Barbara Brussa


 Ho bisogno di vivere giorni che abbiano valore, e non un prezzo da pagare; ho bisogno di silenzio, che sia “dialogo” e non solitudine dell’anima; di specchiarmi negli occhi di chi amo, per ritrovare me stessa; di cavalcare la mia vita, senza che sia essa a trascinarmi. Ho bisogno dei miei sogni, per volare a vertiginose altezze, laddove la realtà mi accompagna, senza potermi soffocare con le sue mani talvolta crudeli. Ho bisogno di scrivere, per non seppellire le mie emozioni sotto i cumuli della polvere del tempo che, prima o poi, cancella il disegno, lasciando solo una pallida cornice. Ho bisogno di essere anche fuori, ciò che sento di essere dentro. Ho dei bisogni forse troppo “ambiziosi”,  ma senza i quali non mi sentirei di vivere davvero.

Semplicemente ciao….


Sono del parere che l’addio si dovrebbe dire, ma soprattutto dare, solamente a chi non vedremo mai più: ai defunti. E non alle persone che si Amano o a cui si vuole un bene dell’anima, perché per quanto errori abbiano già fatto e faranno ancora, perché ne faranno eccome, anche un semplice “Ciao” dopo una rottura, si dovrebbe dire, sempre. E non per una questione di educazione, bensì di volontà, di sentimento, di legame. Altrimenti significherebbe che tutto ciò che si ha vissuto e condiviso insieme, è come se non fosse mai esistito.
L’addio non si dovrebbe dire a nessuno. Mai.

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E poi….


E poi piangi, pensando a tutti i sogni che avresti voluto realizzare e sono invece sfumati, a tutte le volte che avresti dato anima e cuore per un semplice gesto, per una carezza, per una parola ma sei rimasta sola e nel silenzio; per tutte quelle cose che hanno acceso il tuo volto, il tuo sguardo e il tuo sorriso ma poi dalle mani come sabbia sono svanite nel nulla… e mentre piangi eccolo; eccolo li, un sorriso, ed eccolo che spunta e nasce spontaneo. Perché sei ancora qua; e se piangi è perché soffri e se soffri e sorridi è perché sei viva. E niente anche dietro le lacrime può renderti più felice nel renderti conto che tutto questo non ti ha uccisa ma resa migliore, più forte e fiera!

S. N.
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Ricordi


 Ci sono momenti in cui il mio stato d’animo sembra vagare nel più desolato dei deserti. Un deserto fatto di aridi ricordi ormai ricoperti e sepolti dalla polvere, e passando di li, con un soffio delicato ma sicuro, li ripulisce, facendoli riemergere, e rieccoli. Vividi e belli e brutti come non mai.
velo

Perché a Carnevale ogni dolce vale…


Castagnole, Zeppole, Tortelli Milanesi, sono alcuni dei nomi con cui vengono chiamati i dolci tipici del Carnevale: le castagnole sono frittelle dolci tipiche della Romagna, piccole come castagne e dal soffice interno, facilmente reperibili in tutte le pasticcerie nel periodo che va dall’Epifania al mercoledì delle ceneri.

Nonostante la loro paternità Romagnola, le castagnole, così chiamate per la loro forma che ricorda vagamente quella di una castagna, vengono preparate e gustate in molte regioni d’Italia anche se con nomi differenti e con piccole variazioni di ingredienti.

Ingredienti:

  • 600 g. di farina
  • 200 g. di zucchero
  • 150 g. di burro
  • 4 uova
  • 1 bustina di lievito
  • una tazzina di rum
  • zucchero a velo quanto basta
  • olio per friggere quanto basta

Fai sciogliere il burro con la fiamma bassissima e facendo attenzione a non farlo bruciare.
In una ciotola, lavora le uova con lozucchero. Aggiungi il rum e il burro fuso (non deve essere caldo) e continuando a girare con un cucchiaio di legno, unisci lafarina setacciata e il lievito.
Versa l’impasto che hai ottenuto, su una spianatoia di legno e lavoralo con le mani.
Forma dei cilindri, tagliali a pezzetti e arrotola ogni pezzetto tra le mani per formare la pallina. Le palline non devono essere ne troppo grandi ne troppo piccole.
Prendi un pentolino con i bordi alti fai scaldare l’olio e friggi le castagnole poche per volta. Toglile mano mano dal fuoco quando sono belle rigonfie e dorate e mettile ad asciugare sulla carta assorbente.
Passale su un vassoio da portata e spolverizzale con lo zucchero a velo.

