Bedda Missina


Vaddatila ch’è bedda ‘sta Missina,

dicitimmillu vui quant’è baggiana,

quannu si vesti d’oru la matina,

mi pari di lu munnu la suvrana.

 

Havi ‘na facci di ‘na serafina

di zagari idda porta ‘na curuna,

cu ‘ddu gran fazzulettu a lisciandrina

‘nn’amura ‘u suli, i stiddi cu la luna.

 

Lu suli è accussì forti ‘nn’amuratu

chi appena spunta tutta si la bacia,

e d’a matina a sira ‘sta o’ so’ latu

fina chi stuta a mmari la sò bracia.

 

E idda s’arristora e si ricria

si fa sempri cchiù bedda e drudarusa,

lu gricaleddu chi ci rifulia

l’ammanta di friscura ginirusa.

 

La chiamunu citati ‘ncantatura

pi’ li sò ‘ranni preggi naturali,

bedda la vosi fari la natura

comu lu paradisu tale e quali.

 

Vanta lu cori sò chinu d’amuri,

canta di gioia lu sò riccu mari,

cantunu l’acidduzzi, e li sò ciuri

ricca la fannu di prufumi rari.

 

Cantu iò puru chi la vogghiu beni,

pinzannu a idda scordu li me’ peni.  

Leopoldo Siricio@  (Messina 1888-1981)

 

Sono stanco….


Sono stanco di vedere facce femminili ritoccate, tette strabordanti dalle scollature in concorrenza, culi in mostra, tacchi, trucchi fetish e gesti hard da donnacce, ormai non più distinguibili da quelle del mestiere. Voglio vedere donne con la loro femminilità nei gesti morbidi e gentili, nei sorrisi aggraziati, nelle movenze seducenti, ma accennate, dalle parole dolci e decise allo stesso tempo. Dai pensieri originali e nuovi. Vorrei vedere donne indipendenti, non succubi dell’uomo a cui immolano la propria dignità, femmine dai cuori di ghiaccio fuso, compagne e amiche dell’uomo, libere e sincere. Vere.

 

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Il mito di Colapesce _ Leggende e miti dello Stretto


l giovane Cola, Nicola per sua madre, di origini catanesi ed emigrato a Messina, amava il mare e passava le sue giornate nuotando, tantè che  “doveva avere i polmoni molto fungosi e grandemente concavi, che potessero conservare in essi gran quantità d’aria”,  afferma Tommaso Fazello famoso storico siciliano del passato. 
Passava tanto tempo in acqua che il suo corpo si adattò a quella passione: i suoi piedi diventarono palmati. Così infatti lo descrive Italo Calvino: “(…) Cola diventò mezzo uomo mezzo pesce, con le dita palmate come un’anatra e la gola da rana.” Il ragazzo, che cambia il suo nome in Colapesce, vive sempre di più in mare e le rare volte che ritorna in terra racconta le meraviglie che vede. 
Diventa un bravo informatore per i marinai che gli chiedono notizie per evitare le burrasche ed anche un buon corriere visto che riesce a nuotare molto bene. La sua fama aumenta di giorno in giorno ed anche il Re di Sicilia Federico II lo vuole conoscere. Il re e la sua corte si recano pertanto al largo a bordo di un’imbarcazione per sperimentare le capacità di Colapesce. Per prima cosa il re butta in acqua una coppa, che Colapesce recupera con facilità.Al ritorno Colapesce gli racconta il paesaggio marino che ha visto ed il Re gli regala la coppa. Non avendo ancora saziato la propria curiosità il re getta la sua corona in un luogo più profondo. Colapesce riesce nuovamente nell’impresa impiegando due giorni e due notti per trovarla. Al suo ritorno egli racconta al Re d’aver visto che la Sicilia “è fabbricata su uno scoglio,e questo scoglio poggia su tre colonne: una sana, una scheggiata e una rotta (Italo Calvino)” a causa di un fuoco magico che non si spegneva. La curiosità del Re aumenta ancora e decide di buttare in acqua un anello per poi chiedere al ragazzo di riportarglielo. Colapesce è titubante, confessa al re la sua paura di non riemergere più: “Se voi così volete, Maestà, – disse Cola – scenderò. Ma il cuore mi dice che non tornerò più su. Datemi una manciata di lenticchie. Se scampo, tornerò su io; ma se vedete venire a galla le lenticchie, è segno che io non torno più” (tratto dal racconto di Italo Calvino). Dopo diversi giorni le lenticchie e l’anello che bruciava risalirono a galla ma non il ragazzo, ed il Re capì che il fuoco magico esisteva davvero e che Colapesce era rimasto in fondo al mare per sostenere la colonna corrosa. Si narra che quando Colapesce si stanca cambia posizione e ciò provoca terremoti nell’isola: “Colapesce poverino, stanco di sorreggere sempre sulla stessa spalla la colonna di Capo Peloro la passa sull’altra spalla causando movimento…”, come dice una leggenda popolare. Sempre secondo la leggenda, quando Cola pesce non potrà più sopportare lo sforzo, l’isola sprofonderà.

