“La prima volta avevo sei anni”.


A nove o dieci anni, ho fatto zapping sulle sue carezze schifose. So ormai che questo gioco di prestigio ha un nome: rimozione. L’incesto è l’incubo, l’indicibile, l’impossibile che diviene realtà. È papino caro che vi violenta una sera, e vi coccola il giorno dopo.Suicidarsi o dimenticar: il bambino massacrato non ha alternative. Io ficco l’incesto sotto il tappeto e poi si vedrà! Il mio corpo si spezza, il mio umore cede, ma sopravvivo comunque grazie alla rimozione del crimine che ho subito. Tra me e l’orrore ho alzato un muro. Questo buco nero mi protegge: l’ombra è sempre là, ma la tengo a distanza.«Piccolina adorata…».
Si toglie le mutande, si mette su di me. Black out.Non mi ricordo più se ho provato dolore, non mi ricordo più se ho pianto. So che non mi sono divincolata.Spezzata in due, il corpo da una parte, la testa dall’altra, ho lasciato Renaud Aubry assassinarmi nel suo grande letto blu. Ho obbedito perché ero sua figlia e lui mio padre.E guardando il soffitto che sono morta quel giorno.Mio padre mi ama male, ma mi ama. Allora non gli rifiuto niente.
Per paura, per amore, accetto tutto, le sue carezze e i suoi baci con la lingua.Ciò che mi salva oggi è salvare altri bambini, o quantomeno provarci. In questo modo, l’incubo che ho vissuto alla fine serve a qualcosa.Così, fino a quando bisognerà cambiare le nostre leggi e le nostre mentalità, io sarò presente. Fino a quando ci saranno dei bambini da aiutare, non mi darò il diritto di spararmi in testa
Dopo, si vedrà…
 Isabelle Aubry*