La foresta in fiore.Yukio Mishima,


Era come se volessi chiudere a tutti i costi gli occhi per non vedere qualcosa; ma come ero arrivata in questa stupida condizione? … Rimasi immersa in questi pensieri per molto tempo, fino a che non andai a sbattere contro un muro sconosciuto. E nonostante quel muro fosse la causa di molte lacrime, esso rappresentò anche l’isolato rifugio dove riuscivo a trattenerle. Ero come al solito molto confusa, l’incertezza mi faceva venir meno, ero come una foglia che galleggiava sulla superficie di un lago.

Yukio Mishima 

 

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Un giorno particolare.


Oggi è un giorno particolare è l’ 11.11.2013, inoltre se facciamo la somma della data completa 1+1+1+1+2+0+1+3 abbiamo come risultato un UNO, il numero dei nuovi inizi, energia di germinazione per un nuovo ciclo.

L’11.11 viene definito Portale Energetico in quanto le vibrazioni di questi numeri Maestri in successione determinano dei cambiamenti, ancor più attraverso l’intento della persona, le trasformazioni possono aver luogo ed utilizzare il prezioso contributo della spinta evolutiva di questo archetipo.

Ecco perchè oggi dovremmo porre molta attenzione a ciò che pensiamo, l’11 è legato alla Luce che dissolve le tenebre, perciò avendo pensieri luminosi possono essere veicolati attraverso la sua energia rinnovatrice, ricordiamoci sempre della nostra responsabilità nel creare il nostro qui e ora e lasciandoci sostenere dal grande progetto della Vita, se queste forme invisibili sono state create è solo perchè siano di aiuto a chi ne diventa consapevole.

Nella numerologia l’11 è un  numero Maestro ed è rappresentato dall’archetipo del Genio; gli archetipi sonoentità  che portano con sé l’energia delle memorie accumulate nei millenni, dai significati che sono dati loro, Jung li definisce, idee innate e predeterminate dell’inconscio umano. Per spiegare in modo semplice, l’archetipo è come una memoria che noi portiamo nel dna, anche se possiamo esserne inconsapevoli queste energie operano nella nostra vita e solo focalizzandoci consapevolmente su esse possiamo intuirle, comprenderle e decifrarle per poter utilizzarle come potenziali energetici utili per noi. Nella mitologia greca è Prometeo che incarna l’archetipo del Genio rubando il fuoco agli dei per donarlo agli esseri umani. L’11 è duale, palindromo di se stesso nella sua riduzione teosofica ( 1+1) rappresenta il due: è quindi un due in un’ottava maggiore. E’ la via della consapevolezza spirituale e della conoscenza.

L’11 è il numero che rappresenta la sefirà Da’at, l’undicesima, la più misteriosa, essa svolge un ruolo essenziale nell’Albero della Vita, in quanto le spetta il compito di unificare le tre Sefirot superiori (Keter, Chokhmà e Binà), come pure quello di unificare queste tre Sefirot con le sette inferiori. In termini umani, Da’at ha il compito di unificare tra di loro le varie modalità di pensiero di cui è capace la mente umana, sia nel loro aspetto intuitivo sia razionale. Inoltre, Da’at, si incarica di legare tutto ciò col sentimento.

L’undicesima lettera dell’alfabeto ebraico è Kaf che indica transizione, nuove sfide e grandi cambiamenti sospinti da forze formidabili. Forme che esprimono la Kaf possono essere il dardo, la freccia, l’intelligenza ecc. Il simbolo della Kaf è la mano aperta in atto, in assimilazione.