Dipinto : Colapesce  di Guttuso

 

 

Ruggero e la fata Morgana_ Miti e leggende dello Stretto


Prima della conquista di Messina, tolta al dominio arabo dai Normanni, il Gran Conte Ruggero d’Altavilla passeggiava, in un sereno giorno del 1060, lungo una spiaggia calabrese e osservando la costa peloritana, pensava come avrebbe potuto sottrarre i messinesi dal giogo dei musulmani che da duecento anni erano i padroni assoluti della “bianca colomba” sullo Stretto.

Il Normanno, soprappensiero, prosegue i suoi passi quando, improvvisamente, il tratto di mare davanti a lui comincia a ribollire e lentamente emerge dalle profondità marine una bellissima figura di donna che proprio qui, nello Stretto di Messina, ha il suo più splendido e ricco palazzo: è la Fata Morgana, sorella carnale di Re Artù d’Inghilterra.

Ruggero la vede salire su un carro bianco e azzurro misteriosamente apparso, tirato da sette cavalli bianchi con le criniere azzurre; scalpitanti, i magnifici destrieri stanno per dirigersi verso sud quando la Fata, accortasi della presenza del Gran Conte, lo invita a salire sul cocchio per condurlo in Sicilia dove troverà un potente esercito pronto a combattere contro gli Arabi.

Ruggero sorride e cortesemente risponde a Morgana: “Ti ringrazio dell’aiuto che vuoi offrirmi ma so che la Madonna e i santi mi proteggeranno e con le mie sole forze riuscirò a vincere, col valore delle armi, senza ricorrere alle magie e agli incantesimi che tu, gentilmente, vuoi mettere al mio servizio”.

Morgana per tre volte agita nell’aria immota la sua bacchetta e scaglia in mare tre sassi bianchi. Nel punto dove essi si inabissano, appaiono sulla superficie dell’acqua, prodigiosamente, castelli, palazzi, strade, alberi e foreste; tutto sembra così vicino al punto tale da essere raggiunto con un piccolo salto.

“Ecco la Sicilia! Raggiungi Messina e vi troverai un agguerrito e munitissimo esercito che ti consentirà di sconfiggere gli infedeli”.

Ruggero, con parole cortesi, ancora una volta rifiuta l’offerta della Fata e ribadisce che libererà la Sicilia dal paganesimo non con l’inganno, ma, con l’aiuto di Gesù Cristo e di sua madre, la Vergine Maria a cui ha consacrato la sua difficile impresa.

Morgana non insiste più. Agitando in aria la sua magica verga fa scomparire castelli, case, strade e vegetazione; poi, spronando i cavalli, si muove nel cielo incontro al sole che sta inondando di luce lo Stretto e si dirige verso l’Etna.

Chi ha avuto la fortuna di osservare questo strepitoso fenomeno ottico sul mare dello Stretto di Messina, ne ha riportato sempre l’impressione di qualcosa che sconfina nel magico e nel favoloso.  Ne fu talmente colpito nel 1643 il sacerdote Ignazio Angelucci che, non senza qualche esagerazione giustificata dall’entusiasmo e dall’emozione del momento, scrisse una lunga lettera a Padre Leone Sancio della Compagnia di Gesù a Roma, narrandogli con dovizia di particolari l’”arcana apparizione” cui aveva assistito trovandosi a Reggio Calabria.

“Accade – riferisce l’Angelucci – di tanto in tanto nello Stretto di Sicilia un naturale prodigio, che serve d’incanto ad ogni sguardo. In occasione, che sia caldissimo il giorno, e quietissimo il mare, si alza certo vapore, che i nativi del luogo chiaman Morgana, e meglio si può chiamare Teatro, nel quale si mostra in mille scene ogni più bella sorta di prospettiva”.

