Francesco Roversi@


Sapete che succede quando non si è più abituati a ricevere amore? Succede che non ti fidi più, che preferisci stare solo. Succede che quando qualcuno ti dice “Ti voglio bene” rispondi con un sorriso e pensi “Come no”. Succede questo, non sei amato per molto tempo e, quando trovi qualcuno che ti ama davvero, muori di paura.

 

 

 

 

 

 

Paula@


Nelle lunghe ore di silenzio mi si affollano i ricordi, tutto mi è accaduto nello stesso istante, come se la mia vita intera fosse una sola immagine inintelligibile. La bambina e la giovane che fui, la donna che sono, la vecchia che sarò, tutte le tappe sono acqua della medesima impetuosa corrente. La mia memoria è come un mural messicano in cui tutto accade simultaneamente: le navi dei conquistatori in un angolo mentre l’Inquisizione tortura gli indio in un altro, i liberatori che galoppano con le bandiere insanguinate e il Serpente Piumato di fronte a un Cristo sofferente fra le ciminiere fumiganti dell’era industriale. Così è la mia vita, un affresco molteplice e variabile che solo io posso decifrare e che mi appartiene come un segreto. La mente seleziona, esagera, tradisce, gli avvenimenti si sfumano, le persone si dimenticano e alla fine rimane solo il percorso dell’anima, quei rari momenti di rivelazione dello spirito. Non mi interessa ciò che mi è accaduto, ma le cicatrici che mi segnano e mi distinguono. Il mio passato ha poco senso, non vedo ordine, chiarezza, propositi né cammini, solo un viaggio alla cieca, guidata dall’istinto e da eventi incontrollabili che deviarono il corso del mio destino. Non ci fu calcolo, solo buoni propositi e il vago sospetto che esista un disegno superiore che determina i miei passi. Finora non ho condiviso il mio passato, è il mio ultimo giardino, su cui non si è affacciato neppure l’amante più intruso. Prendilo, Paula, forse ti servirà a qualcosa, perché credo che il tuo non esista più, si è perso in questo lungo sonno e non si può vivere senza ricordi.
Isabel Allende

 

“Mille splendidi soli“


Aveva trascorso tutti quegli anni lontana da se stessa. Un campo arido, riarso, al di là di ogni lamento o desiderio, al di là del sogno, della delusione. Il futuro non aveva importanza. E dal passato aveva appreso solo questa lezione di saggezza: l’amore era un errore pericoloso e la sua complice, la speranza, un’illusione insidiosa. E ogni qualvolta quei due fiori velenosi incominciavano a sbocciare nella terra assetata di quel campo, Mariam li sradicava. Li sradicava e li gettava via, prima che potessero attecchire.
Hosseini Khaled@

 

RICORDU DI ME MATRI.


Ricordu ca, quann’era picciriddu,
appena quarchi cosa nun mi java,
prima chi mi mittissi a chianciri
‘nte vrazza di me matri mi ittava.
Com’era bellu, un pozu scurdari
ddi manu ‘nte me spaddi a m’abbrazzari!
Doppu fui patri
e pi unn’aviri tempu
e figghi un potti dari stu mumentu;
ma ora, ca di nannu u tempu l’haiu,
quannu i niputi strinciunu forti a mmia,
si chiuru l’occhi viu tanti quatri,
e chiddu ca di tutti cchiù mi piaci
è quannu mi riviru picciriddu
ittatu ‘nta li vrazza di me matri.

Enzo Di Gaetano*