Torta di mele


La torta di mele è uno dei dolci più semplici, tradizionali e buoni da preparare. Ci sono infinite varianti di torta di mele, basta aggiungere un aroma, modificare l’impasto o cambiarne la forma.

Andiamo alla preparazione :

INGREDIENTI
250gr di farina
250gr di zucchero
2 uova
1 bicchiere di latte (da nutella)
100gr di burro fuso
1 bustina di lievito
2-3 mele
limone
noci
Pulire le mele, affettarne 2 mentre 1 o mezza tagliatela a dadini piccoli, premere mezzo limone, aggiungere un po di zucchero e farle macerare un po.
Montare le uova con lo zucchero, aggiungere la farina setacciata con il lievito, il latte, il burro fuso, le noci e le mele tagliate a dadini. Imburrare una teglia e mettere il composto.
Posizionare le fettine sopra la crema e infornare con il forno caldo a 180° fino a che non si sarà dorata . 

Una volta fredda, spolverizzare con lo zucchero a velo.

 

 
 
 
 
 

Come posso dire….


Come posso dire se la tua voce è bella. 
So soltanto che mi penetra 
e mi fa tremare come una foglia 
e mi lacera e mi dirompe.

Cosa so della tua pelle e delle tue membra. 
Mi scuote soltanto che sono tue, 
così che per me non c’è sonno né riposo, 
finché non saranno mie.

KARIN BOYE

 

Julio Cortàzar*


Tocco la tua bocca, con un dito tocco il bordo della tua bocca, comincio a disegnarla come se uscisse dalla mia mano, come se per la prima volta la tua bocca si aprisse, e mi basta chiudere gli occhi per disfare tutto e ricominciare, faccio nascere ogni volta la bocca che desidero, la bocca che la mia mano ha scelto e ti disegna sulla faccia, una bocca scelta tra tutte, con la sovrana libertà che scelgo per disegnarla con la mia mano sulla tua faccia, e che, per un azzardo che non cerco di comprendere, coincide esattamente con la tua bocca che sorride sotto quella che la mia mano ti sta disegnando.

Mi guardi, da vicino mi guardi, sempre più da vicino e allora giochiamo a fare il ciclope, ci guardiamo tanto da vicino che i nostri occhi si allargano, si attaccano tra di loro, si sovrappongono e i ciclopi si guardano, respirano confusi, le bocche s’incontrano e lottano nel tepore, si mordono con le labbra, appoggiano appena la lingua tra i denti, giocano nei loro recinti là dove un’aria pesante va e viene col suo profumo antico e il suo silenzio. Allora le mie mani cercano di immergersi nei tuoi capelli, di accarezzare lentamente la profondità dei tuoi capelli mentre noi ci baciamo come se avessimo la bocca piena di fiori o di pesci, di movimenti vivi, di fragranze oscure. E se ci addentiamo, il dolore è dolce, e se affoghiamo in un breve e terribile assorbirsi dell’alito, quell’istantanea morte è bella. E c’è una sola saliva e un solo sapore di frutta matura, e io ti sento tremare su di me come una luna nell’acqua.

 

 

 

Arancinu di riso*


L’arancìno (in siciliano arancìna o arancìnu è una specialità della cucina siciliana. Si tratta di una palla di riso fritta, del diametro di 8-10 cm, farcita tradizionalmente con ragù, mozzarella e piselli. Il nome deriva dalla forma e dal colore tipici, che ricordano un’arancia.

Nella parte orientale dell’isola gli arancini possono anche avere una forma conica.

Nella letteratura, il commissario Montalbano, personaggio dei romanzi di Andrea Camilleri, è un noto buongustaio e ha contribuito a far conoscere questo piatto fuori dall’Italia con il libro Gli arancini di Montalbano.

