Charles Bukowshi*


Per parte mia, di dolore ne ho avuto abbastanza. Di tutti i generi. So che sto per morire e mi sembra molto strano. Sono un egoista, mi piacerebbe che il mio culo continuasse a scrivere altre parole. Mi mette il fuoco dentro, mi proietta nell’aria dorata. Ma in realtà, quanto posso andare avanti? Non è giusto andare avanti. Che diavolo, la morte comunque è la benzina nel serbatoio. Ne abbiamo bisogno. Ne ho bisogno. Ne avete bisogno.

Se si resta troppo a lungo in un posto, lo si riduce a un immondezzaio.

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Cecilia Ahern


Amici immaginari, amici invisibili, chiamateci come vi pare. Forse credete a noi o forse no. Non è questo l’importante. Come molte persone che fanno davvero grandi cose non esistiamo perché si parli di noi o per essere elogiati; esistiamo solo per rispondere alle necessità di chi ha bisogno di noi. Forse non esistiamo affatto, siamo solo parto della fantasia di alcune persone ed è pura coincidenza che dei bambini di due anni, che quasi non sanno parlare, decidano di farsi degli amici che gli adulti non riescono a vedere. Forse tutti quei dottori e psicoterapeuti hanno ragione a dire che stanno soltanto sviluppando la loro immaginazione. Datemi retta: è possibile che ci sia un’altra spiegazione che non avete preso in considerazione per tutta la mia storia? È la possibilità che noi esistiamo davvero. Che siamo qui per aiutare e assistere coloro che hanno bisogno di noi, che sono capaci di credere e pertanto riescono a vederci.

Willie – da “And Still I Rise” di Maya Angelou


Willie era un uomo senza fama,
Difficilmente qualcuno conosceva il suo nome.
Disabile e claudicante, camminava sempre zoppicando,
Diceva “Io continuo a muovermi
Mi muovo sempre allo stesso modo”

La solitudine era il regno della sua testa,
Il vuoto era il suo compagno nel letto,
Il dolore faceva eco ad ogni suo passo,
Diceva “Io continuo a seguire
Dove i capi mi condurranno”

“Posso piangere e morirò,
Ma il mio spirito è l’anima di ogni primavera,
Guardatemi e vedrete
Che sono presente nelle canzoni che cantano i bambini”

La gente lo chiamava “Zio”, “Ragazzo” ed “Hey”,
Dicevano, “non puoi vivere così un solo altro giorno”
Poi aspettavano di sentire cos’avrebbe risposto
Lui diceva “Io vivo
Nei giochi che giocano i bambini”

“Potete entrare nel mio sonno, popolare i miei sogni,
Minacciare il mio riposo di prima mattina,
Ma io continuerò a venire seguire ridere piangere,
Certo come una brezza estiva”

“Aspettatemi, guardatemi.
Il mio spirito sono le onde del mare aperto.
Cercatemi, chiedete di me,
Sono lo stormire delle foglie d’autunno”

“Quando sorge il sole
Io sono il tempo.
Quando i bambini cantano
Io sono la rima”