FERITE E RIFIORITURE


Credevi di andartene, giovinezza

come un ospite ingrato

che esce da una casa senza salutare

come scompare la brina da un prato

di montagna col passare del mattino.

Invece ti ho ancora vicino.

Credevi di fare la furba, di fottermi

dopo avermi tanto piagato

con la tua nevrastenia torbida

con il tuo desiderio inappagato

con la tua timidezza vergine

che sempre mi storceva la bocca.

Invece sei ancora qui, nonostante

i capelli, i peli che appassiscono

le unghie che si sfarinano e cadono

le ossa che faticano, ti tocca

restare ancora con me.

Ramo d’ulivo, stelo di papavero

sei mistero, anima ,sorpresa

sei la bellezza vagabonda ,illusa,

piazze di una città sconosciuta

percorse all’alba in fretta senza meta.

Credevi di andartene, ma io

ti ospito troppo bene in un cuore

feroce e ragazzo, che niente ha domato,

che conosce troppo bene la tua carezza

e come rinasci fenice dalle tue ceneri.

Resta qui, che io ti veneri.

Giuseppe Conte

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