“Struffoli”


  • Ingredienti
    Farina 700 gr
  • Zucchero 100 gr
  • Miele 400 gr
  • Burro 150 gr
  • 4 Uova
  • Vaniglia 20 gr
  • Lievito 25 gr
  • Brandy
  • Olio (per friggere)

Gli struffoli sono tra i dolci piu’ conosciuti della tradizione napoletana, che si preparano soprattutto in occasione delle feste Natalizie. 

Gli struffoli non sono altro che palline di pasta fritta avvolte nel miele e ricoperte di coloratissimi confetti che, solo a guardarle, mettono tanta allegria.

Preparazione

Disporre la farina sul piano di lavoro e aggiungere lo zucchero, le uova, il burro (ammorbidito precedentemente), la vaniglia e il lievito.

A questo punto impastare bene ed energicamente fino ad ottenere un panetto di pasta omogeneo che andrà lasciato riposare per 4 ore.

Passate le 4 ore cominciate a lavorare la pasta, ottenendo delle piccole palline da friggere in olio bollente. A cottura ultimata lasciate raffreddare.

Far scaldare il miele assieme ad un bicchierino di Brandy e ad un bicchierino d’acqua, portandolo ad ebollizione. A quel punto aggiungere gli struffoli e girare di continuo. Quando son pronti toglierli e adagiateli su un vassoio decorandoli a piacere ( con frutta candita, confetti ecc…). e buon appetito!!!

 

Biscottini da appendere all’albero di Natale.


Ingredienti
350 gr di farina,100 gr di zucchero,100 gr di burro,100 gr di miele,1 uovo,1 cucchiaino di bicarbonato,1 cucchiaino di cannella,1/2 cucchiaino di zenzero,1 pizzico di sale .
Per la glassa

150 gr di zucchero a velo,1/2 albume,1 cucchiaino di succo di limone colorante alimentare q.b.

Preparazione

Mescolate tutti gli ingredienti e impastate bene. Formate una palla con l’impasto, avvolgetela nella pellicola e lasciatela riposare in frigo per almeno mezz’ora.

Stendete l’impasto e formate i biscotti utilizzando stampini diversi. Formate anche un piccolo foro che servirà per far passare il nastrino.

Infornate in forno già caldo e fare cuocere a 180° per 10/15 minuti (a seconda del forno).

Preparate quindi la glassa mescolando l’albume, lo zucchero a velo, il limone e il colorante. La glassa dovrà essere abbastanza densa (altrimenti potete aggiungere altro zucchero a velo). Decorate i biscotti una volta raffreddati utilizzando una sacca da pasticcere dal beccuccio stretto.

Quando la glassa si sarà solidificata, fate passare un nastrino nel foro di ciascun biscotto e appendete al vostro albero.

 

 

 

La storia di Babbo Natale@


La leggenda vuole che Babbo Natale sia in origine un vescovo turco del IV secolo dopo Cristo di nome Nicola. Egli era nato in una famiglia molto ricca, ma aveva scelto di dedicare a Dio la sua vita e di regalare le sue ricchezze agli uomini. Aveva una lunga barba bianca, ed era sempre vestito di rosso, di lui si ricordano tanti atti generosi: in particolare la leggenda narra di come un nobile caduto in povertà si andò a lamentare da Nicola per il destino delle sue tre figlie: senza una dote non avrebbero mai potuto sposarsi e sarebbero rimaste sole. Il vescovo Nicola si commosse e quella stessa notte gettò nella casa delle tre fanciulle un sacco di monete d’oro. Così fece anche la seconda notte, ma la terza, la finestra attraverso la quale aveva lanciato i sacchi, era chiusa. Il vescovo Nicola non si perse d’animo, si arrampicò sul tetto, e gettò il terzo sacco giù dal camino. Dopo la sua morte il vescovo Nicola fu fatto Santo, e festeggiato ufficialmente dalla Chiesa cattolica il 6 dicembre. Nel 1087, le reliquie del santo, conservate nella città turca di Myra, furono portate a Bari, dove sono custodite ancora oggi e San Nicola divenne il protettore della città.

La leggenda del vescovo vestito di rosso, che porta i doni ai bambini gettandoli dai camini, era così bella che cominciò a diffondersi in Europa e sicuramente ha contribuito la grande operazione di marketing operata dalla Coca Cola negli anni trenta quando l’azienda scelse Santa Claus come protagonista per la sua campagna pubblicitaria natalizia. L’incarico di ricreare il personaggio venne affidato a Haddon Sundblom, uno degli illustratori più famosi dell’epoca, che nel 1931 disegnò la famosa immagine di Babbo Natale prendendo come modello il suo vicino di casa e rifacendosi allo scrittore Clement C. Moore, che nel 1823 scrisse il racconto “Una visita di San Nicola”, in cui lo descrive come “un vecchio elfo paffuto e grassottello”. Nasce così il Babbo Natale che conosciamo: paffuto, rosso in volto, barba bianca e vestito di rosso. Il look non tarda ad imporsi anche all’estero ed entra subito nell’immaginario collettivo un po’ in tutti i Paesi del mondo.

