Melanzane ripiene al sugo@


Questa è un’altra ricetta classica della cucina siciliana.
Da noi in siciliano si chiamano “I mulincianeddi chini cu sugu” , sembra  una ricetta di chissà quali difficoltà, ma è più facile a farsi che a dirsi.

Ricetta per le melanzane ripiene al sugo:

8-10 melanzane piccole (possibilmente rotonde e della stessa misura)
2 spicchi di aglio
200g di pangrattato
100g di pepato o parmigiano grattuggiato
sale, pepe ed olio extra vergine d’oliva q.b.

Lavare e pulire le melanzane, poi togliere la parte superiore incidendo con un coltello e metterla da parte perché farà da tappo alla fine, svuotare l’interno e conservare il ricavato, un consiglio conservare il tappo insieme alla sua relativa melanzana. 

Far rosolare l’aglio tagliato finemente,  poi unire la polpa delle melanzane ricavata, fate cuocere bene e non aggiungete olio, anche se vedete che si è asciugato perché è una caratteristica delle melanzane in generale, prima assorbono tutto l’olio e poi lo ributtano.
Quando vi sembrerà cotto unite il pangrattato e il formaggio grattugiato, un cucchiaio di olio, salare e pepare, una bella mescolate ed il ripieno è pronto.

Riempite ogni melanzana con il ripieno e chiudetela con il suo tappo conservato precedentemente, fermate il tutto con uno stecchino e mettetele a rosolare per qualche minuto in una padella.

Trasferitele in una pentola a bordi lati ed unite la passata di pomodoro, salare e cuocere per circa 30 minuti, consiglio di finire il piatto con qualche foglia di basilico.

 

Frittata di amareddi


Amareddi o cavolicelli  è la verdura selvatica più rinomata nel territorio etneo, conosciuta e molto apprezzata non solo nei siti rurali ma anche in città. Si raccoglie dall’autunno alla primavera, ha un sapore deciso, inconfondibile!

Frittata di amareddi

Ingredienti:

1 mazzo amareddi
100 gr. pecorino grattuggiato.
6 uova
olio
sale

Pulire e lessare in acqua salata le parti tenere della verdura. Metterla a gocciolare, strizzandola affinchè perda l’acqua eccedente. Sbattere le uova, aggiungere il pecorino grattugiato e poi la verdura previamente tagliuzzata, amalgamare bene. 

In una padella antiaderente far scaldare bene l’olio e quando sfrigola versare l’impasto cercando di livellare la superficie. Coprire e far rapprendere la frittata a fiamma moderata e ben distribuita. Per una buona riuscita spostare di tanto in tanto la padella affinchè tutte le parti ricevano uguale  calore. Appena la superficie si sarà ben rappresa capovolgere con movimento rapido la frittata servendosi di un piatto che poggi all’interno della padella. Rimettere la frittata in padella per continuare la cottura dall’altro lato.

E buon appetito*

 

 

 

Monica Cannatella


Lei raccontava le sue amarezze e i suoi dolori al cielo. Lui silenziosamente ascoltava. Un giorno però il dolore di quei racconti si fece troppo grande anche per lui decise di mandare giù la pioggia ogni volta che lei era triste. Cosi la gente non avrebbe notato le sue lacrime, perché tutti ne avevano qualche goccia sul viso.

 

 

 

Monica Cannatella@


Conosco molte parole! Quelle appena sussurrate che nessuno riuscirà mai a sentire. Quelle urlate, spesso troppo forti perché qualcuno riesca a comprenderle. Le parole che non hai mai detto, quelle che chiudi nel cuore perché nessuno possa mai strappartele da li. Infine quelle che spargi al vento,sperando che soffi nella giusta direzione per portarle dove nessuno potrà mai udirle.

 

— 

Susanna Casciani


Era come se le sue mani e la sua bocca stessero dicendo due cose diverse.

La sua bocca diceva “vai via”, le sue mani dicevano “resta”. E i suoi occhi? I suoi occhi dicevano “se resti fai attenzione, perché ogni ferita che mi farai si andrà a sommare alle altre, perché ho le ferite che non guariscono mai, e prima o poi morirò di dolore. Se resti fai attenzione a non uccidermi”. Lui diceva “non aver paura” con tutto se stesso, con gli occhi, con le mani, con la bocca. Ma il problema era proprio quello.
Il problema era che anche chi le aveva fatto male non era mai stato cattivo, bugiardo, prepotente, irrispettoso. Chi le aveva fatto male l’aveva amata, e l’aveva amata tanto, solo che a un certo punto aveva smesso di farlo e l’aveva lasciata da sola. 
Anche l’amore può finire, e certi cuori non riescono a superarlo.

 

Così parlò Zarathustra


Io vi insegno il superuomo. L’ uomo é qualcosa che deve essere superato. Che avete fatto per superarlo?Tutti gli esseri hanno creato qualcosa al di sopra di sè:e voi volete essere il riflusso in questa grande marea e retrocedere alla bestia piuttosto che superare l’ uomo?Che cosa é per l’uomo la scimmia?Un ghigno o una vergogna dolorosa.E questo appunto ha da essere l’ uomo per il superuomo:un ghigno o una dolorosa vergogna.Avete percorso il cammino dal verme all’ uomo,e molto in voi ha ancora del verme.In passato foste scimmie,e ancor oggi l’ uomo é più scimmia di qualsiasi scimmia.E il più saggio tra voi non é altro che un’ibrida disarmonia di pianta e spettro.Voglio forse che diventiate uno spettro o una pianta?Vedete, io vi insegno il superuomo! Il superuomo è il senso della terra. La vostra volontà vi dica: sia il superuomo il senso della terra! Vi scongiuro, fratelli rimanete fedeli alla terra e non credete a quelli che vi parlano di speranze ultraterrene! Essi sono degli avvelenatori, che lo sappiano o no. Sono spregiatori della vita, moribondi ed essi stessi avvelenati, dei quali la terra è stanca: se ne vadano pure! Una volta il sacrilegio contro Dio era il sacrilegio più grande, ma Dio è morto, e sono morti con Dio anche quei sacrileghi. Commettere sacrilegio contro la terra è ora la cosa più spaventosa, e fare delle viscere dell’imperscrutabile maggior conto che del senso della terra!

 Nietzsche *

 

DA A SUD DEL CONFINE AD OVEST DEL SOLE.


La nostra memoria e le nostre sensazioni sono troppo incerte e unilaterali e quindi, per trovare la veridicità di alcuni fatti, ci basiamo su una “certa realtà”. Ma quella che per noi è la realtà, fino a che punto lo è davvero e fino a che punto è quella che noi percepiamo come tale? Spesso è addirittura impossibile distinguere tra le due. Quindi per ancorare nella nostra mente la realtà e provare che sia tale, abbiamo bisogno di un’altra realtà attigua che possa relativizzare la prima. Questa realtà attigua, però, necessita come base, a sua volta, di una terza. Questa catena all’interno della nostra coscienza continua all’infinito ed è proprio grazie ad essa che noi esistiamo. A un certo punto, però, può accadere che la catena si spezzi e si faccia confondere: non capiamo più se la realtà si trovi da questa parte della catena o dall’altra.