Poesie arabe


Continui a chiedermi la data della mia nascita prendi nota dunque ciò che tu non sai,la data del tuo amore: quella e’ per me la data della mia nascita.

Nizar Qabbani@

 

 

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Massimo Bisotti


Non poter stare insieme a qualcuno, non poter stare nemmeno senza. Non poter stare vicini ma neppure distanti. Mancarsi accanto, mancarsi dentro. Mancarsi fuori ma nel profondo. Chissà se è amore lo stesso questo. Questo non smettere di cercarsi.

 

 

Scritto sul corpo@


Dicesti:
Me ne vado via da lui perché il mio amore per te fa di ogni altra vita una menzogna.

Ho nascosto queste parole nella fodera del cappotto. Le tiro fuori come fa un ladro di gioielli quando nessuno lo vede.
Non sono sbiadite. Niente di te è sbiadito. Sei ancora del colore del mio sangue. Sei il mio sangue.

Jaenette Winterson*

 

 

Maestro Zen@


I genitori dovrebbero essere consapevoli di come condizionano i loro figli. E ai bambini dovrebbe essere data ogni libertà di sperimentare il bene e il male, così che possano decidere da soli. Lasciate che trovino la loro strada: voi state soltanto molto attenti che non cadano in un fosso! Non dite mai nulla ai vostri figli che non sia una vostra esperienza esistenziale. Accettate la vostra ignoranza, questo vi procurerà un maggior rispetto, più fiducia in ciò che siete. L’ego del genitore pretenderebbe di conoscere tutto! Siate rispettosi nei confronti del bambino; i genitori si aspettano il rispetto dei figli, ma si dimenticano che è una cosa reciproca: rispetta i bambini e loro ti rispetteranno! Fidati dei bambini e loro si fideranno di te, allora sarà possibile una comunicazione.

Osho*

 

La ballata delle madri@


Mi domando che madri avete avuto.  
Se ora vi vedessero al lavoro  
in un mondo a loro sconosciuto,  
presi in un giro mai compiuto  
d’esperienze così diverse dalle loro,  
che sguardo avrebbero negli occhi?  
Se fossero lì, mentre voi scrivete  
il vostro pezzo, conformisti e barocchi,  
o lo passate a redattori rotti  
a ogni compromesso, capirebbero chi siete? 

Madri vili, con nel viso il timore  
antico, quello che come un male  
deforma i lineamenti in un biancore  
che li annebbia, li allontana dal cuore,  
li chiude nel vecchio rifiuto morale.  
Madri vili, poverine, preoccupate  
che i figli conoscano la viltà  
per chiedere un posto, per essere pratici,  
per non offendere anime privilegiate,  
per difendersi da ogni pietà. 

Madri mediocri, che hanno imparato  
con umiltà di bambine, di noi,  
un unico, nudo significato,  
con anime in cui il mondo è dannato  
a non dare né dolore né gioia.  
Madri mediocri, che non hanno avuto  
per voi mai una parola d’amore,  
se non d’un amore sordidamente muto  
di bestia, e in esso v’hanno cresciuto,  
impotenti ai reali richiami del cuore. 

Madri servili, abituate da secoli  
a chinare senza amore la testa,  
a trasmettere al loro feto  
l’antico, vergognoso segreto  
d’accontentarsi dei resti della festa.  
Madri servili, che vi hanno insegnato  
come il servo può essere felice  
odiando chi è, come lui, legato,  
come può essere, tradendo, beato,  
e sicuro, facendo ciò che non dice. 

Madri feroci, intente a difendere  
quel poco che, borghesi, possiedono,  
la normalità e lo stipendio,  
quasi con rabbia di chi si vendichi  
o sia stretto da un assurdo assedio.  
Madri feroci, che vi hanno detto:  
Sopravvivete! Pensate a voi!  
Non provate mai pietà o rispetto  
per nessuno, covate nel petto  
la vostra integrità di avvoltoi! 

Ecco, vili, mediocri, servi,  
feroci, le vostre povere madri!  
Che non hanno vergogna a sapervi  
– nel vostro odio – addirittura superbi,  
se non è questa che una valle di lacrime.  
È così che vi appartiene questo mondo:  
fatti fratelli nelle opposte passioni,  
o le patrie nemiche, dal rifiuto profondo  
a essere diversi: a rispondere  
del selvaggio dolore di esser uomini.

P.P. Pasolini*

 

 

Scritti Corsari@


Noi siamo un Paese senza memoria. Il che equivale a dire senza storia. L’Italia rimuove il suo passato prossimo, lo perde nell’oblìo dell’etere televisivo, ne tiene solo i ricordi, i frammenti che potrebbero farle comodo per le sue contorsioni, per le sue conversioni. Ma l’Italia è un paese circolare, gattopardesco, in cui tutto cambia per restare come è. In cui tutto scorre per non passare davvero. Se l’Italia avesse cura della sua storia, della sua memoria, si accorgerebbe che i regimi non nascono dal nulla, sono il portato di veleni antichi, di metastasi invincibili. Imparerebbe che questo Paese è speciale nel vivere alla grande, ma con le pezze al culo, che i suoi vizi sono ciclici, si ripetono incarnati da uomini diversi con lo stesso cinismo, la medesima indifferenza per l’etica, con l’identica allergia alla coerenza, a una tensione morale.

P.P. Pasolini*

 

 

La luna


Certe persone non sanno cosa vogliono e allora prendono tutto quello che passa.
Non perché ci tengono, però arraffano, ammucchiano, sottraggono, e perdono per strada perché non danno valore. Ma a loro non importa. 
Rivogliono solamente perché non sopportano che qualcuno abbia qualcosa al loro posto e se non riescono a riavere allora provano a comprare. 
La cosa più triste è che questo meccanismo si innesca anche con le vite degli altri e se qualcuna di queste vite non si lascia comprare allora inventano.
La crudeltà maggiore che possiamo infliggere alle persone è fingere che loro significhino per noi molto più di quello che in realtà non siano.”

Massimo Bisotti*

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