Elogio della follia


A tutti i folli. I solitari. I ribelli.

Quelli che non si adattano.

Quelli che non ci stanno.

Quelli che sembrano sempre fuori luogo.

Quelli che vedono le cose in modo differente.

Quelli che non si adattano alle regole.

E non hanno rispetto per lo status quo.

Potete essere d’accordo con loro o non essere d’accordo.

Li potete glorificare o diffamare.

L’unica cosa che non potete fare è ignorarli.

Perché cambiano le cose.

Spingono la razza umana in avanti.

E mentre qualcuno li considera dei folli, noi li consideriamo dei geni.

Perché le persone che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo sono coloro che lo cambiano davvero.

Steve Jobs, 1997

1 Febbraio 1945: il diritto al voto alle donne


 

“Il 1 febbraio del 1945 con il Paese diviso ed il nord sottoposto all’occupazione tedesca il Consiglio dei Ministri presieduto da Ivanoe Bonomi emanò un decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne (Decreto legislativo luogotenenziale 2 febbraio 1945, n. 23). Il 2 giugno del 1946 le donne votarono per il Referendum istituzionale e per le elezioni della Assemblea costituente ma già nelle elezioni amministrative precedenti avevano votato risultando in numero discreto elette nei consigli comunali”.

Questa la nota sul sito ufficiale della Camera dei Deputati. Sono passati 68 anni dal primo passo verso l’eguaglianza tra uomo e donna in Italia e molto è cambiato. Ora le donne sono parte integrante e attiva della società. Si è sviluppata la figura della donna manager, oltre che della donna in politica più che mai richiesta in un’ottica di modernizzazione del Paese.

In Francia, tale decisione venne presa con qualche mese di anticipo, per l’esattezza il 21 aprile del 1944, ma con essa anche la possibilità alle donne di essere elette.

Ma facendo un passo indietro, questo passo segnò il definitivo ingresso della donna come punto di riferimento nella società di allora? La risposta è no. Il diritto di voto non garantì un diritto di cittadinanza consolidato. Sul lavoro il cammino fu molto più arduo, attraverso un percorso di emancipazione che arrivò almeno fino al 1963, quando entrarono nella magistratura prendendo possesso di ogni tipo di carica. Fino ad allora le donne si accontentarono di ruoli “scartati” dall’uomo. Accrebbe sicuramente il numero di insegnanti nelle scuole, a conferma della qualità e della necessità di una formazione al femminile per i propri figli.

In quegli anni fece anche scalpore il libro di Gabriella Parca, con prefazione di Pierpaolo Pasolini, “Le italiane si confessano”. La pubblicazione, che trattava del rapporto delle donne con gli uomini (ricatti, prevaricazioni, pregiudizi), fece scalpore.

Senza dubbio, ad oggi, dove l’equilibrio è sicuramente più stabile, resta il pericolo violenza. In quel senso, purtroppo, si parla ancora di sesso debole e molte storie continuano ad affollare le pagine della cronaca dei quotidiani. Ma questa è storia recente.

Il primo coro delle donne in difesa dei propri diritti.

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