” Lo vedi, è la lingua.”


E così ora ti senti piovigginoso, malato, pieno di avverbi autunnali,di sostantivi distratti, di oggetti ritrovati e subito perduti, sgretolati, di annotazioni che scorrono per troppe pagine al piede della vita, e non sai come funziona il gioco del rimando. La sola ipotesi possibile ti sembra l’invidia dello sguardo, la sua pena. Ma quando ti soffermi alla soglia delle voci, al momento che l’acqua si confonde col pettirosso, con l’albero, con la collina, è allora che le muffe ti fioriscono attorno agli orecchi, e con delicatezza tremenda assopiscono i suoni. Ti credi in ascolto dell’imminenza, ma non era questo che ti aspettavi, non questa dispersione del dolore per tutto il corpo. O meglio: non ancora. Ti sarebbe piaciuto osservare con le dita, e invece ti passano accanto i ritratti, il ritaglio di un occhio, il profilo solenne o ridicolo di qualche testa dai pensieri assorti.Lo vedi, è la lingua così cortese, ossequiante, precisa, ma in fondo sempre più imbarazzante a pretendere tutta l’attenzione di cui non sei capace,e ti ritrovi impigliato in un frammento,disperso dappertutto, un movimento estremo quasi raccolto insieme dal no comment che riprende ogni volta il suo racconto.

Roberto Senesi