Fahrenheit 451


“Non c’è nulla di magico, nei libri; la magia sta solo in ciò che essi dicono, nel modo in cui hanno cucito le pezze dell’Universo per mettere insieme così un mantello di cui rivestirci.” 

Ray Bradbury

 

Annunci

Ricordi di un vicolo cieco


Socchiudo gli occhi e riconosco il mio mondo. Poi dedico una preghiera a tutte le persone che a un certo punto si sono allontanate da me.
Le persone con cui avrei potuto avere un rapporto diverso, e con le quali, invece, per qualche ragione non è andata bene.
In questo mondo, a causa delle circostanze in cui li ho incontrati, tra me e loro le cose non hanno funzionato in nessun modo.
Ma sento, ne sono certa, che da qualche parte, in un mondo profondo e lontano, su una bellissima riva, ci sorridiamo, ci offriamo gentilezza, e trascorriamo insieme momenti felici.
Banana Yoshimoto

 

Io sono strana


Io sono strana, lo so.
Sono un groviglio  di contraddizioni,   mescolo la rabbia con i sogni  i sogni ,con la speranza , l’amore ,con il desiderio, la delusione con la determinazione,il pianto con una sana risata.
Lancio un sasso e nascondo la mano  per tirarle fuori entrambe.
Sono un groviglio di tutto  nel mio essere donna  madre, compagna, amante, amica  con tutta la mia luce  e con tutta la mia oscurità.
Sono un bagaglio di vissuto  di lividi nascosti sotto pelle  di battiti improvvisi soffocati  di sogni sognati caduti a terra
prima di prendere il volo.
Di traguardi raggiunti, di fallimenti  di rabbia uccisa  di momenti di sì e momenti no.
Sono un groviglio di donna  di passione, amore  di odio, di indifferenza.
Sono schiva e solare  rido e piango con la stessa forza
sono mare in tempesta ,onda calma che abbraccia
passione che travolge.
Troppo presente, troppo assente  troppo vicina, troppo lontana
ma se non mi trovi è solo perché  non hai allungato la mano.
Gioco in difesa  ma senza armi d’attacco,  mi arrendo davanti a un sogno  e so ascoltarne i battiti  perché vivo di quei “battiti”.

Silvana Stremiz

 

occhietti:
“ Può durare anche pochissimo, basta che sia infinito.
- Vinicius De Moraes
”

Caro Gramellini..


Caro Gramellini…
Eccomi. Sono qui. Sono uscita. Sono uscita giorni, mesi, anni fa. Sono uscita tutti i giorni dall’11 settembre in poi. Forse non mi hai vista. Forse non mi hai voluta vedere, ma io sono uscita ed insieme a me sono usciti i miei fratelli, musulmani e non, italiani e non. Gente figlia dell’amore, gente che crede nell’unità del popolo, nella libertà e nell’uguaglianza.

Hai ragione quando dici che servono gesti che cambino la trama di questa storia, ma sbagli ad aspettarteli solo da me. Sbagli a pensare che tu puoi permetterti il lusso di “restare sull’uscio ad osservare”, mentre io combatto la nostra battaglia: quella di tutti noi cittadini europei che crediamo nella pace e nella convivenza tra popoli, religioni, etnie. Quella che già combatto da tempo, ma che non posso vincere senza di te.

Un fratello condivide il tuo dolore. Un fratello ti sostiene. Un fratello scende in piazza accanto a te, non ti lascia solo. Tu mi hai lasciata sola. Tu non sei mio fratello.

Da un lato mi dici che questi farabutti sono nati e cresciuti qui, insieme a me e te, dall’altro dici che parlano la “mia” lingua, frequentano i “miei” negozi, che i loro figli vanno a scuola con i “miei”. E i tuoi, caro Gramellini? Dove vanno a scuola i tuoi figli? Che negozi frequenti tu? Che lingua parli? Dici che sono “una di voi”, ma continui a parlare di “nostri” e “vostri”.

Gli attentatori non sono mai ragazzi religiosi, non frequentano quasi mai le moschee e io non ho mai a che fare con loro. Proprio come te. Sono ragazzi disturbati, che provengono dalle periferie dimenticate delle grandi città; sono degli emarginati con precedenti penali, e non c’entrano niente con me.

La solidarietà religiosa e razziale che mi accusi di provare non esiste, anche perché non provo solidarietà per i fomentatori di odio e i violenti. Se provo solidarietà è solo per i miei fratelli europei che, loro malgrado, sono diventati il bersaglio di una violenza indiscriminata e ingiustificabile.

L’Italia è la mia casa. Non mi ha accolta e non mi ha offerto nulla. Ogni cosa che ho in questa terra, me la sono guadagnata con il sacrificio, la fatica e il lavoro, miei e dei miei genitori, che sono arrivati qui ormai più di 40 anni fa. Un italiano che credeva nella ricchezza della diversità ha saputo guardare oltre il loro essere giovani musulmani pakistani, e gli ha voluto bene. Tanto, da dare loro il suo cognome e convincerli a restare.

Le tue parole feriscono l’anima di persone come loro, di persone come mio nonno e dei tuoi un milione di concittadini musulmani da cui hai tante pretese, forse anche giuste, ma al fianco dei quali non vuoi combattere, e che accusi di essere complici di barbarie come quella commessa da un folle a Nizza. Non è giusto.

Hai oltrepassato quel confine sottile che separa il populismo dall’islamofobia.

E per questo, io non voglio fare nessun patto con te, anche perché il tuo mi sembra più una minaccia che un patto. I nostri razzisti li terremo lontani dal governo io e i miei fratelli, con il nostro voto e il nostro impegno. Siamo già passati all’azione, abbiamo già preso le distanze dagli invasati e contraddetto punto su punto chi si è avvicinato a noi con idee distorte, e continueremo a farlo.

Sai, è perché stiamo giocando senza di te che stiamo perdendo la partita. Ma vorrei ti fosse chiaro che se ci sconfiggeranno, sarà stata anche colpa tua…

Sabika Shah Povia  giornalista italiana mussulmana  -The Post Internazionale

 

 

 

 

L’amata.


Io credo che la vita ti abbia dato molto; e nello stesso tempo ti abbia offeso in un modo misterioso a te stessa. Per stare veramente in pace con te, bisogna sbranarti e lasciarsi sbranare, fare la guerra e poi riposarsi esausti senza più forze, essendo tu una donna non di serenità e di riposi, ma di tregue e di riconciliazioni. È la cosa che ancora desideri, in fondo a te: una grande riconciliazione, dopo una grande guerra. Il mondo ti può offrire ben poco con le sue miserabili gazzarre; ed è per questo che ti si perdona ogni cosa, in alto loco.

Elsa Morante