KAFKA SULLA SPIAGGIA@


Non è permesso chiudere gli occhi. Tanto, non serve a migliorare nulla. Non è che chiudendo gli occhi si spenga qualcosa. Anzi, se lo fai, quando li riaprirai nel frattempo le cose saranno decisamente peggiorate. Questo è il mondo in cui viviamo, Nakata. Devi tenere gli occhi bene aperti. Chiudere gli occhi è da rammolliti. Evitare di guardare in faccia la realtà è da codardi. Mentre tu tieni gli occhi chiusi e ti tappi le orecchie, il tempo avanza. Tic-toc-tic-toc. Oggi è lunedì, e siamo chiusi. La biblioteca, che persino nei giorni di apertura è tranquilla, in quelli di chiusura lo è forse anche troppo. Sembra un luogo dimenticato dal tempo. O meglio ancora, un luogo che trattiene il respiro, sperando che il tempo non si accorga della sua esistenza.

 

LA FINE DEL MONDO E IL PAESE DELLE MERAVIGLIE


Insomma, cos’è che avevo perso? mi chiesi grattandomi la testa. Molte cose, era vero. per elencarle tutte ci voleva un quaderno. C’erano cose la cui perdita sul momento non mi era parsa grave ma che avevo rimpianto in seguito e viceversa.- Mi sembrava di aver continuato a perdere cose, persone e sentimenti. nella tasca del mio cappotto che simbolizzava la mia persona c’era un buco che non si poteva ricucire con nessun tipo di ago o di filo. In tal senso, se qualcuno avesse aperto la finestra, messo dentro la testa e mi avesse gridato “la tua vita è un fallimento” non avrei avuto nessuna prova per negarlo.

 

La vita


Sacrificarsi per un futuro migliore o vivere il presente senza garanzie, per il dopo. Ma la vita è veramente come il gelato biscotto vaniglia e cioccolato? Io preferivo la vaniglia, allora iniziavo a mangiarlo dal cioccolato, così me la tenevo per la fine. Da vero cattolico mettevo il sacrificio davanti e la goduria dopo. Una volta a metà mi è caduto, proprio quando dovevo mangiare la vaniglia… ploff! Per terra. Una volta solamente. E se la mia vita fosse proprio quella volta?

 

Personaggi (vuoti) in cerca di autore.


Pensavo ad alcuni volti e personaggi che ho incontrato e incontro e mi è venuta la voglia, con un po’ di presunzione e arroganza, di categorizzarli e definirli utilizzando una serie di figure che mi paiono piuttosto ricorrenti. Eccole:

I “sotto il vestito niente”, anche detti quaquaraquà arrivisti. Mamma quanti ce ne sono! Parlano di tutto e di tutti senza capirne niente. Sproloquiano, pontificano, impartiscono lezioni senza capirne in realtà una beata fava. Ti fregano (o cercano di farlo) con l’eloquenza e un po’ di adulazione, oppure con un modo di fare tronfio e arrogante che dovrebbe servire a “marcare il territorio”. Ma quando “alzi il vestito” (o nel momento della difficoltà e della sfida), trovi il niente più assoluto.

I demagoghi. Qui siamo maestri. Li si chiami demagoghi o populisti, siamo pieni di gente che promette l’inverosimile pur di imbambolare il prossimo e catturare un po’ di facile consenso. Per carità, la politica e il management (seri) necessitano anche dell’arte di ottenere il consenso. Ma c’è modo e modo … Quando si esagera, catturare il consenso diviene inevitabilmente “prendere per i fondelli”.

I furbi galleggianti. Questi sono quelli onnipresenti e che non spariscono né affondano mai. Spesso sono molto intelligenti e hanno un istinto quasi innato nel saper fiutare il vento e trovare i giusti approdi o le ancore di salvezza più appropriate così che cascano sempre in piedi.

I leccapiedi. È la versione “fessa” e stupida dei furbi galleggianti. Non avendo l’intelligenza e la furbizia di questi ultimi, né il coraggio o l’intelligenza di una propria idea o posizione, non trovano altra soluzione se non “andare di lingua” nella speranza di conquistare o mantenere una qualche posizione.

Quelli che sono dominati dalla paura. Questa è una categoria di persone che mi fa soffrire molto. Perché spesso dietro queste persone si nascondono talenti o cuori appassionati. Ma sono soffocati dalla paura, o da complessi di inferiorità che li bloccano e limitano. Che tristezza! E che voglia di abbracciarli per dire loro “dai, tira fuori quello che di buono hai dentro, non aver paura!”

Gli autoritari non autorevoli. Questa è una razza pericolosa. Sono quelli che pensano di comandare solo perché hanno un qualche mandato. Non ho dubbio alcuno che ci siano momenti nei quali è obbligatorio e vitale saper prendere decisioni anche contro tutto e tutti. È il compito, la responsabilità e il dovere di un “capo”. Ma quando l’unico elemento di legittimazione risiede nel livello gerarchico, senza che ci sia neanche un briciolo di autorevolezza e credibilità, allora la corsa verso il precipizio è pressoché certa.

