“Una specie di patto”

Nei viaggi solitari esiste una pienezza diversa di sè. La possibilità di vivere in territori neutri, in mezzo a persone che abitualmente parlano una lingua diversa, il fatto di adattarsi a un’architettura e a un paesaggio stranieri producono uno spiazzamento delle nostre certezze e , se si è veramente onesti e sinceri, permettono di scoprire chi si è. In sostanza, tutti i viaggi che si fanno sono solo la figura di quell’altro viaggio all’interno di noi stessi che inizia nel momento in cui nasciamo e finisce quando dio vorrà. Non c’è viaggio più avvincente di quello che ognuno può fare alla scoperta di sè. E ci sono, naturalmente, molti modi per fare questo viaggio. Amare una persona, per esempio. Vivere insieme a lei. Essere abbandonati da quella stessa persona, come è accaduto a Helmut, dopo otto anni. Oppure ritirarsi in un deserto e abbracciare l’esperienza mistica. Per quelli come Helmut e me, troppo amanti del mondo per abbandonarlo, troppo scorticati dall’amore per cercarne un altro, c’è una sola strada: la scoperta della solitudine.

Di anno in anno, Helmut e io ci vediamo in una città differente, in territori stranieri, alla ricerca di qualcosa che è dentro di noi, che non sappiamo, ma che un giorno o l’altro – forse l’anno prossimo a Tokio – riuscirà di nuovo a farci amare.

P.VITTORIO TONDELLI

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