Memorie di una gheisha


Una storia come la mia non andrebbe mai raccontata, perché il mio mondo è tanto proibito quanto fragile, senza i suoi misteri non può sopravvivere. Di certo non ero nata per una vita da geisha, come molte cose nella mia strana vita, ci fui trasportata dalla corrente. La prima volta che seppi che mia madre stava male, fu quando mio padre ributtò in mare i pesci, quella sera soffrimmo la fame, “per capire il vuoto”, lui ci disse. Mia madre diceva sempre che mia sorella Satsu era come il legno, radicata al terreno come un albero sakura. Ma a me diceva che ero come l’acqua, l’acqua si scava la strada attraverso la pietra, e quando è intrappolata, l’acqua si crea un nuovo varco.

 

 

 

 

Stagioni diverse


“Le cose più importanti sono le più difficili da dire. 
Sono quelle di cui ci si vergogna, perchè le parole le immiseriscono, le parole rimpiccioliscono cose che finchè erano nella vostra testa sembravano sconfinate, e le riducono a non più che a grandezza naturale quando vengono portate fuori. 
Ma è più di questo vero?
Le cose più importanti giacciono troppo vicine al punto dove è sepolto il vostro cuore segreto. E potreste fare rivelazioni che vi costano per poi scoprire che la gente vi guarda strano, senza capire affatto quello che avete detto, senza capire perchè vi sembrava tanto importante da piangere quasi mentre lo dicevate. 
Questa è la cosa peggiore secondo me, quando il segreto rimane chiuso dentro non per mancanza di uno che lo racconti, ma per mancanza di un orecchio che sappia ascoltare.”

Stephen King*

 

 

Chissà se un giorno…


“Tra vent’anni forse ci rincontreremo e sai com’è,ci saluteremo,imbarazzati,parleremo del più e del meno attenti però a non parlare di cose personali,ricorderemo le gite,gli anni a scuola,i compagni e i professori pazzi,le serate in discoteca,non parleremo di noi,del nostro amore ormai distrutto,ferito,non parleremo di quando mentendo ai nostri genitori scappavamo in motorino,anche sotto la pioggia,non parleremo di quando per la prima volta abbiamo fatto l’amore o di quante volte abbiamo litigato per niente,non parleremo del nostro amore sprecato e dei nostri ti amo scritti nei vetri appannati dei finestrini. 
Noi ci siamo amati e per quanto la vita ci abbia allontanato ci sarà sempre un filo che legherà i nostri cuori.”

web*

 

*volevo essere amata*


“Ci siamo voluti bene, tanto, e ci siamo anche fatti tanto male. Mi hai fatto male, molto male, questo è innegabile. Due come noi non riuscivano a stare insieme, ma nemmeno lontani, e faceva così male, ma così male. Io ti aspettavo la notte, aspettavo un tuo messaggio mentre sapevo che tu eri fuori a divertirti, a cercare di scappare dall’amore che sapevi che solo io avrei potuto darti. Le volte che aspettavo ma non chiamavi, le volte che dovevamo vederci ma non potevi, le volte che hai scelto tutto, tranne me. La volta che ho deciso che così non poteva andare avanti e allora ho preso e sono uscita con quel ragazzo che non mi piaceva, che non era nemmeno troppo carino. E le sue mani mi davano fastidio, il suo profumo mi faceva arrabbiare e quando ha provato a stringermi sono scappata come se stessi per essere chiusa in una gabbia troppo stretta per me. Ci siamo sempre voluti bene, ma in un modo tutto nostro, quando eravamo insieme solo noi, quando potevamo promettere e credere prima che si facesse tardi e tornassimo lontani. Ho pensato che non ce l’avremmo mai fatta ad andare avanti, ma poi abbiamo deposto le armi, poi abbiamo smesso di mentirci e di avere paura, e ci siamo solo voluti bene. E’ il destino di quelli come noi, di quelli che non dovrebbero farcela ma poi ce la fanno. E che alla fine, non si sa come, si arrendono e si salutano per sempre.”

Addio… non so.


Comincio a pensare che se non ritorni, è perché io non lo voglio. Ripenso a quando mi bastava addormentarmi la sera e pensarti intensamente, per ritrovare al mattino un tuo messaggio. A quando ti sognavo e la mattina, mezza addormentata, te lo dicevo. A quando prendevo il cellulare per scriverti anche semplicemente “come stai?” E anche se intimorita dalla paura della tua indifferenza, lo mandavo comunque. Sai, a volte mi manca. Mi manca quel tempo in cui pensavo qualcosa e la facevo, così d’istinto. Oggi invece vengo assalita da un mare di “se” di “ma”, e la scelta più semplice e logica è non far nulla. Mi capita di pensare a volte di prendere il cellulare e farti uno squillo, o mandarti un messaggio; o almeno provarci; ma non prendo neanche il telefono in mano. Mi capita di sognarti e la mattina il mio primo pensiero è “rimuovere i sogni”. Mi capita di pensarti e arrivo sempre alla stessa conclusione “ma chi ti pensa, vaffanculo”. E in fondo, in fondo alla mia pseudo indifferenza credo si celi un velo di malinconia che non se ne andrà facilmente. Sarà la sensazione di risposta di quando dai tutto, e ricevi niente. Tristezza. Delusione. Addio. Non so.

LISA GIOVE*
 
 

 

Maurobigsun Manar


Ascolto in silenzio il mio silenzio sfumature di colori indefiniti un’arcobaleno di ricordi e di realtà’ un’orologio gocciolante di tempo dove non esiste pace ma guerra tra i colori indefinito un viso forse il mio di come poteva essere e non è’ stato di come è e di come poteva essere vissuto forse anche i sogni ingialliscono o siamo noi che perdiamo gocce di vita.

 

 

* SSSSSS………Silenzio *


Questa sera regna il silenzio. Mi avvolge ed io lo odio, sembra voglia accarezzarmi, ma io lo scanso, perché voglio “raccontare”. Raccontare di me, di quanto sento il freddo della mancanza, di quanto mi scaldi il cuore sentirmi “ascoltata”, di quanto sia bello scoprire pezzi di me in altre persone. Vorrei dirgli che senza di lui sto bene, senza il silenzio io cammino e non ho paura di nulla, allora sai cosa ti dico: “Silenzio parlami!”

Web*