nella nostra testa, e non è più consentito di provarle davvero.”
Natalia Ginzburg

Nessun fantasma


Non voglio far dissolvere nessuno  dei miei fantasmi personali.
Voglio cominciare a conoscerli bene, intimamente.
Adoro sentirmi in mondi per niente familiari, disorientata, spaesata.
Non sono come la maggior parte delle persone, frammentate in migliaia di pezzetti.
Sono un insieme, un oceano di sensazioni, scintillii, seta, pelle, occhi, bocche, desiderio.

Anaïs Nin