«Cara mamma, oggi è la tua festa ma papà ti ha uccisa

Cara mamma,
nessuno aveva detto alla supplente di storia che cosa ti era successo e così la scorsa settimana è entrata in classe e ci ha detto che potevano fare qualcosa di speciale per la nostra mamma che le avremmo regalato domenica per la festa della mamma.
Tu mamma non ci sei più, ti ha uccisa papà due anni fa, ma non sapevo come dirglielo, mi vergognavo, e di raccontare ancora bugie non ho più voglia.
Per fortuna Sabina è stata bravissima e si è alzata in piedi e ha detto alla maestra: «Senta, va bene lo stesso se scriviamo una lettera alla mamma ma la diamo a un’altra donna a cui vogliamo bene? una zia, un’amica, la nonna?!»
Penso che l’insegnante abbia capito che qualcuno la mamma non ce l’aveva più.. e ha prontamente risposto: ‘certo!’ mi sembra un’ottima idea. Domenica 8 maggio si festeggia la festa di tutte le mamme, ma chi non può darla alla propria mamma, la dà alla donna a cui vuole tanto bene!’
Sabina è davvero un’amica.
quando papà ti ha uccisa Non ne parlava nessuno; se io facevo domande, tutti facevano finta di nulla e cambiavano discorso. Mi ricordo anche di qualche insegnante che mi guardava con uno sguardo pieno di pietà ma senza calore, senza affetto. Non ho mai avuto qualcuno che mi abbia abbracciato, detto una parola giusta. Sentivo addirittura qualcuno che mormorava ‘lei è la figlia di…’ ‘ e, sì, quello là, che tragedia, e chi lo avrebbe mai detto..’, ‘poveraccia che brutta fine’, ‘chissà che era successo a quell’uomo per arrivare a fare una cosa del genere’. E cose di questo tipo.
I miei compagni no, non tutti. Io in realtà non ne parlavo con nessuno. Non sapevo neanche bene cosa dire. Cosa potevo dire, mamma? Che papà ti aveva spaccato la testa in due perché io non stavo zitta e continuavo a volere quei maledetti biscotti? Oppure potevo dire a loro che tu non amavi più papà, e che volevi cambiare casa, città, trovare un lavoro, che volevi pensare un po’ anche a te? Cosa c’è di sbagliato? Non può essere questo il motivo per cui papà ti ha uccisa. La zia e la nonna non mi hanno mai raccontato che cosa era successo. Continuano a pensare che non lo so, che sei malata e che sei in un posto lontano per curarti … da due anni, mamma! Da due anni e non ti fai sentire? Ma non sanno che io ero in camera mia quando papà ti ha uccisa? Lo sentivo che gridavi, ma non riuscivo a uscire dalla mia camera e mi stringevo alla mia pecora di peluche sperando che lui smettesse. Poi sentii solo il rumore del silenzio.
Non ti ho mai più vista. Mai. Io sono una bambina curiosa ma non stupida, il tuo nome sta su internet, e li ho sentiti a casa parlarne. Ma è un tabù, una vergogna. Forse lo fanno per proteggermi, ma non sono io che devo essere protetta, eri tu mamma che dovevano proteggere.
Non mi hanno portato al tuo funerale, pensa. Se almeno ti avessi vista in quella bara, almeno saprei dove è il tuo corpo, e saprei la verità, perché non fa meno male se si racconta un’altra cosa. Mamma, se solo ti avessero ascoltata! Adesso posso solo sperare che non ci siano più altri bambini o bambine che vivano un dolore così grande.
Lo sai mamma, non è solo l’averti perso che mi fa male. Anche Sabina ha perso la mamma, e un sacco di altre persone oggi 8 maggio non possono farle direttamente gli auguri. Ma quando diventi orfana così, il dolore ti spezza le gambe. E ogni momento devi fare affidamento alle tue forze per avere fiducia negli altri e guardare al futuro.
I nonni sono invecchiati tantissimoda quando papà ti ha uccisa, poveretti, la loro figlia più giovane. Loro hanno sempre meno voglia di fare le cose, io invece starei sempre in giro, a viaggiare, al parco, con le amiche. Io devo andare avanti. Non posso fermarmi.
Il mio essere orfana è in un modo speciale, unico. Non ti rassegni, ma soprattutto intorno a te, ‘di quella cosa lì’ non si parla mai. Immagino che c’è un processo in corso, ma non so nulla. Ho solo sentito delle frasi qua e là. E invece mi piacerebbe andarci in quell’Aula, o se non adesso un giorno, chissà, chiedere a papà: ma perché lo hai fatto?
No, forse no, mamma, che dici, direbbe ancora bugie se in carcere non sta davvero cambiando e mettendo da parte quella sua arroganza e presunzione di avere sempre ragione. Mi mentirebbe ancora, e direbbe forse che lo ha dovuto fare, per proteggermi, per proteggere l’umiliazione a cui lo stavi sottoponendo, non lo so. Mi piacerebbe chiedere a lui o a tutti quegli altri padri che hanno ucciso le loro compagne, mamme di tanti bambini, ma perché? Cosa speravate? State meglio adesso che l’avete uccisa? E a noi figli, ci avete mai pensato? Ci avete mai pensato se ne valeva davvero la pena? Mamma, secondo te, papà poteva essere fermato? Chi poteva proteggerti? Io ero troppo piccola e terrorizzata; tu ci hai provato con le buone e con le cattive; la zia e la nonna facevano finta di non capire e tu non dicevi quanto lui era capace di fare del male e congelare con le sue parole e minacce il sangue che ormai non scorreva più nelle vene di nessuno. Forse papà stesso poteva proteggersi, ma lui non ha protetto né se stesso, né noi e ha distrutto in questo modo lui, te e me e tanta altre persone.
Lo sai mamma cosa c’è di triste in questa nostra storia che sembra più una guerra? Che nessuno ha vinto davvero.
Un giorno forse fra tanti anni incontrerò papà, se avrà la capacità di guardare oltre il suo egoismo e semmai aiutare me o tanti altri uomini a non commettere gesti che distruggono per sempre quel dono bellissimo che è la vita che nessuno ha il diritto di toglierti.