Ricetta arancini di riso 

Ingredienti 

 

  • 500gr di riso superfino
  • 325 gr di burro (300gr per il riso, 25gr per il ripieno)
  • 100 gr di pecorino grattugiato
  • 3 tuorli d’uova (per il riso) + 2 uova intere (per impanare)
  • 1 bustina di zafferano
  • 150 gr di carne bovina
  • 3 cucchiai di olio
  • 80 gr di piselli sgranati
  • 40 gr di concentrato di pomodoro
  • 100 gr di scamorza o mozzarella
  • 100 ml di vino rosso
  • pangrattato
  • olio di semi
  • 1 cipolla
  • sale
  • pepe

Preparazione:

Lessate il riso in poca acqua salata fino a quando non verrà completamente assorbita e il riso sarà completamente cotto.
Nel frattempo sciogliete lo zafferano in una ciotola con tre tuorli sbattuti. Versate il composto nella pentola con il riso ormai cotto. unite 300 gr di burro e il pecorino grattugiato; mantecate il tutto.

Lasciate raffreddare il riso (per almeno due ore) allargato in un piatto. Mentre aspettate, fate soffriggere in un pentolino con due cucchiai d’olio la cipolla tritata e 25 gr di burro. Unite la carne macinata e fatela rosolare insieme al vino rosso: lasciate sfumare.
Aggiungete il concentrato di pomodoro allungato con un bicchiere d’acqua. Lasciate cuocere per 20 minuti e aggiustate a vostro gradimento di sale e pepe.

Nel frattempo cuocete i piselli in una padella con un cucchiaio di olio e un mestolo d’acqua per 10 minuti. 
Versate infine i piselli cotti nel pentolino con il ragù.
Con il riso ormai freddo adagiate uno strato sottile sul palmo della mano; formate un incavo al centro e posizionate un cucchiaio di ragù con i piselli e 2-3 dadini di formaggio (tagliato precedentemente). Con un altro strato di riso chiudete l’arancino e modellatelo con le mani dandogli una forma a palla o a pera.

Esauriti gli ingredienti, passate tutti gli arancini nelle due uova sbattute e successivamente nel pangrattato. Friggeteli in un pentolino piccolo (o magari in una friggitrice) con abbondante olio bollente (gli arancini devono essere completamente coperti dall’olio!)
Con un mestolo forato togliete gli arancini dall’olio quando saranno ben dorati e scolateli in carta assorbente.
Serviteli caldi o a temperatura ambiente.

 

 

 

 

Douglas Florence*


L’ho sentito aprire la borsa, l’ho sentito piegarsi su di me. Mi ha preso dolcemente le mani e le ha bloccate, una dopo l’altra, alle sbarre della testata del letto con sottili cinghie di cuoio portate apposta. Ha stretto, per farmi capire che non era soltanto un gioco, e le mie dita si sono aperte e richiuse, come zampe di pollo. Ho capito allora quello che già sapevo: qualcosa di nuovo stava per irrompere nella mia vita.
Neppure per un attimo ho pensato di protestare, perché mi sentivo straordinariamente libera di rifiutare tutto, e quindi totalmente libera di accettarlo.
Mi accarezza la nuca e le spalle, mi bacia lungamente. Disegna con le labbra percorsi sulla mia schiena, segue con la lingua la colonna vertebrale, si insinua fra le mie natiche. Ricomincia a mordermi le spalle e la nuca, come se fossi un gattino.

 

Il letto di rose


Al centro della stanza con il pavimento e le colonne di marmo, in un ampio letto a forma di vasca e colmo di petali di rosa, riposava un efebo dalla pelle bianca, dal corpo perfetto di statua greca. Volse verso di me il bel viso armonioso e mi tese la mano. Mi spogliai e gli andai accanto.

Reyes Alina

Emmanuelle


Le ginocchia di Emmanuelle sono nude sotto la luce dorata che cade dai diffusori. La gonna le ha scoperte, e gli occhi dell’uomo non le abbandonano.
Ella ha coscienza che le ginocchia sono levate verso questo sguardo perché esso ne prenda piacere. Ma come potrebbe lasciarsi andare al ridicolo di ricoprirle … e poi, come potrebbe farlo? La gonna non può diventare più lunga. D’altronde, perché dovrebbe avere improvvisamente vergogna delle sue ginocchia, lei, a cui piace di solito giocare a lasciarle scoperte?

Emanuelle Arsan*