Le donne@


Le donne hanno la cattiva abitudine di cascare ogni tanto in un pozzo, di lasciarsi prendere da una tremenda malinconia e affogarci dentro, e annaspare per tornare a galla: questo è il vero guaio delle donne.
Le donne spesso si vergognano di avere questo guaio, e fingono di non avere guai e di essere energiche e libere, e camminano a passi fermi per le strade con grandi cappelli e bei vestiti e bocche dipinte e un’aria volitiva e sprezzante; ma a me non è mai successo di incontrare una donna senza scoprire dopo un poco in lei qualcosa di dolente e pietoso che non c’è negli uomini, un continuo pericolo di cascare in un gran pozzo oscuro, qualcosa che proviene proprio dal temperamento femminile e forse da una secolare tradizione di soggezione e schiavitù che non sarà tanto facile vincere”.

Natalia Ginzburg*

 

 

Non sopporto….


Non sopporto:

La commiserazione e chi si lascia commiserare senza far nulla per tirarsi su
Chi deve essere sempre e per forza al centro dell’attenzione: bene o male, l’importante è che se ne parli è un concetto che non m’è mai piaciuto;
Le accuse date senza un minimo di conoscenza dei fatti;
I falsi abbracci;
La smania di onniscienza
Chi parla parla parla senza dire nulla (mille volte meglio chi sta zitto e ti fa capire tutto con uno sguardo o un abbraccio -sincero-)
Svegliarmi quando sono arrivata ad un punto cruciale di un sogno ricorrente
Non ricevere risposta..se voglio rimanere nel dubbio non faccio domande, se faccio una domanda significa che vorrei un minimo di spiegazione;
Chi gioca senza dire che sta giocando;
Il mio vicino di casa quando parcheggia in modo assurdo e devo far cinquanta manovre per entrare dal cancello del garage;
Chi non capisce che l’allontanarsi non sempre è dovuto a mancanza d’affetto ma ai percorsi assurdi che ti fa fare la vita;
Le feste comandate: Natale e Capodanno in testa..l’obbligo di festeggiare e di essere felici in quei giorni..perché??
Gli ipocondriaci;
Chi si lamenta sempre sempre e sempre;
Le sale d’attesa con sul tavolino riviste vecchie di un anno;
Il canone RAI
Chi s’attacca al clacson quando la colonna d’auto è ferma: che cazzo suoni?? Non è che così la fila si smuove sai?!?!
Tornare quando si è stati benissimo lontani dalla vita di tutti i giorni;
Ricevere suoi sms;
Non ricevere altri sms;
Sentirmi dire “dovresti perdere ancora un po’ di chili” da chi sta messa decisamente peggio di me;
Sentirmi indispensabile: dimmi che t’aiuto, dimmi che mi senti vicina, ma non dirmi che ti sono indispensabile..così mi metti in gabbia ed io in gabbia non ci posso stare
Il remake di Mila e Shiro;
Chi parla sempre e solo di politica o sempre e solo di calcio o sempre e solo di soldi o sempre e solo di un qualsiasi altro argomento;  
La monotonia;
Sentirmi dipendente;
Cercare..aspettare.. Certe attese le adoro, altre non le reggo proprio;

La perfezione;
Chi si crede perfetto; 

Lui..lui proprio non lo sopporto più!! ma forse l’ha capito..

e voi cosa non sopportate????????????????

 

 

Sarò madre@


Sarò madre
negli occhi che 
non m’incontrano mai 
negli sguardi teneri e bui
dalle sue mani aggrovigliate 
di pensieri confusi 

Sarò madre
nei forti abbracci 
tra i sorrisi scanditi d’amore
nelle sue ricerche 
che non captano i suoni 
nel suo mutismo
nei suoi vuoti 

Sarò madre 
nel coraggio 
nella gioia 
nell’immenso dolore 
nell’incertezza del suo destino 
che spera ancora nella preghiera 
in quella che nasce nel cuore 
dei normali
cercando nuovo orizzonti 
nella fede del domani 

Sarò madre… 
per tutta la vita ♥

Giulia Gabbia

Dedicata a tutte le madri che hanno un bambino autistico .

 

 

Senza poferir parola@


Mani forti di velluto 
t’han toccata, sporcata,
picchiata e violentata. 
E tu, tremi davanti all’orrore
di uomo amato 
che non riconosci più .
Con il rimorso d’aver ceduto 
ad un sorriso, a uno sguardo, ad una carezza .
Scivolando nel disgusto 
che cola dalle pareti, nel voler tuo dire 
contro questa violenza,
…senza proferir parola.

