“Marina”


Il tempo non ci rende più saggi, solo più vigliacchi. Per anni sono fuggito senza sapere da cosa. Credevo che, correndo più in fretta dell’orizzonte, le ombre del passato non avrebbero intralciato il mio cammino. Credevo che, mettendo tra me e loro una distanza sufficiente, le voci nella mia testa si sarebbero zittite per sempre.
Carlos  Ruiz  Zafòn

 

 

Lo specchio nello specchio.


Scusa, non posso parlare più forte. Non so quando riuscirai a sentirmi, me che ti parlo. Ma riuscirai mai a sentirmi? Ti prego, accosta l’orecchio alla mia bocca, per quanto tu possa essere lontano, ancora adesso o sempre. Altrimenti non posso farmi capire da te. E, anche se ti degnerai di esaudire la mia preghiera, resteranno tanti silenzi che dovrai riempire da solo. Ho bisogno della tua voce, quando la mia viene meno.

Michael Ende

 

 

 

Elogio funebre di Franz Kafka.


Nel mondo scorgeva invisibili demoni, che straziano e distruggono l’essere umano indifeso. Era troppo perspicace, troppo saggio per poter vivere, troppo debole per lottare, debole come lo sono le creature nobili, belle, che non sono capaci di accettare la lotta contro la loro paura dell’incomprensione, della mancanza di bontà, della menzogna intellettuale, poiché sin dal principio sono coscienti della loro fragilità e nella sconfitta umiliano l’avversario. Conosceva gli uomini, come solo un essere di grande sensibilità nervosa è in grado di conoscerli, un essere solitario, che da un unico sguardo, quasi profeticamente comprende l’altro. Conosceva il mondo in modo insolito e profondo, era lui stesso un mondo straordinario e profondo. Tutti i suoi libri descrivono l’orrore di misteriose incomprensioni, di colpe immeritate diffuse fra gli uomini. La sua coscienza di uomo e artista era a tal punto affinata da consentirgli di penetrare anche laddove gli altri, sordi, ritenevano di essere al sicuro.

Milena Jesenská.

 

Un uomo solo.


Il risveglio comincia con due parole, Poi ciò che si è svegliato resta disteso un momento a fissare il soffitto, e se stesso, fino a riconoscere , e a dedurne Io sono ora viene dopo, ed è, almeno in negativo, rassicurante; poiché stamattina è  che ci si aspettava di essere; come dire, a casa.Ma ora non è semplicemente ora.  è anche un freddo promemoria; un’intera giornata più di ieri, un anno più dell’anno scorso. Ogni ora ha un’etichetta con una data, che rende obsoleti tutti gli ora passati, finché prima o poi, forse – no, non forse, di sicuro – succederà

Christopher Isherwood

immagine : Giovanni Fattori