La bellezza delle donne.


Oggi la bellezza è un obbligo. Le donne sono bellissime, come noi purtroppo non eravamo da giovani. Non c’erano le cure, i cosmetici, l’alimentazione selezionata…e non parliamo del manicomio. Siamo stati abbastanza maltrattati, noi della nostra generazione. Adesso le guardo, queste ragazze perfette, così dotate di grazia, agili e scattanti nei loro movimenti e ne sono affascinata. Spesso mi sono domandata come facciano gli uomini ad affrontare quest’invasione irresistibile del femminile che si prolunga in tutte le età. Le nostre nonne erano un po’ rattrappite, afflitte dalla malformazione diffusa e dai dolori. Ma eravamo “cuor contento” senza modelli così imperativi e non mancava quella bella felicità che prorompeva da un cuore anche sfortunato, però sempre aperto alla speranza.

Alda Merini intervista da L’Unità@

 

Io sono così@


Io non sono per niente una persona facile. Io non sono di quelle spigliate che fanno colpo subito, io ho bisogno di essere scavata. Io sono i sorrisi semplici, sono le battute stupide, sono i capelli sempre fuori posto e gli occhi lucidi per niente. Sono tante cose, davvero. Solo che non lo do a vedere, e forse sbaglio. Sbaglio perchè al giorno d’oggi piacciono di più le persone che saltano subito fuori, mentre quelle come me restano in un angolo.Soltanto che io non voglio essere come loro, proprio non ce la faccio. Io devo essere me.

Web*

 

Il delirio


Se si vivesse a lungo non si saprebbe più dove andare per rifarsi una felicità  

dovunque abbiamo abbandonato degli aborti di felicità a marcire negli angoli delle strade.

sono dappertutto i nostri aborti sparpagliati da tutte le parti. E tentiamo ancora perché è giusto tentare e produciamo slanci che poi buttiamo in mare che si spezzano subito e li buttiamo via e diventano aborti, aborti di allegria.

 E se la nostra allegria fosse un dolore un dolore straziante, solitario in ogni strada ci sarebbe un urlo. il delirio… il delirio… 

Ho bisogno di un delirio che sia ancora più forte ma abbia un senso di vita e non di morte

Giorgio Gaber*

 

Il giorno della civetta*


«Io» proseguì don Mariano «ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancora più in giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi… E ancora di più: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre..

L. Sciascia.