Quelli che ti prendono per il culo e pensano che non te ne accorgi. (ne conosco tanti aggiungo io) È uno degli archetipi standard dell’italiano che si arrangia. Non li sopporto perché spesso si fingono tuoi amici e invece sono solo degli interessati egoisti e falsi.

Quelli che si credono furbi e sono invece i perfetti stupidi di Cipolla. Questo è il regno così splendidamente dipinto da Carlo Maria Cipolla, quello degli stupidi, cioè di coloro che senza accorgersene (stupidamente, appunto), fanno del male a se stessi e agli altri. E si credono (sempre molto stupidamente) anche parecchio furbi!

Quelli che si credono infallibili e non sanno dire “ho sbagliato, chiedo scusa.” Sono in realtà persone deboli, perché solo un debole non sa riconoscere i propri errori. Oppure sono persone in malafede o cieche, prepotenti che vogliono prevaricare e imporre il proprio pensiero sempre e comunque.

Quelli che vogliono essere qualcuno prima che servire una causa veramente utile al paese. Vogliamo chiamarli arrivisti, ambiziosi ed egocentrici?

Quanto è diffusa questa malattia …

Quelli in cerca di un lavoro o di un reddito. Ebbene sì, ci sono quelli senza lavoro che cercano un lavoro. Sono sempre in movimento, in perenne moto Browniano e ti chiedi come diavolo facciano a trovare il tempo per fare tutto ciò che fanno. Poi ci pensi e ti rendi conto che non hanno un lavoro o l’hanno solo in parte e che tutto questo loro agitarsi ha in realtà come priorità principale proprio trovare una occupazione. Dopotutto, giustamente, tutti abbiamo famiglia.

Quelli snob che giudicano tutto e tutti stando bene attenti a non sporcarsi mai le mani. È la categoria di quelli che hanno sempre ragione soprattutto perché non si mettono mai in condizione di poter sbagliare e quindi non corrono mai veramente il rischio di aver torto. Come diceva il proverbio, “sol chi non fà non sbaglia”. Ah ma quanto pontificano questi! Non si stancano mai e non sbagliano mai. Beati loro.

Gli ideologi, detti anche “martelli che vedono solo chiodi.” Ne incontro tanti. Io stesso corro spesso il rischio di esserlo e lo sono stato. . E quanto ideologico era il mio modo di affrontare i problemi: vedevo tutto solo dal mio punto di vista o, peggio, pensando che la mia soluzione fosse universale e taumaturgica.

Quelli che l’onestà intellettuale non sanno neanche cosa sia. Quanto è difficile essere intellettualmente onesti! Saper riconoscere che “bianco è bianco e nero è nero” indipendentemente da chi lo dice o dal vantaggio personale o dalle circostanze del momento. Invece, tutti i santi giorni vedi quelli che prima criticano tizio perché dice o fa una cosa e poi la fa lui esattamente uguale. Ma a quel punto è “giusta” perché la fa lui! Che tristezza.

Quelli che vivono in the past e che non vogliono cambiare. Sono i nostalgici o quelli che amano la comodità dello status quo. Non vogliono cambiare, anche se poi si lamentano di come vanno le cose. Ma per questi l’unica soluzione possibile è qualche intervento che imponga come inevitabile lo status quo che a loro va bene. 

Quelli che sono nuovi e svegli solo perché sono giovani. Questa è la moda del momento: l’essere giovani come valore in sé, anche se dici una marea di scemenze. Certamente, ci sono brontosauri inamovibili che bloccano ricambio e innovazione. Ma se questo è il problema, la soluzione di premiare i giovani solo perché sono giovani è solo un mezzo placebo. Bisogna premiare l’intelligenza, la voglia di fare, il coraggio, la curiosità, non l’età di una persona.

Quelli che si capisce che l’unico oggetto del proprio amore è se stessi. È la categoria che più fa danni: sono quelli che, al di là delle chiacchiere e dei proclami, pensano solo a se stessi, al proprio tornaconto, ai propri interessi. Sono quelli che amano solo se stessi.

Noi invece abbiamo un disperato bisogno di qualcuno che operi non per la propria ambizione personale, ma in modo realmente disinteressato, dimostrando ogni giorni con i fatti di amare veramente questo paese e di saper lavorare con impegno per “fare il suo bene”. Sul serio. Speriamo che prima o poi diventi la specie dominante.

splendida analisi .. Web*

 

 

 

“Per evolversi la vita deve fare male..”


Per evolversi la vita deve fare male.
Il dolore è una terraferma.
L’uomo sicuramente può contare sul dolore perchè è l’unica cosa, da sempre.
La gioia è errabonda.
Da tempo ho una febbre insolita, una febbre che brucia.
Sono diventata adiposa e grassa come una qualsiasi donna ansiosa,
e non so più fare miracoli, proprio perchè non so più soffrire.
E’ il dolore che ci fa crescere ed è il dolore che ci fa morire.
Se togliamo il dolore, togliamo il tavolo sul quale mangiamo ogni giorno.
Senza dolore finiremmo costretti a mangiare per terra…