Storia dei Re Magi

Storia e leggenda si confondono attorno a coloro che poco conosciamo e spesso ci limitiamo a far comparire nel presepe il giorno dell’Epifania…

Questi nobili pellegrini – simbolo dell’incontro tra Oriente ed Occidente e rappresentanti delle tre razze in cui si divide l’umanità e che discendono, secondo l’Antico Testamento, dai figli di Noè –  appartenevano a una delle tribù in cui si divideva il popoli dei Medi (che vivevano nell’odierno Kurdistan), addetta alle cerimonie sacre (all’incirca come i leviti tra gli ebrei). Vennero trasformati in casta sacerdotale dalla riforma di Zoroastro: veri e propri ministri ufficiali del culto persiano del fuoco. 

Erano considerati dei saggi (avevano, per esempio, molte conoscenze astronomiche) e dei taumaturghi e contribuirono a reprimere il manicheismo. E’ stato appunto dalle loro funzioni di indovini e fattucchieri che derivò il nome di “magi” o maghi. (Da notare che Zoroastro elaborò il mito del salvatore che sarebbe apparso alla fine dei tempi per restaurare il regno di Mazda).  Si narra che i loro studi li avessero portati ad individuare una stella che avevano associato alla nascita del “re dei Giudei”.

Partirono con dromedari (animali più veloci dei cavalli) e, giunti a Gerusalemme, chiesero a Erode di aiutarli a trovare il bambino predestinato a essere re ed egli, vedendo minato il suo potere, ordinò l’uccisione di tutti i bambini nati in quel giorno.

San Matteo parla di loro nel suo Vangelo (2.1-2.2): Nato Gesù in Betleem di Giuda,…, ecco dei Magi arrivarono dall’Oriente a Gerusalemme, e chiesero: “Dov’è il Re dei Giudei nato da poco? Perché noi abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti per adorarlo

‘evangelista non parla di un astro, men che meno di una “pagana” cometa, bensì della “sua stella”, da interpretarsi come “sua luce”, quella di cui Cristo è fonte è che funge da guida interiore ai tre saggi (magi, letteralmente, significa sapienti).

Seguendo la luce trovarono il Salvatore e gli offrirono oro, che è il metallo più prezioso simbolo di regalità, incenso, che è un profumo che si brucia in onore di Dio quindi simbolo di divinità, e mirra, un balsamo che serviva per imbalsamare i morti, a simbolo della passione di Cristo che darà la sua vita per l’umanità…

Una curiosità: ancora più lungo e misterioso fu il viaggio che essi, o meglio le loro spoglie, compirono dopo la loro morte in Oriente.

Elena, madre dell’imperatore Costantino, rinvenne i corpi e ne ordinò il trasferimento a Costantinopoli, nella chiesa di S. Sofia. Eustorgio poi, vescovo milanese, ottenne dall’imperatore d’Oriente il trasferimento delle spoglie a Milano, dove, nella Cappella dei Magi nella basilica di Sant’Eustorgio, è ancora custodito il sarcofago romano che si presume abbia trasportato le celebri reliquie, ormai vuoto però, dal 1164, quando Federico Barbarossa sconfisse i Milanesi.

Romualdo da Colonia infatti, cappellano e consigliere dell’imperatore, chiese e ottenne di trasportare nella sua città natale le spoglie dei Magi. Un alone di mistero, che arriva fino alla nostra città, avvolge questo viaggio… pare che Romualdo partì il 10 giugno 1164 dall’accampamento imperiale di Pavia e, seguendo un itinerario che passava per il Piemonte arrivò il 23 luglio a Colonia, dove i preziosi resti mortali – con teschi adornati da corone d’oro ingioiellate – furono deposti dietro l’altare maggiore nella cattedrale di S. Pietro, dove tutt’ora sono custoditi.

All’inizio il cristianesimo non sapeva quanti fossero i magi; poi, siccome i doni citati nei vangeli erano tre, si pensò che anche i donatori fossero tre. Nel VI sec. il vescovo di Arles, Cesario, li fece diventare “re”; nel VII sec. Beda il Venerabile inventò i loro nomi (Gaspare, Melchiorre e Baldassarre), nonché l’età (giovane, uomo, vecchio); nel VIII si decisero le loro provenienze geografiche: Europa, Asia e Africa. 

l significato religioso dei doni è evidente: l’oro si offre ai re, l’incenso simboleggia la preghiera che sale a Dio, la mirra veniva usata per l’unzione santa, oltre che per l’imbalsamazione.

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