“L’altra città”


Esistono molte solitudini intersecate – egli dice – sopra e sotto ed altre in mezzo; diverse o simili, ineluttabili, imposte scelte, o libere intersecate sempre. Ma nel profondo, al centro, esiste un’unica solitudine dice; una città sorda, quasi sferica, senza alcuna insegna luminosa colorata, senza negozi, motociclette,con una luce bianca, vuota, caliginosa, interrotta  da bagliori di segnali sconosciuti. In questa città da anni dimorano i poeti. Camminano senza far rumore, con le mani conserte,ricordano le cose che sono passate, indeterminate, dimenticate, parole, paesaggi, questi consolatori del mondo, i sempre sconsolati, braccati dai cani, dagli uomini, dalle tarme, dai topi, dalle stelle, inseguiti e esiliati dalle loro stesse parole, dette e non dette.

Yiannis Ritsos@

 

 

 

Al culmine della disperazione


Sono in molti a sentirsi torturati dalla visione di un mondo derelitto, irrimediabilmente abbandonato ad una solitudine glaciale, che neppure i deboli riflessi di un chiarore crepuscolare riescono a raggiungere. Chi sono dunque i più infelici: coloro che sentono la solitudine in se stessi o coloro che la sentono all’esterno? Impossibile rispondere. E poi, perché dovrei darmi la pena di stabilire una gerarchia della solitudine? Essere solo non è già abbastanza?
Emil Cioran@

 

 

 

 

 

Caduto fuori dal tempo.


Probabilmente posso capire solo cose  che sono dentro il tempo. Persone, 
per esempio, o pensieri, o dolore  o gioia, cavalli, cani,  parole, amore. Cose 
che invecchiano, che si rinnovano, che cambiano. Anche la mia nostalgia di te 
è imprigionata nel tempo. Il dolore si fa antico  con gli anni, ma ci sono giorni in cui è nuovo, fresco.  Così anche la rabbia per tutto ciò di cui  sei stato privato. Ma tu non ci sei più… non ci sei  più. Sei fuori dal tempo.  Come spiegarti? Dopo tutto anche una spiegazione  è compressa nel tempo. Una volta  un uomo di un paese  lontano mi ha detto che nella sua lingua  chi muore  in guerra è chiamato “caduto”.  E tu sei così: sei caduto fuori dal tempo, il tempo  in cui mi trovo io ti scorre  davanti: una figura sola su una piattaforma, di notte, la cui oscurità è gocciolata fuori completamente.  Ti vedo ma non ti tocco. E neppure ti sento  coi sensori del mio tempo.

David Grossman@

 

 

Chi conosce e ha apprezzato le opere dell’autore sa bene che proprio grazie alla scrittura è riuscito a trovare finalmente le parole per raccontare ed elaborare una tragedia personale: la morte del figlio Uri, caduto durante la guerra del Libano nel 2006.