Giulia Gabbia*

A tutte le donne indifese costrette a subire violenze , perché non siano dimenticate.

 

Ho aspettato tanto@


Con il mio vestito migliore, con la mia faccia migliore, con tanta pazienza, con le migliori intenzioni, con le più grandi speranze, con tante idee in testa.
Ho aspettato tanto e ne ho viste passare tante, di persone, e ad alcune ho chiesto di sedersi con me, ma avevano altro da fare, altri da amare, e magari si soffermavano a parlarmi un po’, ma poi ricominciavano a camminare.
Ho aspettato tanto seduta qui, ho aspettato che qualcuno arrivasse e mi prendesse per mano e mi dicesse “com’è bello il tuo vestito” e “andiamo via insieme” ma alla fine sai? Non è venuto nessuno.
Ho aspettato tanto seduta qui, e alla fine mi sono alzata e ho iniziato a camminare anche io, come tutti gli altri, da sola.
Ho aspettato tanto, e sono stata tanto sciocca a pensare che una cosa come l’amore andasse semplicemente aspettata e non sudata, cercata, rincorsa.

S. Casciani*

 

Fedele ai ricordi@


Mi sono innamorata solo una volta, ed è stato un amore di quelli pazzi che travolgono tutto, anche se stessi, uno di quelli che vanno sempre a finire allo stesso modo: male.
Non è facile, ed è inutile che io racconti di tutte le volte in cui piango, urlo, sbaglio; o delle volte in cui mi perdo, delle ore passate nella vasca a chiedermi se passerà mai, delle cattiverie che riesco a tirar fuori parlando d’amore.
E’ inutile, eppure c’è questa cosa, una cosa in particolare che mi ha sempre fatto un po’ impressione: sono fedele ai ricordi.
Lo amo tanto, e lui non c’è più da tempo. Non l’ho mai odiato perché anche andandosene è stato dolce e sincero, e io non mi sono nemmeno potuta permettere il lusso di avercela con lui. Quindi ho continuato a restargli fedele.
No, non è che non esca con altri. Ma faccio una cosa: esco solo con quelli che non mi interessano per niente. Che schifo, lo so.
Se vedo che qualcuno mi prende anche solo un pochino, mi volatilizzo.
Se mi accorgo che qualcuno potrebbe farmi dimenticare i suoi occhi, sparisco.
Se qualcuno mi fa ridere spesso, se mi diverto, se mi sento a mio agio, scappo.
Passo il tempo con persone di cui non mi potrei innamorare, perché tanto lo senti dentro e io non sento niente.
Mi va bene così. Torno a casa svuotata, ma tranquilla.
Sono ancora sua. Tutta sua. E questo mi fa stare meglio.
Sono fedele ai ricordi, soprattutto al suo. Sono fedele alle sue mani delicate, ai suoi polsi, alla sua schiena, ai suoi nei, alle sue guance, alle sue parole, a quel modo strano di parlare, di fare, di essere.
Non voglio amare nessun altro: voglio amare lui.
Credo che a un certo punto, dopo la fine di una storia, continuare a soffrire diventi quasi una scelta.
Perché tanto, anche se non è bello da dire, dopo un po’ succedono i giorni in cui ci pensi meno, in cui sei un po’ più sereno, in cui il sole ci mette lo zampino e ti fa sentire pieno di forze.
Io li scaccio, quei giorni lì. Li mando via.
Voglio continuare a soffrire per lui. Non posso perdere anche l’ultimo pezzo di corda che ci tiene legati.
Non gli chiedo niente, non lo cerco mai, non insisto, non voglio essere amata.
Non voglio più niente da lui,
solo che 
sono fedele ai ricordi.

Web*

 

 

e se non posso amare lui
io non voglio amare più.

Le pietre di Pantalica@


 Io non so che voglia sia questa, ogni volta che torno in Sicilia, di volerla girare e girare, di percorrere ogni lato, ogni capo della costa, inoltrarmi all’interno, sostare in città e paesi, in villaggi e luoghi sperduti, rivedere vecchie persone, conoscerne nuove. Una voglia, una smania che non mi lascia star fermo in un posto. Non so. Ma sospetto sia questo una sorta di addio, un volerla vedere e toccare prima che uno dei due sparisca. »

Vincenzo Consolo*