Auguri mamma bellissima, oggi un pensiero speciale va a te e alle decine e decine e decine e decine di mamme che ogni anno vengono uccise dai loro mariti, fidanzati, compagni. Vorrei che qualcuno si ricordasse di voi, io lo faccio ogni momento, e si ricordasse di tutti quegli altri orfani che come me la mamma l’hanno persa per sempre perché uccisa da papà, spegnendo per sempre quell’interruttore della vita

questa è una lettera liberamente ideata da Anna Costanza Baldry. È una sintesi del vissuto degli orfani e dei loro affidatari che hanno partecipato al primo studio nazionale (coordinato dal Dipartimento di Psicologia della Seconda Università degli Studi di Napoli, in collaborazione con DiRe), per la creazione di linee guida sui loro bisogni .

Cara mamma,
nessuno aveva detto alla supplente di storia che cosa ti era successo e così la scorsa settimana è entrata in classe e ci ha detto che potevano fare qualcosa di speciale per la nostra mamma che le avremmo regalato domenica per la festa della mamma.
Tu mamma non ci sei più, ti ha uccisa papà due anni fa, ma non sapevo come dirglielo, mi vergognavo, e di raccontare ancora bugie non ho più voglia.
Per fortuna Sabina è stata bravissima e si è alzata in piedi e ha detto alla maestra: «Senta, va bene lo stesso se scriviamo una lettera alla mamma ma la diamo a un’altra donna a cui vogliamo bene? una zia, un’amica, la nonna?!»
Penso che l’insegnante abbia capito che qualcuno la mamma non ce l’aveva più.. e ha prontamente risposto: ‘certo!’ mi sembra un’ottima idea. Domenica 8 maggio si festeggia la festa di tutte le mamme, ma chi non può darla alla propria mamma, la dà alla donna a cui vuole tanto bene!’
Sabina è davvero un’amica.
quando papà ti ha uccisa Non ne parlava nessuno; se io facevo domande, tutti facevano finta di nulla e cambiavano discorso. Mi ricordo anche di qualche insegnante che mi guardava con uno sguardo pieno di pietà ma senza calore, senza affetto. Non ho mai avuto qualcuno che mi abbia abbracciato, detto una parola giusta. Sentivo addirittura qualcuno che mormorava ‘lei è la figlia di…’ ‘ e, sì, quello là, che tragedia, e chi lo avrebbe mai detto..’, ‘poveraccia che brutta fine’, ‘chissà che era successo a quell’uomo per arrivare a fare una cosa del genere’. E cose di questo tipo.
I miei compagni no, non tutti. Io in realtà non ne parlavo con nessuno. Non sapevo neanche bene cosa dire. Cosa potevo dire, mamma? Che papà ti aveva spaccato la testa in due perché io non stavo zitta e continuavo a volere quei maledetti biscotti? Oppure potevo dire a loro che tu non amavi più papà, e che volevi cambiare casa, città, trovare un lavoro, che volevi pensare un po’ anche a te? Cosa c’è di sbagliato? Non può essere questo il motivo per cui papà ti ha uccisa. La zia e la nonna non mi hanno mai raccontato che cosa era successo. Continuano a pensare che non lo so, che sei malata e che sei in un posto lontano per curarti … da due anni, mamma! Da due anni e non ti fai sentire? Ma non sanno che io ero in camera mia quando papà ti ha uccisa? Lo sentivo che gridavi, ma non riuscivo a uscire dalla mia camera e mi stringevo alla mia pecora di peluche sperando che lui smettesse. Poi sentii solo il rumore del silenzio.
Non ti ho mai più vista. Mai. Io sono una bambina curiosa ma non stupida, il tuo nome sta su internet, e li ho sentiti a casa parlarne. Ma è un tabù, una vergogna. Forse lo fanno per proteggermi, ma non sono io che devo essere protetta, eri tu mamma che dovevano proteggere.