In ogni Paese Sanctus Nicolaus (come si chiamava in latino) ha preso molti nomi: in Olanda lo chiamarono Sinter Klass: quando gli emigranti olandesi sbarcarono negli Stati Uniti fondando Nuova Amsterdam (New York), portarono con sé anche il ricordo di Sinter Klass, che in americano divenne Santa Claus.

 

“La storia dell’albero di Natale


In un remoto villaggio di campagna, la Vigilia di Natale, un ragazzino si recò nel bosco alla ricerca di un ceppo di quercia da bruciare nel camino, come voleva la tradizione, nella notte Santa. Si attardò più del previsto e, sopraggiunta l’oscurità, non seppe ritrovare la strada per tornare a casa. Per giunta incominciò a cadere una fitta nevicata. Il ragazzo si sentì assalire dall’angoscia e pensò a come, nei mesi precedenti, aveva atteso quel Natale, che forse non avrebbe potuto festeggiare.Nel bosco, ormai spoglio di foglie, vide un albero ancora verdeggiante e si riparò dalla neve sotto di esso: era un abete. Sopraggiunta una grande stanchezza, il piccolo si addormentò raggomitolandosi ai piedi del tronco e l’albero, intenerito, abbassò i suoi rami fino a far loro toccare il suolo in modo da formare come una capanna che proteggesse dalla neve e dal freddo il bambino.La mattina si svegliò, sentì in lontananza le voci degli abitanti del villaggio che si erano messi alla sua ricerca e, uscito dal suo ricovero, poté con grande gioia riabbracciare i suoi compaesani. Solo allora tutti si accorsero del meraviglioso spettacolo che si presentava davanti ai loro occhi: la neve caduta nella notte, posandosi sui rami frondosi, che la piana aveva piegato fino a terra. Aveva formato dei festoni, delle decorazioni e dei cristalli che, alla luce del sole che stava sorgendo, sembravano luci sfavillanti.In ricordo di quel fatto, l’abete venne adottato a simbolo del Natale e da allora in tutte le case viene addobbato ed illuminato, quasi per riprodurre lo spettacolo che gli abitanti del piccolo villaggio videro in quel lontano giorno.Da quello stesso giorno gli abeti nelle foreste hanno mantenuto, inoltre, la caratteristica di avere i rami pendenti verso terra
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La storia del presepe


La parola “presepe” significa letteralmente “mangiatoia” e indica la “culla”  nella quale, come è raccontato nel Vangelo di Luca, fu collocato il Bambino Gesù alla sua nascita, non avendo la santa coppia: Giuseppe e Maria,  trovato alloggio nella locanda.

Si parla anche di una grotta nella quale era collocata la stalla e si riscontra la presenza del bue e dell’asino che con il loro alito riscaldano l’umile culla.

Gli angeli annunciarono la Nascita ai pastori che accorsero ad adorarlo, mentre una stella cometa guidava i Re Magi, che dal lontano oriente portavano doni al neonato Salvatore.

I Magi erano sapienti il cui potere era al limite tra quello regale e quello sacerdotale, erano tre e rappresentavano le tre età dell’uomo: gioventù, maturità e vecchiaia); i doni da loro portati erano incenso, oro e mirra e indicavano la natura di Gesù: l’incenso per la sua Divinità, la mirra per la sua umanità, l’oro perché era un dono riservato ai re.

E’ in base a questi elementi che gli artisti cristiani hanno rappresentato nelle loro opere la nascita di Gesù: tra Maria e Giuseppe, nella mangiatoia, dietro la quale spuntano le teste del bue e dell’asinello. Davanti ad essa i pastori avanzano in atteggiamento di adorazione.

Dobbiamo ricordare che il presepe nasce dalla vivida immaginazione di San Francesco d’Assisi che nel 1223, nel dolcissimo scenario umbro di Greggio, avrebbe rievocato la natività mettendo in una vera mangiatoia un neonato e presentandolo ai fedeli convenuti perché lo venerassero come simbolo del Divino Bambinello Gesù. L’episodio fu poi magistralmente dipinto da Giotto nell’affresco che orna la Basilica Superiore di Assisi.

Il primo presepe, non vivente e non dipinto ma composto dalle classiche statuine che rappresentano la natività di Gesù è stato costruito a Napoli con delle statue di legno  a grandezza d’uomo.

 

 

 

 

Massimo Bisotti@


“Degli amori mancati per un soffio non ne parla mai nessuno. Nessuno capisce che non sempre si continua a vivere come prima se pure il proiettile ti schiva e cambia traiettoria, che ciò che ferisce a volte non è mai accaduto, non sempre è il prodotto di una fine. 
È solo troppo difficile da raccontare per essere credibile e così diventa un segreto che muore con te.”