Deborah Simeone*


Scegliete una persona che denigra l’amore, non chi continua ad esaltarlo. Scegliete una persona che ha ancora il fantasma di un ex negli occhi e fa fatica a parlarne, non quelli che dopo due giorni vanno in giro a dire che era un coglione. Scegliete chi evita il vostro sguardo per dirvi che gli piacete, non chi ve lo scrive ogni giorno su una bacheca di un social network. Scegliete loro. Ve lo assicuro. Vi ameranno. Vi ameranno anche dopo che li lasciate, vi ameranno anche quando non li penserete. Se poi scrivono, suonano, dipingono, state sicuri che sarete i loro amori maledetti. Vi ameranno non perché sono patiti dell’amore, non perché hanno bisogno di qualcuno o si sentono soli, loro anche senza di voi vanno avanti egregiamente. Non ameranno mai l’amore, ma voi.

 

Ho trovato un grillo sulla mia valigia..


Sono rimasto in coda milioni di anni
per acquistare un biglietto
Ho dormito sulla mia valigia
Ho dormito sulle mie preoccupazioni

Mi stanca attendere ciò che non si attende.
Ho cercato nella pagina dell’oroscopo
il segno dell’Ariete
ma non ho trovato nè una colomba che sopraggiungeva
nè un itinerario di viaggio.
Ho cercato un bicchiere di cognac
delle sigarette.
Ho trovato un grillo sulla mia valigia
gli ho chiesto chi fosse e mia ha risposto di essere come me
uno senza patria … indossava cappello e cappotto.
Era come me seduto in attesa del treno.
[…] In attesa del fischio del treno
in attesa dal giorno in cui sono nato
dal momento in cui sono uscito dalle città polverose
in attesa che il mare avanzi sui miei versi
e che scroscino le piogge

Da mille anni
io sono in attesa di un’isola in mezzo al mare
un’isola ignota ai marinai
in attesa di una poesia dal sigillo d’oro
e dai fianchi di fuoco
in attesa della venuta di Fatima, scortata
da un esercito di alberi,
con pesci e lune che nuotano nelle acque del suo seno
in attesa di Fatima che reca nel suo parlare
la civiltà della rosa, non quella del fico d’India.
Se non fosse per le mani di Fatima
il giorno non sarebbe stato creato.

Nizar Qabbani*

 

 

Il ritorno di Lilith*


Io sono Lilith, la dea delle due notti che torna dall’esilio.
Io sono Lilith, la donna-destino. Nessun maschio le è mai sfuggito e nessun maschio desidera sfuggirle.
Io sono le due lune Lilith. Quella nera è completata dalla bianca, perché la mia purezza è la scintilla della depravazione, e la mia astinenza l’inizio del possibile.

Joumana Haddad*

 

Sono una donna.


Nessuno può immaginare
quel che dico quando me ne sto in silenzio
chi vedo quando chiudo gli occhi
come vengo sospinta quando vengo sospinta
cosa cerco quando lascio libere le mani.
Nessuno, nessuno sa
quando ho fame quando parto
quando cammino e quando mi perdo,
e nessuno sa
che per me andare è ritornare
e ritornare è indietreggiare,
che la mia debolezza è una maschera
e la mia forza è una maschera,
e quel che seguirà è una tempesta.

Credono di sapere
e io glielo lascio credere
e io avvengo.

Hanno costruito per me una gabbia affinché la mia libertà
fosse una loro concessione
e ringraziassi e obbedissi.
Ma io sono libera prima e dopo di loro,
con loro e senza loro
sono libera nella vittoria e nella sconfitta.
La mia prigione è la mia volontà!
La chiave della mia prigione è la loro lingua
ma la loro lingua si avvinghia intorno alle dita del mio
desiderio
e il mio desiderio non riusciranno mai a domare.

Sono una donna.
Credono che la mia libertà sia loro proprietà
e io glielo lascio credere
e avvengo.

Joumana Haddad@

 

Il tempo che vorrei@


Sono nato in una famiglia povera. Non conosco la povertà che si vede spesso in televisione, quella di gente che muore di fame e non ha nulla. Io conosco la povertà di chi possiede qualcosa, di chi ha da mangiare e ha anche un tetto, un televisore, una macchina. La povertà di chi può fingere di non esserlo. E’ una povertà piena di oggetti ma anche di scadenze…è comunque vergogna, è colpa, è continua castrazione. E poi ansia, precarietà del tutto: è rabbia repressa, è abbassare sempre la testa… Spesso vivi una vita apparentemente normale agli occhi degli altri, ma in realtà sei soggetto a una legge diversa: quella della privazione. E pian piano impari a mentire. Questo tipo di povertà è menzogna… Diventi esperto nell’arte di mentire e soprattutto in quella di arrangiarti: l’arte del riparare, rattoppare, incollare, inchiodare… Tutto è precario, tutto è provvisorio, tutto è fragile e in attesa di tempi migliori….