Il signor McNamara

Tutto fu diverso dopo la morte di mio padre. Mia madre e io cominciammo a fare passeggiate insieme. Le davo il braccio, e qualche volta la mano, perché sapevo che si sentiva sola. Mi parlava di lui, mi raccontava della loro luna di miele a Venezia, dell’enorme piazza dove si sedevano a bere cioccolata calda ascoltando la musica delle orchestrine. Mi raccontò che quando ero nato mio padre le aveva regalato un anello con un’ambra comprato da Louis Wine a Dublino. Mi sorrideva durante le nostre passeggiate e mi diceva che benché avessi appena tredici anni stavo già prendendo il suo posto. Un giorno la casa sarebbe stata mia, precisò, e avrei avuto figli miei, ma io a questo non volevo nemmeno pensare. Non volevo sposarmi; volevo che mia madre fosse sempre con me, a fare passeggiate insieme e a parlarmi della persona che a noi tutti mancava tanto. Eravamo ancora una famiglia, le mie sorelle, mia madre e io, Flannagan in giardino, e Bridget. Non volevo che qualcosa cambiasse.

William Trevor

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