“Terza persona singolare”

Non voglio dimenticare, come fanno gli adulti. Non voglio diventare come loro, che credono che quando si è piccoli non si capisce niente e dicono ”Beati voi, beata infanzia, beata innocenza. Ah! Se potessi tornare indietro”. Invece, io voglio ricordarmelo che non era così tanto straordinario essere bambini, perché si capisce tutto, ogni cosa che accade, e si soffre, o si è felici, o si pensa, si ragione, proprio come gli adulti. Solo che non decidi niente, non puoi fare niente, sei come prigioniero; nessuno ti ascolta sul serio; o ti ascoltano ma si capisce benissimo che pensano di sapere già quel che stai per dire e ti rispondono prima ancora che tu abbia finito di parlare; nessuno crede sul serio che tu abbia qualcosa di importante da dire: se piango vengo consolata come un bambino che poi tanto gli passa, se rido mi dicono subito di stare buona e calma e non far chiasso. Essere bambini non è divertente come dicono. Stai lì e aspetti di crescere per sentire su di te uno sguardo diverso. … Io aspetto, continuo sempre ad aspettare. Le cose che raccontano i grandi non sono vere. Devo ricordarmelo. Anche se so bene che non siamo uguali-uguali agli adulti; ma proprio questo non devo dimenticare: un bambino sa di essere diverso, di essere nato dopo. E tuttavia, aver vissuto meno anni, non significa non aver vissuto.”

Maria Stella Conte

 

occhietti:
“ Lasciatemi sbagliare che voglio imparare.
- web
”

 

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