” La Viaggiatrice”


Si innamorava continuamente della continua presenza del mondo, filtrato attraverso le lenti a colori di uno scatto, un amante appassionata e visionaria, un fugace contatto dei sensi , un mantra dell’anima. Nei gesti quieti e rassegnati dei popoli balcanici, nelle movenze sinuose delle donne turche affinava la sua percezione del desiderio. Sublimava l’atto catartico di un amplesso con il ritmato cliccare della sua reflex ignara del tutto dell’abbandono, della quiete.
Patrizia Milone

 

Era diventata una viaggiatrice per scelta, per dolore ,per amore. L’incidente le aveva tolto sogni di bambina lasciandola in un limbo di paura ,incidendo sulla pelle e nell’animo. Mesi di riabilitazione, di operazioni, l’avevano ridotta allo stremo delle forze psicologiche da quando aveva dodici anni, trasformandola. Da allora conviveva con una gamba compromessa seriamente, cicatrici dappertutto e l’impossibilità di procreare.
Incominciarono allora le sfide, l’urgenza che la impegnava a sopportare ,il desiderio di combattere per esorcizzare il suo presente. Dimenticò giorno dopo giorno il ricordo della sconfitta e continuò ad allenare la mente e i muscoli atrofizzati puntando a superare la paura di non farcela.
Lentamente imparò a combattere per ottenere ciò che le era stato tolto, all’inizio alternando sconforto, pianto e tenacia, poi nel tempo alternando furore, ossessione e determinazione.

Le posizioni della Chiesa.


Le posizioni della Chiesa su aborto e omosessualità non sono cambiate d’una virgola. Il Vaticano non ha rinunciato a un centesimo del suo sterminato patrimonio, né dell’otto per mille, né delle esenzioni fiscali. Eppure i media mainstream sono in preda a una papofilia che non si vedeva dai tempi delle tournée wojtyliane, e per giorni, prima che arrivasse il contrordine, hanno spacciato per ”apertura rivoluzionaria” quella che è praticamente una citazione dal catechismo: le donne che hanno abortito, se sinceramente pentite, vanno perdonate. E grazie al cazzo. Qualcuno avverta teologi e vaticanisti che la Chiesa Cattolica, da sempre, per statuto, se sinceramente pentito deve perdonare anche Ctuhluh. L’astuto e mellifluo Bergoglio, il gesuita travestito da francescano, è la prova vivente che le capacità mimetiche vaticane superano persino quelle degli insetti. Francesco è un papa d’emergenza, per i tempi di crisi, bravissimo a far sembrare la Chiesa tutto quello che non è: aperta, generosa, compassionevole. Bergoglio è un’illustrazione perfetta del termine ”gesuitico”, l’ipocrisia elevata a virtuosismo. L’umiltà ostentata, il lusso elegante spacciato per frugalità, la retorica pauperista mai seguita da cessioni, o riforme concrete. I buoni propositi, le promesse elettoraloidi di ”rinnovare”, ”fare pulizia”, che si sostanziano solo nella sostituzione di qualche boiardo bollito con uno più giovane e fidato. L’offerta promozionale dell’estate, la lotteria delle telefonate che regala quindici minuti di popolarità al caso umano di turno, purché, come nei quiz, risponda nel modo giusto, e si complimenti per la trasmissione. Un falso movimento che solo accanto al moto retrogrado dell’Italia può sembrare vagamente reale. Un pontefice che s’atteggia a parroco di periferia non è umile, è falso. Chi ha il potere di cambiare le cose deve cambiarle, non auspicare che cambino. L’attuale leadership vaticana non è migliore delle precedenti. Però, riguardo alla Siria, è migliore di quella USA.

Pubblicato il 22 settembre 2013 · in Schegge taglienti · di Alessandra Daniele