Le prime luci del mattino*


Ho molti sospetti su di me. Ho paura che la mia vita sia un lungo malinteso. Forse non sono la donna che credo di essere. Con il passare degli anni è sicuramente meno faticoso sopportare il silenzio che un discorso che non interessa più. Quando non riesci a ottenere quello che vuoi, finisci per amare ciò che puoi. Se non siamo felici oggi, non lo saremo domani. Ho la sensazione di consumare la mia vita nell’attesa di qualcosa che non accadrà mai.
Ci vuole molta energia per inventare un presente quando il futuro sembra più una minaccia che una speranza. Continuo a ripetermi che va tutto bene. Allora perché mi tremano le mani?
Per anni ho aspettato che la mia vita cambiasse, invece ora so che era lei ad aspettare che cambiassi io.
“In certi casi nella vita bisogna sapersi fermare in tempo” mi ripetevo. Quando sono tornata a casa, ricordo di aver provato un senso di sicurezza. Mi chiedo quanta felicità mi sia costato.
Concediti un errore: lo spazio di un errore è uno spazio di crescita . Il problema è che tu devi sempre capire tutto. Pensi e ripensi a una cosa finché non la distruggi. È sempre stato più importante capire che sentire .Per una volta concediti la possibilità di incontrare una parte diversa di te, scordati un po’ chi pensi di essere, e vedi che succede.
Mi chiedo se ci sia più peccato nel seguire quello che sento o nell’ipocrisia di vivere ciò che non sono. I rapporti non si costruiscono, si vivono e nel viverli si rafforzano. In caso contrario si esauriscono. Ora sono costretta a vivere, per il resto devo aspettare.
Nessuno ti cambia facendoti diventare una cosa che non sei; ti cambia portando alla luce una parte di te che non conoscevi ma che ti appartiene. Si cambia diventando una persona che si è già.

 

Il mio unico peccato


“Quando penso a te il dolore ritorna e mi schiaccia come fanno i bambini con le formiche. La tua assenza è il mio castigo. Anche se so che non posso incontrarti, percorro giorno e notte il labirinto. E dentro il mio stupido cuore il desiderio di vederti cresce e cresce come un tumore di velluto. La tua assenza segna il ritmo delle mie ore e dalla mia insonnia. Ho scordato il mio nome, ho scordato qualsiasi cosa non sia legata a te. La morte mi porta via inarrestabile e non vorrei morire senza vedere prima nei tuoi occhi il valore dell’inverno. La vita è corta ma le ore sono infinite. La tua assenza mi circonda, mi annega, mi lacera. La tua assenza è il mio unico peccato e la mia condanna più grande. La tua assenza è il bacio invisibile dell’ansia, l’estate scura, le carezze invisibili. Le nubi passano, le parole si estinguono, il dolore rimane. Il dolore è il mio cane fedele, il guardiano implacabile di questo atroce carcere, di questa cella senza pareti nella quale sono confinato. Sento la tua bocca che sfiora la mia e fugge fino in capo al mondo. La tua immagine si forma e si deforma nella mia mente, le forze mi abbandonano e solo il dolore mi sostiene. Il dolore è il mio unico sollievo. Cerco il dolore come gli insetti cercano la luce che brucia la loro anima. La vita ti distrugge in qualche luogo remoto e la mia memoria perfeziona ognuno dei tuoi tratti. Sei come sempre l’incandescenza e la lacrima, la padrona impossibile delle mie emozioni. Prima di sognare l’amore, sognavo già te. Sei fatta del mio sangue e del mio nome. So che anche se gridassi non verrai, che la tua assenza invaderà le mie ossa e cancellerà la mia immagine dalla mente di tutti quelli che mi hanno conosciuto e hanno giurato di ricordarmi. Oggi è un giorno soleggiato, sono alla deriva in un bosco di pini. Non so come sono arrivato qui. Sto aspettando un segnale, un avvenimento segreto. Immobile sopra l’erba.”
E. M. Reyes*