Non mi hanno portato al tuo funerale, pensa. Se almeno ti avessi vista in quella bara, almeno saprei dove è il tuo corpo, e saprei la verità, perché non fa meno male se si racconta un’altra cosa. Mamma, se solo ti avessero ascoltata! Adesso posso solo sperare che non ci siano più altri bambini o bambine che vivano un dolore così grande.
Lo sai mamma, non è solo l’averti perso che mi fa male. Anche Sabina ha perso la mamma, e un sacco di altre persone oggi 8 maggio non possono farle direttamente gli auguri. Ma quando diventi orfana così, il dolore ti spezza le gambe. E ogni momento devi fare affidamento alle tue forze per avere fiducia negli altri e guardare al futuro.
I nonni sono invecchiati tantissimoda quando papà ti ha uccisa, poveretti, la loro figlia più giovane. Loro hanno sempre meno voglia di fare le cose, io invece starei sempre in giro, a viaggiare, al parco, con le amiche. Io devo andare avanti. Non posso fermarmi.
Il mio essere orfana è in un modo speciale, unico. Non ti rassegni, ma soprattutto intorno a te, ‘di quella cosa lì’ non si parla mai. Immagino che c’è un processo in corso, ma non so nulla. Ho solo sentito delle frasi qua e là. E invece mi piacerebbe andarci in quell’Aula, o se non adesso un giorno, chissà, chiedere a papà: ma perché lo hai fatto?
No, forse no, mamma, che dici, direbbe ancora bugie se in carcere non sta davvero cambiando e mettendo da parte quella sua arroganza e presunzione di avere sempre ragione. Mi mentirebbe ancora, e direbbe forse che lo ha dovuto fare, per proteggermi, per proteggere l’umiliazione a cui lo stavi sottoponendo, non lo so. Mi piacerebbe chiedere a lui o a tutti quegli altri padri che hanno ucciso le loro compagne, mamme di tanti bambini, ma perché? Cosa speravate? State meglio adesso che l’avete uccisa? E a noi figli, ci avete mai pensato? Ci avete mai pensato se ne valeva davvero la pena? Mamma, secondo te, papà poteva essere fermato? Chi poteva proteggerti? Io ero troppo piccola e terrorizzata; tu ci hai provato con le buone e con le cattive; la zia e la nonna facevano finta di non capire e tu non dicevi quanto lui era capace di fare del male e congelare con le sue parole e minacce il sangue che ormai non scorreva più nelle vene di nessuno. Forse papà stesso poteva proteggersi, ma lui non ha protetto né se stesso, né noi e ha distrutto in questo modo lui, te e me e tanta altre persone.
Lo sai mamma cosa c’è di triste in questa nostra storia che sembra più una guerra? Che nessuno ha vinto davvero.
Un giorno forse fra tanti anni incontrerò papà, se avrà la capacità di guardare oltre il suo egoismo e semmai aiutare me o tanti altri uomini a non commettere gesti che distruggono per sempre quel dono bellissimo che è la vita che nessuno ha il diritto di toglierti.

Auguri mamma bellissima, oggi un pensiero speciale va a te e alle decine e decine e decine e decine di mamme che ogni anno vengono uccise dai loro mariti, fidanzati, compagni. Vorrei che qualcuno si ricordasse di voi, io lo faccio ogni momento, e si ricordasse di tutti quegli altri orfani che come me la mamma l’hanno persa per sempre perché uccisa da papà, spegnendo per sempre quell’interruttore della vita

questa è una lettera liberamente ideata da Anna Costanza Baldry. È una sintesi del vissuto degli orfani e dei loro affidatari che hanno partecipato al primo studio nazionale (coordinato dal Dipartimento di Psicologia della Seconda Università degli Studi di Napoli, in collaborazione con DiRe), per la creazione di linee guida sui loro bisogni .

 

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