FERITE E RIFIORITURE


Credevi di andartene, giovinezza

come un ospite ingrato

che esce da una casa senza salutare

come scompare la brina da un prato

di montagna col passare del mattino.

Invece ti ho ancora vicino.

Credevi di fare la furba, di fottermi

dopo avermi tanto piagato

con la tua nevrastenia torbida

con il tuo desiderio inappagato

con la tua timidezza vergine

che sempre mi storceva la bocca.

Invece sei ancora qui, nonostante

i capelli, i peli che appassiscono

le unghie che si sfarinano e cadono

le ossa che faticano, ti tocca

restare ancora con me.

Ramo d’ulivo, stelo di papavero

sei mistero, anima ,sorpresa

sei la bellezza vagabonda ,illusa,

piazze di una città sconosciuta

percorse all’alba in fretta senza meta.

Credevi di andartene, ma io

ti ospito troppo bene in un cuore

feroce e ragazzo, che niente ha domato,

che conosce troppo bene la tua carezza

e come rinasci fenice dalle tue ceneri.

Resta qui, che io ti veneri.

Giuseppe Conte

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Accetta il consiglio.


Godete del potere e della bellezza della vostra gioventù senza pensarci.

Oppure pensateci (tanto è lo stesso).

Bellezza e gioventù le capirete solo una volta appassite, dicono i saggi.

Ma non vi illudete troppo.

Tra vent’anni guarderete le vostre vecchie foto come dei santini: le adorerete in ginocchio.

Non preoccupatevi del futuro, oppure preoccupatevene, fate voi.

Fate una cosa quando siete spaventati. Cantate.

Il canto è esistenza.

Non siate crudeli oppure siatelo ma solo un pochino.

Non perdete tempo con l’invidia.

Ricordate tutti i complimenti che ricevete.

Scordate gli insulti ma non tutti.

Conservate quello che vi è piaciuto di più.

Non sentitevi in colpa se non sapete cosa fare della vostra vita.

Le persone più interessanti che conosco,

a ventidue anni non sapevano che fare della propria.

Ma anche dopo.

Manlio Sgalambro