All’improvviso – prosegue il religioso – “il mare che bagna la Sicilia si gonfiò e diventò per dieci miglia in circa di lunghezza come una spina di montagna nera; e questo dalla Calabria spianò e comparve in un momento un cristallo chiarissimo e trasparente, che parea uno specchio, che colla cima appoggiasse su quella montagna di acqua e col piede al lido di Calabria. In questo specchio comparve subito di colore chiaro scuro una fila di più di dieci mila pilastri di uguale larghezza e altezza, equidistanti e di un medesimo vivissimo chiarore, come di una medesima ombratura erano gli fondati fra pilastro e pilastro”. A questa prima apparizione seguirono la formazione di un “gran corniccione” , di “Castelli Reali” in grande numero e di un “Teatro di colonnati, ed il Teatro si stese, e fecene una doppia fuga:indi la fuga de’colonnati, diventò lunghissima facciata di finestre di dieci fila: della facciata si fè varietà di selve, di pini, e cipressi eguali, e di altre varietà d’alberi, e qui il tutto disparve; ed il mare con un poco di vento tornò mare”. Di questo suggestivo fenomeno, detto anche “Teatro Catottrico” e “Iride Mamertina”, testimoni in antico furono Damascio che narra di aver visto nel mare dello Stretto “Eserciti d’Uomini a cavallo, ed a piedi, mandrie di bestiami, selve…”, Aristotele, Policleto e Cornelio Agrippa; in epoche più recenti, nel Settecento, i sacerdoti Giuseppe Scilla e Domenico Monforte assistettero stupiti al fantasmagorico fenomeno.

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Scrive un anonimo marito…


Non ho mai capito perchè le necessità sessuali degli uomini e delle donne siano così differenti fra loro…E non ho mai capito perchè gli uomini pensano con la testa mentre le donne con il cuore.Però una notte mia moglie ed io siamo andati a letto.
Abbiamo cominciato ad accarezzarci,massaggiarci,bacini etc,etc…..

La questione è che io ero già pronto, ma proprio in quel momento lei mi dice: ”Adesso non ne ho voglia, amore mio. Voglio solo che mi abbracci”.

Ed io esclamo: ”CHEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE???????????????”

Al che mi dice le parole magiche di tutte le donne:”Non sai connetterti con le mie necessità emotive di donna”.
Il punto finale è che quella sera non ci sarebbe stata nessuna lotta. Ho messo a posto gli oli afrodisiaci, ho spento le candele, ho tolto il disco di Baglioni (in quei momenti funziona quasi sempre), ho spento lo stereo ed ho rimesso in frigo lo champagne.
Sono andato a farmi una doccia fredda per vedere se potevo calmare ‘la bestia’ e mi sono messo a guardare Discovery Channel a tutto volume per non fare dormire la figlia di mia suocera… Dopo un pò mi sono addormentato.

Il giorno dopo siamo andati al centro commerciale e mi sono messo a guardare orologi mentre lei si provava tre modelli carissimi di Armani. Come tutte le donne non sapeva decidersi, così le ho detto di prenderli tutti e tre.

A questo punto mi ha detto che le sarebbero servite delle scarpe nuove da mettere con i nuovi vestiti… 350 euro al paio… Le ho detto che andava bene.

Di lì siamo andati nella sezione casual dalla quale ha preso un piumino ed una borsa di Louis Vuitton. Era così emozionata!
Credo pensasse che fossi diventato pazzo, ma ad ogni modo le ha prese lo stesso. Mi ha messo, quindi, alla prova chiedendomi un gonnellino corto da tennis.
Non sa neanche correre, figuriamoci giocare a Tennis. E’ rimasta shockata quando le ho detto di comprare tutto ciò che voleva.
Era così eccitata sessualmente dopo tutto questo, ed ha cominciato a chiamarmi con tutti i nomignoli più affettuosi e stupidi che le donne usano. ‘Cucciolone mio’; ‘Topolino amoroso e così via.
Siamo andati alla cassa a pagare. E’ stato qui che, essendoci solo una persona prima di noi, le ho detto: ‘No amore mio, credo che in questo momento non ho voglia di comprare tutto questo…
Se aveste potuto vederle la faccia, diventò pallida quando le ho detto: ’Voglio solo che mi abbracci. Sembrò quasi che stesse per svenire, le si è paralizzata la parte sinistra del corpo, le è venuto un tic nervoso all’occhio.

A questo punto le ho detto: ”Non sai connetterti con le mie necessità finanziarie di uomo”.

Mandalo agli uomini perchè si facciano una risata.!!

Mandalo alle donne perché capiscano cosa si prova.

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