Benedette siano


Benedette siano le mutandine rosa a fiori delle donne i reggiseni di pizzo
i capezzoli non troppo grandi e non troppo rossi le labbra un po’ carnose e un po’ sporgenti con una morbidezza medio alta i denti bianchi  e l’alito buono.
benedette siano le mani che sanno toccare le pelli lisce le unghie non troppo lunghe gli occhi di ogni colore ma che ognuno possa avere quelle curve da renderli dolci anche quando sono tristii capelli sottili puliti i leggings e le rughe quelle formatesi affrontando la vita con audacia
benedette siano le gambe l’interno coscia tornitoi fianchi non troppo grandi la passione le notti romantiche le bottiglie di birra finite in allegria messe in fila sulle credenze i gesti concreti la presenza
e gli abbracci senza vuoti dentro benedetti siano gli uomini che credono nella fedeltà  e che sappiano emozionarsi 
benedette siano quelle persone che camminano con la sincerità nel cuore
che vanno verso chi li aspetta con entusiasmoe che trovino ..se non ce l’hanno ..un lavoro
benedetto sia  il ventre arrotondato di un ottavo nono mese con la sorpresa dentro e che se il fiocco dovesse essere blu invece di rosa o viceversa sia indifferentebasta che i genitori siano contenti.
Benedetti siano  coloro che fanno dell’esistenza  una preghiera
ma non una religione.

Ginanni Umberto

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Sempre d’amore si tratta


«La solitudine mi ha insegnato ad amare, a voler bene. Qualcuno mi dirà: “Ad amare si impara in due”, ma non è mica detto. Io quale sia il valore da dare alle persone l’ho capito così, con un posto vuoto accanto.»

Susanna Casciani

FERITE E RIFIORITURE


Credevi di andartene, giovinezza

come un ospite ingrato

che esce da una casa senza salutare

come scompare la brina da un prato

di montagna col passare del mattino.

Invece ti ho ancora vicino.

Credevi di fare la furba, di fottermi

dopo avermi tanto piagato

con la tua nevrastenia torbida

con il tuo desiderio inappagato

con la tua timidezza vergine

che sempre mi storceva la bocca.

Invece sei ancora qui, nonostante

i capelli, i peli che appassiscono

le unghie che si sfarinano e cadono

le ossa che faticano, ti tocca

restare ancora con me.

Ramo d’ulivo, stelo di papavero

sei mistero, anima ,sorpresa

sei la bellezza vagabonda ,illusa,

piazze di una città sconosciuta

percorse all’alba in fretta senza meta.

Credevi di andartene, ma io

ti ospito troppo bene in un cuore

feroce e ragazzo, che niente ha domato,

che conosce troppo bene la tua carezza

e come rinasci fenice dalle tue ceneri.

Resta qui, che io ti veneri.

Giuseppe Conte

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i miei anni


Tutti i miei anni identici li lascio

in fila nei cortili e sui balconi

come i giocattoli che a fine pomeriggio

rimangono per prendersi la notte,

e passano i mattini ad asciugare

e perdono colore a poco a poco

Ogni volta che mi fermo faccio casa

in ogni casa faccio i miei cortili

di roba abbandonata che rimane.

Ma forse si può vivere soltanto

in queste due nature senza pace

chi in ogni cosa abita e chi passa

da sempre, chi fa il vento e chi fa il muro.

Isabella Leardini

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Io non ho capito


Io non ho capito e dovrei,non ho capito il mondo della vita, io non ho capito la legge sottostante e non ho da fare la consegna a questi eredi cuccioli che aspettano, che esigono da me l’aver capito.

Io non so la canzone che spensiera e non so soccorrervi non so pur volendolo con quella forza di cagna che dà il latte, non so soccorrervi nel vostro sbando, io non so farvi un canto della guarigione, non so farvi da balsamo                     
io non so mettervi nel coraggio essenziale,nello slancio, nel palpito.

Il mio Graal l’ho ritrovato e perso cento volte.

Io non so se la bellezza è questa accademia di centimetri, se la bellezza, la bellezza è questa
carnevalesca decadenza di saltimbanchi, io non mi spiego la crocifissione della grazia, e non mi spiego perchè mi trovo qui, in questo covo rivoltato in questa fossa con gli orchi attuali
in questo lato barbarico della specie, e non so perchè stando ad occidente non si ode quell’alleluia delle cose.
Io non so se in questa schiena senza ali ci sono grandi pianure da cui fare il decollo, se in questa spina dorsale ci sono istruzioni per la manovra di decollo, se sono io la freccia
di questo arco della schiena, se sono io arco e freccia, non so in quale mano non mano o zampa di Dio mi stanno torchiando, e sottoponendo al duro allenamento dei dolori terrestri.

E’ poco il poco che so e di questo poco io chiedo perdono. Io chiedo perdono per quello che so, perdono io chiedo per tutto quello che so.

Mariangela Gualtieri