L’intruso.

Quel mattino vedevo me stesso chiuso nel vetro, non più prigioniero di muri o di sbarre, ma isolato nel vuoto, un vuoto freddo, che il mondo ignorava. Quest’era la pena vera: che il mondo escludesse il recluso. Non tanto di uscire anelavo, quanto che entrasse il mondo nel mio vuoto e lo colorasse, lo scaldasse con gesti e parole. Leggere non bastava, diceva giusto il mio compagno; occorreva che almeno, nel mondo, pensassero a me, me ne dessero i segni, e non tutto svanisse in quell’atroce, innaturale immobilità.

Cesare Pavese.

 

 

 

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