“Presagio”

Ecco il presagio, il nero presagio,
A parlarmi in silenzio di dolori da soffrire
Più dolenti di tutti i dolori già sofferti.
Il dolore, forse, di non sentire dolore mai più.

Non solo i dolori della carne. Non solo.
Né saranno dolori maggiori, estenuanti.
Sono dolori della mia anima che bela tremante.
Dolori che prima di dolere mi dolgono già qua e ora.

Di cosa in questa vita posso ancora dolermi?
Non mi fanno già male tutti i miei dolori?
E la ruota del dolore, per caso, si fermerà un giorno?
Per quale uomo vivo essa, stanca, si è fermata?

Questo timore presago che mi assale
Sarà quello di perdere l’ultimo, estremo, bene che ho.
La vita annidiata nel mio corpo,
Con il prodigio di godere e di soffrire.

Cos’è che temo, io che niente temo?
La solitudine, forse, di un’eternità futile e inutile?
Ma che! Ciò che mi annienta è il terrore
Di non essere più, di non stare mai più qua.

Tutti voi a vivere, figli di puttana. Solo io no.

Darcy Ribeiro*

Darcy Ribeiro, grande antropologo brasiliano, creatore dell’Università di Brasília, pedagogo e ideologo dell’America Latina, che a suo avviso sarebbe dovuta divenire la “Patria Grande”, ha cominciato a scrivere poesia alla fine della sua vita – è morto nel 1997. “Presagio” è una poesia in cui l’autore tratta dalla sua stessa morte imminente.

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