Il galateo dell’ineleganza

Al fatto che i costumi cambino senza soluzione di continuità ci siamo rassegnati e il più delle volte adeguati.

Tutto intorno a noi in pochi anni si è modificato. In peggio. La buona creanza è stata sostituita dalla cafonaggine in ogni manifestazione umana. Clamorosa addirittura la decadenza formale dell’abbigliamento. La cosiddetta moda maschile, esibita con enfasi nelle sfilate periodiche dei marchi rinomati, fa venire i brividi. Parliamo dei modelli in passerella: non capisci di quale sesso siano, ammesso ne abbiano uno. Non indossano giacche e pantaloni di foggia standard; si coprono con drappi di tessuto variopinto, non sfigurerebbero in un harem di qualche sceicco un po’ storto. Le loro calzature meritano un discorso a parte: sono carrarmati con i «tacchi» all’interno, affinché alzino la statura di chi li inforca senza, tuttavia, essere visibili. La gente pretende di essere alta e non disdegna alcun artificio onde raggiungere vette innaturali. Il risultato è pessimo: si rende ridicola. Specialmente le donne, che ondeggiano spericolatamente su trampoli della stessa misura di un polpaccio medio.

Tutto questo è ancora niente. Se entri in banca e vai allo sportello, stai certo che il funzionario è in maniche di camicia, stile carpentiere in attività, dal cui colletto sbottonato emergono cespugli di peli e, non raramente, catenelle d’oro. Quando cominciai a frequentare le redazioni, anni Sessanta, non c’era un giornalista che non fosse irrigidito in un completo grigio, corredato da cravatta d’ordinanza annodata con cura. Oggi solamente i portieri d’albergo sono agghindati così. I miei colleghi gironzolano nei corridoi, e partecipano alle riunioni di lavoro collettivo, come se fossero in uno stabilimento balneare: magliette, tipo Polo, jeans sdruciti, scarpacce deformate. Spesso lorsignori sono senza calze. Spettacolo deprimente. Il numero delle donne è aumentato a dismisura: mi aspetto da un momento all’altro che si esibiscano in bikini davanti alla macchinetta che distribuisce caffè tossico e vomitivi vari.

Un duro colpo all’evoluzione della specie viene dalla massa che viaggia in metropolitana: trascurando gli afrori ascellari, si scorgono in vettura soggetti talmente malmessi da indurti a supporre che siano appena evasi da un carcere di massima sicurezza. I passeggeri, avvolti in stracci scoloriti, non distolgono lo sguardo dal display, impegnati a digitare. Che fanno? Sono intenti a giocare. Ti assale il sospetto che siano profughi giunti di recente in Italia dopo una crociera di fortuna in gommone. Manco per niente. Alcuni sono impiegati postali, fattorini. Non escluderei che nel mucchio ci sia qualche dirigente d’azienda. Infatti, dobbiamo constatare che la democrazia produce effetti negativi: non sono i ceti più bassi ad elevare il loro gusto al livello di quelli alti, ma viceversa. Fanno scuola gli sfigati, e i capi sono ottimi allievi. Non distingui gli uni dagli altri.Ogni tanto la tivù manda in onda filmati relativi a partite di calcio del secolo scorso. Fateci caso. Quando sono inquadrate le tribune, si ammirano schiere di compostissimi spettatori, tutti in giacca e rigorosamente incravattati. Già. All’epoca era in voga il vestito della festa, e poiché le gare di pallone si disputavano la domenica, la massa si recava allo stadio sfoggiando l’abito più pregiato, forse l’unico scovato nell’armadio.

Ecco, il vestito della festa è sparito. È in disarmo. Alcuni raffinati di risulta si abbigliano decentemente nei giorni feriali qualora svolgono un lavoro pubblico, gli avvocati e i giudici: ma, in quelli festivi, anche costoro si lasciano andare agli orrori correnti: d’inverno giacconi da tranviere, d’estate magliette da tennista amatoriale e infradito. Raggelanti.L’eleganza non è più un punto d’arrivo, ma qualcosa da aborrire. Se l’etica è stata distrutta dalla corruttela, l’estetica è stata assassinata, sepolta nelle riviste patinate a tiratura limitata. Se vi capita, entrate in chiesa in occasione di una messa cantata: troverete individui che ostentano gambe pallide e irrigate da vene varicose, bermuda e sandali raccapriccianti. Non mi stupirei se anche i preti, un bel dì, salissero sul pulpito in ciabatte. Lentamente arriveremo anche a questo: dopo l’ora delle chitarre, scoccherà quella delle pianelle sacerdotali.

E pensare che, sia pure nel generale sbracamento, con un pizzico di volontà potremmo, se non essere più virtuosi, apparire gradevoli o almeno non sgradevoli. Sarebbe sufficiente essere rispettosi di alcune norme: la prima, non fare schifo; la seconda, guardarsi allo specchio e giudicare se stessi come si valuta il prossimo.

Buone vacanze trasandate.

Vittorio Feltri

Vittorio Feltri

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3 thoughts on “Il galateo dell’ineleganza

  1. Dissento visceralmente dal post di questo fascista che certo amerebbe vederci tutti vestiti e inquadrati in abiti littori o quanto meno borghesi.
    Credo che l’abito non faccia il monaco e che il degrado di questi anni sia nato proprio tutto da quelle persone tutte belle vestite,della Milano da bere degli anni 80 e della loro ignobile ipocrisia.La stessa ipocrisia di questo personaggio che si definisce un giornalista e che dalla sua ipocrita eleganza ha diretto dei giornali che hanno tirato fango e merda a profusione in questi anni proprio addosso a chi cercava onestamente di far il proprio lavoro contro criminalità e corruzione.
    Ha un bel parlare sto tizio di maniche corte e polo lui che il massimo della fatica al lavoro che può fare è quella di leccare il culo hai potenti. Ci andasse a lavorare sto tizio invece di pontificare su chi invece al lavoro ci va e si fa il mazzo.
    Detto ciò personalmente ho sempre vestito casual o sportivo e non credo che indossando giacca e cravatta(che non sopporto…messa solo al militare) sarei una persona migliore. Il formalismo poi di una certa società è assurdo mentre altrove vi sono aziende leader mondiali in cui non si guarda a come vesti ma a ciò che fai! Poi va detto che non siamo tutti uguali e non tutti gli abiti vestono tutti allo stesso modo. Un abito giacca e cravatta indossati da me mi trasformerebbero in una specie palo che cammina mentre ad altri stanno a pennello. Il mondo è vario…Feltri se ne faccia una ragione e quella che per lui è indecenza per altri è solo la diversità di colore e di tante cose che compongono una società.
    Poi ovvio…esiste anche il snso estetico(e non tutti l’hanno) e quello de ridicolo. Se dovessi indossare i jeans di oggi snza cavallo e senza culo a vita bassa mi sentirei ridicolo e per ciò non l’indosso ma al di la di ciò…beh…che sia proprio sto tizio a dire a noi altri di guardarci allo specchio…è davvero il colmo!

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      1. Solo per quanto riguarda il senso del ridicolo!Il problema è che, tra i tanti possibili commentatori di ciò, lui non è per nulla credibile in quanto, vestirà anche bene, ma è un essere ignobile e dovrebbe almeno tacere invece di giudicare gli altri mettendosi su un piedistallo!

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