Un tocco in più:
Se vi piace la cannella, potete aggiungerne un po’ (in polvere) nello zucchero a velo.

Pignolata


La pignolata , conosciuta anche come pignolata glassata è un dolce tipico della città di Messina e della città di Reggio Calabria.

  • Il termine “pignolata” deriva dalla particolare forma dei pezzetti di pasta, che, a fine preparazione, somigliano a mucchietti di piccole “pigne” , ricoperte di glassa “bianca” e “nera”.
  • Nei tempi antichi la pignolata veniva preparata in occasione del Carnevale. Oggi, invece, viene prodotta tutto l’anno.
  • Viene preparata nella caratteristica forma rettangolare ai due gusti, oppure in bicchieri monoporzione al gusto di limone o di cioccolato.

Ingredienti:
Per la pasta:
1 kg di farina 00, 4 cucchiai di strutto, 12 tuorli d’uova, 6 cucchiai di rhum.
Per la glassa al limone:
4 limoni, 400 g di zucchero a velo, 6 albumi d’uovo, due cucchiaini di vermuth, essenza di limone (facoltativo).
Per la glassa al cioccolato:
400 g di zucchero a velo, 400 g di cacao amaro, 200 g di burro a temperatura ambiente, un pizzico di vaniglia, circa 300 ml di acqua.
Per friggere:
500 g di strutto.

Preparazione della pasta:
Versare la farina a fontana sulla spianatoia.
Mettere al centro i tuorli d’uova, il rhum e lo strutto.
Iniziare ad impastare, raccogliendo via via la farina.
Lavorare energicamente l’impasto, fino ad ottenere una pasta consistente ed omogenea.
Formare dei bastoncini della dimensione di un dito e tagliarli in pezzetti di 2 cm.
Versare lo strutto in un tegame dai bordi alti e portarlo a temperatura.
Friggere pochi dadini di pasta alla volta e, mescolando con cura, farli dorare a fuoco moderato, in modo che possano cuocere anche internamente.
Mano a mano che i dadini sono pronti, prenderli con una schiumarola  forata e metterli a sgocciolare su carta assorbente da cucina.
Proseguire fino al termine dell’impasto.

Preparazione della glassa al limone:

Setacciare lo zucchero a velo.
Con lo sbattitore elettrico montare a neve ben ferma gli albumi.
Continuando a sbattere unire lo zucchero, il vermuth, il succo dei limoni e l’essenza.
Amalgamare il tutto, fino ad ottenere una glassa morbida e bianchissima.

Preparazione della glassa al cioccolato:

Stemperare lo zucchero, il burro ammorbidito, la vaniglia e il cacao in polvere con un po’ di acqua fredda, aggiunta agli altri ingredienti poco per volta, fino ad ottenere la densità desiderata.
Versare il tutto in un pentolino e lasciare sobbollire, a fuoco lentissimo, per alcuni minuti.

Preparazione della pignolata:

Dividere i pezzettini di pasta in due parti uguali.
Mescolare la glassa al limone con una delle due parti, facendo in modo che, scivolando tra i pezzettini di pasta, ne faccia un tutt’uno.
A parte, mescolare accuratamente la glassa al cioccolato tiepida con l’altra metà dei pezzettini di pasta.
In un vassoietto rettangolare versare la pignolata ”bianca” accanto a quella “nera”, senza mischiare i due gusti.
Con le mani bagnate dare al dolce la forma di una montagnola “bicolore”.
Solidificando, le due parti del dolce si uniranno indissolubilmente tra loro.
Lasciare raffreddare in frigorifero.

Ricette di Carnevale _ Bugie


Ingredienti:

500 gr di farina
1 Uovo
Burro, una noce
3 cucchiai di zucchero
buccia grattugiata di un limone
un bicchiere di Pigato ligure
sale un pizzico
Olio per friggere
zucchero a velo, per decorare

Preparazione:

Mettete nel mixer tutti gli ingredienti aggiungendo poco alla volta il vino in modo da ottenere una pasta liscia e omogenea.
Stendete la pasta ottenuta su di un piano infarinato ad uno spessore di circa 2 mm e ritagliatela con l’aiuto di una rotellina dentata in tante strisce della lunghezza di circa 10 cm di lunghezza x 5 di larghezza .
Friggetene, poche per volta, in abbondante olio e toglietele quando avranno assunto un bel colore dorato chiaro. Dopo che le avete fritte tutte, adagiatele su un piatto e disponetele in modo da formare una piramide.
Cospargetele con abbondante zucchero a velo e se vi avanzano, potete conservarle per un paio di giorni riposte in un sacchetto di carta..