Mi hanno detto

Mi hanno detto che nessuno canta la parola “fame” e la parola “amore” come le canto io. Forse è perché so cosa han voluto dire queste parole per me, e quanto mi sono costate …Tutto quel che ho imparato in tutti questi posti da tutta questa gente si può riassumere in quelle due parole. Nella vita, per prima cosa devi avere da mangiare e un po’ d’amore.”

 Billie Holiday

Billie Holiday, con l'aiuto e il supporto di Artie Shaw, fu tra le prime cantanti nere ad esibirsi assieme a musicisti bianchi, superando le barriere razziali.[9] La Holiday nei locali dove cantava doveva comunque utilizzare l'ingresso riservato ai neri, e rimanere chiusa in camerino fino all'entrata in scena. Una volta sul palcoscenico, si trasformava in Lady Day: portava sempre una gardenia bianca tra i capelli, che divenne il suo segno distintivo.

Nel 1939, sfidando le discriminazioni razziali che colpivano i neri, cantò una canzone coraggiosa, Strange Fruit (Grammy Hall of Fame Award 1978): il frutto era il corpo di un nero ucciso dai bianchi ed appeso a un albero. La canzone divise il pubblico; la Holiday poté eseguirla solo se la direzione del club lo consentiva previamente.

Billie Holiday nel 1949
All'inizio degli anni quaranta la sua vita subì due forti scosse: un matrimonio breve e tormentato e la morte della madre. Prostrata, cominciò ad assumere stupefacenti, dalla marijuana fino all'eroina.

 Venne in Italia una sola volta, nel 1958 a Milano, dal 3 al 9 novembre ma in un teatro di avanspettacolo. Il pubblico, non abituato al jazz, non gradì lo spettacolo e la Holiday non poté nemmeno cantare tutti i brani in scaletta: dopo il quinto pezzo venne fatta tornare in camerino[10]. Il 9 novembre, ultimo giorno di permanenza a Milano della cantante, fu organizzato da appassionati e intenditori di jazz uno spettacolo “riparatore” al Gerolamo, in piazza Beccaria, grazie al fido Mal Waldron. Il pubblico le tributò una vera e propria ovazione.
(da Wikipedia)

 

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