Quasi…


Ancor peggio della convinzione del no, l’incertezza del forse è la disillusione di un ”quasi”.
È il quasi che mi disturba, che mi intristisce, che mi ammazza portando tutto quello che poteva essere stato e non è stato.
Chi ha quasi vinto gioca ancora,
Chi è quasi passato studia ancora,
Chi è quasi morto è vivo,
Chi ha quasi amato non ha amato.
Basta pensare alle opportunità che sono scappate tra le dita,
alle opportunità che si perdono per paura, alle idee che non usciranno mai dalla carta per questa maledetta mania di vivere in autunno.
Mi chiedo, a volte, cosa ci porta a scegliere una vita piatta;
o meglio, non mi chiedo, contesto.
La risposta la so a memoria, è stampata nella distanza e freddezza dei sorrisi, nella debolezza degli abbracci, nell’indifferenza dei “buongiorno” quasi sussurrati.
Avanza vigliaccheria e manca coraggio perfino per essere felice.
La passione brucia, l’amore fa impazzire, il desiderio tradisce.
Forse questi possono essere motivi per decidere tra allegria e dolore, sentire il niente, ma non lo sono.
Se la virtù stesse proprio nei mezzi termini, il mare non avrebbe le onde, i giorni sarebbero nuvolosi e l’arcobaleno in toni di grigio.
Il niente non illumina, non ispira, non affligge, ne  calma,
amplia solamente il vuoto che ognuno porta dentro di se.
Non è che la fede muova le montagne, ne che tutte le stelle siano raggiungibili, per le cose che non possono essere cambiate
ci resta solamente la pazienza, però, preferire la sconfitta anticipata al dubbio della vittoria è sprecare l’opportunità di meritare.
Per gli errori esiste perdono; per gli insuccessi, opportunità;
per gli amori impossibili, tempo.
A niente serve assediare un cuore vuoto o risparmiare l’anima.
Un romanzo la cui fine è istantanea o indolore non è un romanzo.
Non lasciare che la nostalgia soffochi, che la routine ti abitui,
che la paura ti impedisca di tentare.
Dubita del destino e credi a te stesso.
Spreca più ore realizzando piuttosto che sognando,
facendo piuttosto che pianificando, vivendo piuttosto che aspettando perchè, già che chi quasi muore è vivo,
chi quasi vive è già morto!!!
Luís Fernando Verissimo 

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“L’enigma del solitario”


Un jolly è un giullare, un piccolo essere diverso da tutti gli altri.
Non è di fiori né di quadri: non è di cuori né di picche.
Non è né un otto né un nove, non è un re e neppure un fante.
Fa parte del mazzo come tutte le altre carte, ma in realtà è un corpo estraneo.
Ecco perché lo si può addirittura togliere senza che nessuno ne senta la mancanza.
Vedeva cose bizzarre cui tutti gli altri erano ciechi.
Jostein Gaarder 

 

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Diario I


La notte scorsa parlavamo dell’eliminazione dell’inessenziale che viene operata nella letteratura, eliminazione grazie alla quale ci viene data una “dose” concentrata di vita. Quasi indignata ho detto: “È proprio questo il pericolo della letteratura, ti prepara a vivere, ma ti condanna anche alla delusione, perché intensifica l’idea della vita, tralasciando i momenti monotoni o stagnanti. […]”
La letteratura è un’esagerazione, una drammatizzazione, e tutti quelli che se ne nutrono (come facevo io), corrono il grande rischio di voler approssimare un ritmo impossibile, di cercare di vivere all’altezza delle scene di Dostoevskij ogni giorno.

— Anaïs Nin

Avevo immaginato tutto


Avevo immaginato tutto, con troppa chiarezza.
Avevo immaginato te e me, qui, in questa stanza, in questa casa.
Avevo immaginato tutto, con tanta precisione fino ai minimi particolari. E quando si vedono le cose future con tanta chiarezza, come se già stessero succedendo, allora è segno che non devono succedere mai. Perché son già successe, in un certo senso, nella nostra testa, e non è più consentito di provarle davvero.”
Natalia Ginzburg

Nessun fantasma


Non voglio far dissolvere nessuno  dei miei fantasmi personali.
Voglio cominciare a conoscerli bene, intimamente.
Adoro sentirmi in mondi per niente familiari, disorientata, spaesata.
Non sono come la maggior parte delle persone, frammentate in migliaia di pezzetti.
Sono un insieme, un oceano di sensazioni, scintillii, seta, pelle, occhi, bocche, desiderio.

Anaïs Nin

Le streghe


Dichiaro che tra le molte donne che io condussi al rogo per presunta stregoneria, non ve ne era una sola della quale avrei potuto dire con sicurezza che fosse una strega. Trattate i superiori ecclesiastici, i giudici e me stesso come quelle povere infelici, sottoponeteci agli stessi martiri e scoprirete in noi tutti dei maghi.”

— Friedrich Spee, confessore delle streghe condannate al rogo in Würzburg, 1631

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