Che importa.


Che importa se ho vent’anni o cinquanta se ancora per un complimento arrossisco, se rido, scherzo, e amo tutto smisuratamente. Se nei meandri dell’anima mi nascondo e gioco a nascondino con le mie emozioni. Che importa se sono bimba davanti ad un dolce o donna quando mi sento amata.
Ho gli occhi che si proteggono dal terrore e mani piene di pieghe per i lavori che ho fatto. A volte sono stata spezzata in più parti, ma sono riuscita a ricompormi e ho incollato i miei pezzi con dignità senza perderne alcuno. Cicatrici? Certo, ci sono…ma anche tanti desideri e sogni da realizzare. Ho seppellito ricordi ed inutili dolori, ho strappato lacrime al cielo quando accartocciata su me stessa gridavo senza voce il mio dolore, mi sono sbrandellata l’anima più volte davanti alla freddezza di altri cuori e stracciato il mio nell’indifferenza più totale di chi amavo.
Sono consapevole di chi sono, di ciò che voglio, degli anni che mi attraversano, che mi scivolano addosso e di quelli che vivo pienamente. Sono consapevole che niente mi è dovuto, che a volte sperare è lecito ma illudersi è deleterio e che voglio evitare sofferenze gratuite: rifarei tutto quello che ho fatto, perchè ci credevo e lì c’è l’impronta del mio amore; perchè a differenza di qualcuno so cosa significa amare.
Farei forse scelte diverse per essere meno stanca, meno fragile, meno sfiduciata. Mi chiedo però se avessi meno cuore, meno sensibilità, meno signorilità d’animo quando incontro due occhi che mi leggono, mi cercano e non voglio.
Se quello che sono, se quello che ho passato non fosse servito a niente, se non lasciassi neppure un ricordo allora sì che m’importerebbe qualcosa…
Ma se ho vent’anni, cinquanta o settanta importa solo a chi la vita è stata generosa nel conservagli tutto. A me interessa solo che quando son pensata arrivi l’odore del mare in un raggio di sole.

Emma Lamberti

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Chiedete…


Un amante… beh… chiedete alle camere d’albergo…ai vicoli fuori mano…ai portieri di notte…ai treni o ai taxi presi per raggiungere un luogo dimenticato da Dio.

Chiedete ai letti sfatti…alle donne addette alle pulizie che trovano i preservativi usati.

Chiedete a chi nei corridoi ha sentito ridere.

A chi ha visto le lacrime degli addii o degli arrivederci.

Chiedete ai cigolii delle molle del letto o a quel ristorantino dove si è fatta la follia di andare una volta a cena o a pranzo fuori per gioco.

Chiedete agli ascensori in cui qualcuno si è specchiato per controllare se tutto fosse in ordine per l’appuntamento.

Chiedete ai muri di alcune case che hanno visto uomini e donne piangere e sentirsi in colpa.

Chiedete ai “Dio mio… che sto facendo?”

per poi capire che si aveva solo bisogno di sentirsi vivi e di sognare e di vibrare.

Chiedete alle valigie fatte e disfatte.

Alle scrivanie degli uffici.

Agli orologi che in quegli incontri avevano il tempo contato.

Chiedete.

Chiedete degli amanti che era solo sesso e piacere e di quelli che poi si è provata quella scintilla in più.

Chiedete quanto amore serve ed è esistito o esiste in quella scintilla.

Oppure quanto piacere ed eroticità negli incontri di soli corpi.

Chiedete cosa sia un amante a chi lo è stato in un modo o nell’altro.

Chiedete a chi forse non stirava camicie e non poteva preparare la cena ma era più presente di un marito o una moglie.

Chiedete ai telefoni e alle chiamate di nascosto.

Chiedete al Natale o ai giorni di compleanno non vissuti.

Chiedete alla pazienza.

Chiedete ai sorrisi stampati sul volto e alla semplicità di momenti rubati alla realtà.

Cosa è un amante…?

