“Erri De Luca “


“Me ne stavo rinchiuso nell’infanzia per balia asciutta avevo la stanzetta dove dormivo sotto i castelli di libri di mio padre. Salivano da terra sul soffitto, erano torri, cavalli e fanti di una scacchiera messa in verticale. Di notte entravano nei sogni le polveri di carta. Nell’infanzia ai piedi dei libri, gli occhi non conoscevano le lacrime.” —

 

L’amore quando c’era


Si può diventare orrendi, a stare insieme. Nessuno rischia di farci esprimere la nostra bassezza e la nostra volgarità come chi può considerare un’abitudine vederci nudi. Mi capisci? Io valgo qualcosa solo se m’entusiasmo. Ma nello stesso tempo, mentre m’entusiasmo, proprio perché m’entusiasmo, rovino tutto. Tu sei come me. Però non ti sei arreso alla tua natura. 

Chiara Gamberale 

 

“De Profundis”


…Non aver paura del passato. Se qualcuno ti dirà che esso è irrevocabile, non credergli. Passato, presente e futuro non sono che un attimo della visione di Dio,al cui cospetto dovremmo cercare di vivere. Tempo e spazio, successione ed estensione, sono soltanto condizioni accidentali del Pensiero: l’immaginazione può trascenderle e portarle in una libera sfera di esistenze ideali. Anche le cose sono, nella loro essenza, ciò che vogliamo che esse siano.

Oscar Wilde.

 

“Cara Mathilda”


Leggere, in fondo, non vuol dire altro che creare un piccolo giardino all’interno della nostra memoria. 
Ogni bel libro porta qualche elemento, un’aiuola, un viale, una panchina sulla quale riposarsi quando si è stanchi. 
Anno dopo anno, lettura dopo lettura, il giardino si trasforma in parco e, in questo parco, può capitare di trovarci qualcun altro…
Leggere non è un dovere, né un amaro calice da bere fino in fondo con la speranza di chissà quali benefici. 
Leggere vuol dire crearsi un proprio piccolo tesoro personale di ricordi e di emozioni, un tesoro che non sarà uguale a quello di nessun altro e che tuttavia potremo mettere in comune con altri.

Susanna Tamaro
 
 
 
 

Il silenzio


Tra tutti, quello che amo è il silenzio della sera, quando apro la finestra e lascio entrare la città che vive e parla da lontano, quando l’unica cosa che sorreggo sulla testa sono i capelli bagnati avvolti in un asciugamano vecchio e sento l’aria che si fa vapore sulla pelle, il calore appena sotto gli occhi, il luccichio vibrante che racconta la sua vita, ed anche un po’ la mia, alle pupille incredule, stanche forse. Ascolterei tutto io, di quel brusio indistinto. Perché a me sembra, in quel silenzio, di riconoscere delle voci. Perché a me sembra che da lontano qualcuno mi stia parlando. Ed io, seppur lontana, ascolto!!!

Web*

 

 

” La Viaggiatrice”


Si innamorava continuamente della continua presenza del mondo, filtrato attraverso le lenti a colori di uno scatto, un amante appassionata e visionaria, un fugace contatto dei sensi , un mantra dell’anima. Nei gesti quieti e rassegnati dei popoli balcanici, nelle movenze sinuose delle donne turche affinava la sua percezione del desiderio. Sublimava l’atto catartico di un amplesso con il ritmato cliccare della sua reflex ignara del tutto dell’abbandono, della quiete.
Patrizia Milone

 

Era diventata una viaggiatrice per scelta, per dolore ,per amore. L’incidente le aveva tolto sogni di bambina lasciandola in un limbo di paura ,incidendo sulla pelle e nell’animo. Mesi di riabilitazione, di operazioni, l’avevano ridotta allo stremo delle forze psicologiche da quando aveva dodici anni, trasformandola. Da allora conviveva con una gamba compromessa seriamente, cicatrici dappertutto e l’impossibilità di procreare.
Incominciarono allora le sfide, l’urgenza che la impegnava a sopportare ,il desiderio di combattere per esorcizzare il suo presente. Dimenticò giorno dopo giorno il ricordo della sconfitta e continuò ad allenare la mente e i muscoli atrofizzati puntando a superare la paura di non farcela.
Lentamente imparò a combattere per ottenere ciò che le era stato tolto, all’inizio alternando sconforto, pianto e tenacia, poi nel tempo alternando furore, ossessione e determinazione.

Le posizioni della Chiesa.


Le posizioni della Chiesa su aborto e omosessualità non sono cambiate d’una virgola. Il Vaticano non ha rinunciato a un centesimo del suo sterminato patrimonio, né dell’otto per mille, né delle esenzioni fiscali. Eppure i media mainstream sono in preda a una papofilia che non si vedeva dai tempi delle tournée wojtyliane, e per giorni, prima che arrivasse il contrordine, hanno spacciato per ”apertura rivoluzionaria” quella che è praticamente una citazione dal catechismo: le donne che hanno abortito, se sinceramente pentite, vanno perdonate. E grazie al cazzo. Qualcuno avverta teologi e vaticanisti che la Chiesa Cattolica, da sempre, per statuto, se sinceramente pentito deve perdonare anche Ctuhluh. L’astuto e mellifluo Bergoglio, il gesuita travestito da francescano, è la prova vivente che le capacità mimetiche vaticane superano persino quelle degli insetti. Francesco è un papa d’emergenza, per i tempi di crisi, bravissimo a far sembrare la Chiesa tutto quello che non è: aperta, generosa, compassionevole. Bergoglio è un’illustrazione perfetta del termine ”gesuitico”, l’ipocrisia elevata a virtuosismo. L’umiltà ostentata, il lusso elegante spacciato per frugalità, la retorica pauperista mai seguita da cessioni, o riforme concrete. I buoni propositi, le promesse elettoraloidi di ”rinnovare”, ”fare pulizia”, che si sostanziano solo nella sostituzione di qualche boiardo bollito con uno più giovane e fidato. L’offerta promozionale dell’estate, la lotteria delle telefonate che regala quindici minuti di popolarità al caso umano di turno, purché, come nei quiz, risponda nel modo giusto, e si complimenti per la trasmissione. Un falso movimento che solo accanto al moto retrogrado dell’Italia può sembrare vagamente reale. Un pontefice che s’atteggia a parroco di periferia non è umile, è falso. Chi ha il potere di cambiare le cose deve cambiarle, non auspicare che cambino. L’attuale leadership vaticana non è migliore delle precedenti. Però, riguardo alla Siria, è migliore di quella USA.

Pubblicato il 22 settembre 2013 · in Schegge taglienti · di Alessandra Daniele