MAI _ Un’affollata solitudine.


Mai per quanto viaggi, per quanto conosca l’uscire da un luogo, il giungere a un luogo, conosciuto o sconosciuto, perdo, partendo, giungendo, e nella linea mobile che li unisce, la sensazione di brivido, l’ansia del nuovo, la nausea -quella nausea che è il sentimento che sa che il corpo possiede l’anima. Trenta giorni di viaggio, tre giorni di viaggio, tre ore di viaggio- Sempre una certa afflizione s’insinua infondo al mio cuore.

Fernando Pessoa* 

 

IL LIBRO DELL’INQUIETUDINE


Dicono che il tedio sia la malattia degli oziosi, o che contagi soltanto coloro che non hanno nulla da fare. Invece è un malessere dell’anima più subdolo: prende chi ha già una predisposizione ad esso e, più che gli oziosi veri, attacca chi lavora, o chi fa finta di lavorare (che nella fattispecie è la stessa cosa).
Non c’è niente di peggio del contrasto fra il naturale incanto della vita interiore, con le sue Indie incontaminate e i suoi paesi sconosciuti, e la sordidezza, anche quando sordida non è, della quotidianità della vita. Il tedio diventa più pesante senza la scusa dell’ozio. Il peggiore di tutti è il tedio di coloro che si sottopongono a un’intensa occupazione.
Perché il tedio non è la malattia della noia di non aver nulla da fare, ma una malattia più grave: sentire che non vale la pena di fare niente. E, quando è così, quanto più c’è da fare, tanto più tedio bisogna sentire.
Quante volte sollevo la testa vuota del mondo intero dal registro su cui sto scrivendo! Sarebbe meglio rimanermene inattivo, senza far nulla e senza aver nulla da fare, almeno potrei gustarmi quel tedio, per quanto reale. Nel mio tedio presente non c’è pace né nobiltà, né il benessere del malessere: c’è soltanto un enorme annichilimento di tutti i gesti compiuti, e non la spossatezza virtuale dei gesti che non compirò.

Fernando Pessoa*

 

EMMAUS *


Spesso non c’è che una porta semiaperta tra il peccato e il castigo, e questo fa sì che il piacere di toccarsi e la paura di essere scoperti, così come il desiderio e il rimorso, accadano simultaneamente, fusi in un’unica emozione che noi chiamiamo, con splendida precisione, sesso: ne conosciamo ogni sfumatura e ne apprezziamo la splendente derivazione dal complesso di colpa, di cui è una variante tra le altre. Se qualcuno pensa che sia un modo infantile di vedere le cose, non ha capito niente.  Il sesso è peccato: pensarlo innocente è una semplificazione cui solo gli infelici si consegnano.