Lettera di un padre alla figlia@


Avrei voluto accompagnarti per il tuo primo giorno di scuola
Avrei voluto essere lì per insegnarti a suonare il piano
Avrei voluto consolarti di qualche delusione amorosa
Avrei voluto poter essere tuo padre
Niente di quello che ho fatto lo potrà compensare
Per quello che vale non è mai troppo tardi o nel mio caso troppo presto per essere quello che vuoi essere… non c’è limite di tempo
Comincia quando vuoi, puoi cambiare o rimanere come sei, non esiste una regola in questo. 
Possiamo vivere ogni cosa al meglio o al peggio
Spero che tu viva tutto al meglio
Spero che tu possa vedere cose sorprendenti
Spero che tu possa avere emozioni sempre nuove
Spero che tu possa incontrare gente con punti di vista diversi
Spero che tu possa essere orgogliosa della tua vita, e se ti accorgi di non esserlo spero che tu trovi la forza di ricominciare da zero.

Benjamin Button*

 

 

I vagabondi del Dharma@


Devi solo camminare fissando la strada sotto i piedi senza guardarti intorno e così cadi in trance mentre la terra scorre sotto di te.Non devi pensare. Solo danzare… non si può cadere quando si è presi dal ritmo della danza.. Il silenzio è così intenso che riesci a sentire il rombo del tuo sangue nelle orecchie, ma molto più forte di questo suono è il rombo misterioso che ho sempre identificato col rombare del diamante della saggezza, il misterioso rombo del silenzio stesso, un grande Sssst che ricorda qualcosa che ci sembra di aver dimenticato nella tensione dei nostri giorni fin dalla nascita.

Jack Kerouac @

 

Miti e leggende di Sicilia


 La storia di Aretusa

Aretusa, figlia di Nereo e di Doride, amica della dea Diana, fu trasformata da quest’ultima in una fonte di acqua dolce che sgorga lungo la riva bagnata dalle acque del porto grande di Siracusa.

La metamorfosi fu attuata per sottrarre la timida ninfa alla corte del dio Alfeo. Costui, però, è la divinità fluviale, quindi scorrendo sotto le acque del mare Egeo, arriva in prossimità della fonte nella quale era stata trasformata la sua amata per consentire alle sue acque di raggiungere quelle della fonte stessa e quindi mescolarsi con loro.

In realtà, Alfeo era un piccolo fiume della Grecia che effettua un breve tragitto in superficie per poi scomparire sotto terra.

Quando i Greci trovarono la piccola sorgente nei pressi della fonte di Aretusa, trovarono la spiegazione fantasiosa alla scomparsa del fiume Alfeo in Grecia, che sarebbe riapparso in superficie in Sicilia.

 

File:Picart alpheus arethusa.jpg

La leggenda di Aci e Galatea

Tale leggenda ha un’origine greca e spiega la ricchezza di sorgenti d’acqua dolce nella zona etnea.

Aci era un pastorello che viveva lungo i pendii dell’Etna.

Galatea, che aveva respinto le proposte amorose di Poliremo, lo amava. Poliremo, offeso per il rifiuto della ragazza, uccide il suo rivale nella speranza di conquistare la sua amata.

Ma Galatea continua ad amare Aci.

Nereide, grazie all’aiuto degli dèi, trasforma il corpo morto di Aci in sorgenti d’acqua dolce che scivolano lungo i pendii dell’Etna.

Non lontano dalla costa, vicino l’attuale Capo Molini, esiste una piccola sorgente chiamata dagli abitanti del luogo “il sangue di Aci” per il suo colore rossastro.

Sempre nei pressi di Capo Molini esisteva un modesto villaggio chiamato, in memoria del pastorello, Aci.

Nell’undicesimo secolo dopo Cristo un terremoto distrusse il villaggio, provocando l’esodo dei sopravvissuti che fondarono altri centri. In ricordo della loro città d’origine, i profughi vollero chiamare i nuovi centri col nome di Aci al quale fu aggiunto un appellativo per distinguere un villaggio dall’altro. Si spiega così, ad esempio, l’esistenza di Aci Castello (appellativo dovuto alla presenza di un castello costruito su di un faraglione che poi fu distrutto da una colata lavica nell’XI secolo) ed Acitrezza (la cittadina dei tre faraglioni).

web*

Stephen King@


Così metteva in fila i suoi dolori, ordinati come gocce di sangue freddo sulla lama dopo un taglio, e sparava, sparava a quei dolori come se uccidesse, dentro di lei , sparava quei dolori come si spara all’assassino di un padre o di una madre.  Ma lei era figlia di se stessa, si era cresciuta da sola, e da sola sapeva rinascere, era l’arma di se stessa, era il colpo che ammazzava il dolore prima che diventasse importante.