Ecco è qualcuno che seppur costretto al silenzio spesso oltre al sesso prova a costruire un paio di ali all’altro per farlo volare…ancora…

WEB

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i miei anni


Tutti i miei anni identici li lascio

in fila nei cortili e sui balconi

come i giocattoli che a fine pomeriggio

rimangono per prendersi la notte,

e passano i mattini ad asciugare

e perdono colore a poco a poco

Ogni volta che mi fermo faccio casa

in ogni casa faccio i miei cortili

di roba abbandonata che rimane.

Ma forse si può vivere soltanto

in queste due nature senza pace

chi in ogni cosa abita e chi passa

da sempre, chi fa il vento e chi fa il muro.

Isabella Leardini

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lettera d’addio


Ti amo come si amano certe cose oscure, segretamente, tra l’ombra e l’anima (Pablo Neruda)».

“È così che è iniziata la mia storia con Marielle, in segreto, anche per noi. Al punto da non riuscire a identificare cosa fosse quel sentimento senza nome che ci guidava. Per anni non abbiamo potuto vivere la nostra vita in libertà. Temevamo i pregiudizi sociali, temevamo la reazione dei nostri amici e delle nostre famiglie, temevamo soprattutto la nostra paura. Potevano due donne, nate nelle favelas, vivere insieme? C’erano molte ragioni per restare lontane e solo una ci ha spinte avanti: l’amore. Non potevamo vivere separate l’una dall’altra. Abbiamo affittato un piccolo appartamento nei dintorni di Maré, con i pochi soldi di cui disponevamo. Avevamo solo un divano letto e un armadio ma era abbastanza per noi perché era il nostro spazio, il nostro rifugio. Dopo forti e lunghe pressioni sociali io e Marielle ci siamo lasciate e riprese tante volte. Così per tredici anni. Gli ostacoli tra noi erano tanti. Combattevamo per le stesse cause, avevamo gli stessi sogni e le stesse speranze di un mondo migliore. Avevamo la stesse origine, nate e cresciute entrambe nel Maré. Anni dopo abbiamo scoperto che i nostri genitori erano amici. Erano segnati i nostri destini, già dal giorno della nascita, come canta l’artista brasiliano Cazuza? Esagerato! Proprio com’era il nostro amore. Secondo l’astrologia acquario e leone sono segni complementari. Lei era leone, io sono acquario. Le stelle hanno ragione, eravamo complementari. Lei era fuoco e io aria: insieme eravamo un fuoco incontrollabile, allineato su tutto, intenso, singolare e completo. Quando alla fine abbiamo realizzato il nostro sogno di vivere insieme la mia vita è diventata caotica: lei era molto disorganizzata mentre io sono metodica e seguo la mia agenda di lavoro. Lei mi ha insegnato a rallentare un po’ e io ho aiutato lei a vivere meglio nel suo caos. A casa era dolce e tranquilla, mi permetteva di prendermi cura di lei. La donna più forte che abbia mai conosciuto. Ogni giorno affrontava il mondo a viso aperto stringendo le mani di tutti. Non importava quando dure fossero le sue giornate, tornava sempre a casa con un sorriso splendido. Lo faceva per me. Io l’aspettavo alla porta. Ci baciavamo e abbracciavamo come se fosse sempre il primo appuntamento. Mi diceva: «È bello tornare e trovarti qui». Non era un’abitudine, ci mancavamo davvero ogni giorno. Ogni mattina salutarci e separarci era difficile. Un bacio non era mai abbastanza. Lei arrivava alla porta, poi tornava indietro, ci baciavamo ancora due, tre volte, poi lei usciva. Dirci arrivederci non è mai stato semplice. Non lo è nemmeno adesso.”

«Così ti amo perché non so amare altrimenti che così, in questo modo in cui non sono e non sei, così vicino che la tua mano sul mio petto è mia, così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno (Pablo Neruda)».

(Marielle Franco è stata uccisa in Brasile. La sua storia e il suo impegno sono una memoria preziosa da custodire. La lettera d’addio della sua compagna è poesia.

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