 

L’11 Illuminazione! È anche il numero di Kryon. È anche il numero che continuate a vedere sui vostri orologi, vero? Non è un caso, cari. Molti di voi vedono l’11:11 per sincronia da più di 17 anni. È il simbolo del passaggio. È il simbolo della sincronicità che dice alla vecchia anima: “Sei arrivata in un posto che sapevi avresti raggiunto. Guarda, è qui. Guarda, è qui.” Non è un errore che vediate l’11:11. Lasciatemi dire che non è corretto che guardiate l’orologio alle 11:10 e lo fissiate per un po’ [risate]. L’11:11 vi si deve presentare in tutta la sua pienezza quando non ve lo aspettate, ancora e ancora, al di là delle probabilità.

visione alchemica*

 

1111

 

La malinconia@


La malinconia non saprei davvero come collocarla nella famiglia degli stati d’animo. Somiglia alla tristezza ma più raffinata ed elegante. E’ timida celandosi dietro un accenno di sorriso. Cammina fiera, petto in fuori ma sbircia alle sue spalle sperando di essere seguita dal ricordo. Sbatte la porta sperando che non si chiuda del tutto e si nutrirà di quello spiraglio. La riconosci all’istante nello sguardo di chi hai di fronte perché ti trapassa alla ricerca di un rimpianto. La malinconia non è per tutti. E’ un fregio complesso per gli animi semplici.

Michelangelo Da Pisa

 

 

 

 

 

 

“San Martino”


L’11 Novembre si celebrerà San Martino, patrono di Belluno e di un centinaio di altri comuni, nonché protettore di albergatori, cavalieri, fanteria, mendicanti, sarti, sinistrati, vendemmiatori e forestieri. La leggenda vuole che proprio in concomitanza di questa data l’Italia, ma anche parte dell’Europa, viva la cosiddetta Estate di San Martino, un periodo autunnale in cui, dopo le prime gelate, si verificano condizioni climatiche di bel tempo e relativo tepore. 

Ma chi era San Martino?   


Martino di Tours
 nacque a Candes-Saint-Martin il 316 o 317 e fu così chiamato dal padre, importate ufficiale dell’Esercito romano, in onore di Marte, il dio della Guerra. Da adolescente si trasferì con la famiglia a Pavia ove all’età di 15 anni si arruolo nell’esercito. Mandato in Gallia conobbe il Cristianesimo tant’è che si congedò dalle armi divenendo monaco nella regione di Poitiers. Quando Martino era ancora un militare, ebbe la visione che diverrà l’episodio più narrato della sua vita e quello più usato dall’iconografia e dalla aneddotica. Si narra infatti che quando si trovava alle porte della città di Amiens, in Gallia in una giornata di pioggia, vento e gelo con i suoi soldati, incontrò un mendicante seminudo. D’impulso tagliò in due il suo mantello militare e lo condivise con il mendicante. San Martino, contento di avere fatto la carità, spronò il cavallo e se ne andò sotto la pioggia, che cadeva più forte che mai. Ma fatti pochi passi ecco che smise di piovere ed il vento si calmò. Di lì a poco le nubi si diradarono, il cielo divenne sereno e l’aria si fece mite. Il sole cominciò a riscaldare la terra obbligando il cavaliere a levarsi anche il mezzo mantello. Quella notte sognò che Gesù si recava da lui e gli restituiva la metà di mantello che aveva condiviso. Quando Martino si risvegliò il suo mantello era integro.

 

La leggenda prevede che la breve interruzione di tre giorni della morsa del freddo, si ripeta ogni anno. La leggenda del mantello di San Martino, è molto antica e non si sa quando sia stata associata dalla memoria popolare e contadina al bel periodo che caratterizza la seconda decade di novembre. Queste giornate intorno al 11 novembre e che noi chiamiamo Estate di San Martino, nei Paesi anglosassoni vengono definiti Indian Summer: Estate Indiana. In Italia le tradizioni  legate all’estate di San Martino sono molteplici e ogni Regione festeggia l’Estate di San Martino, con sagre, eventi, feste che hanno come protagonisti il vino, le castagne, i funghi, l’olio le frittelle, i biscotti e centinaia di altre specialità.

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